Rinnovabili: Governo alla svolta "Carbon Tax"

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Tassa sul carbonio per finanziare l'energia rinnovabile

di Ignazio Cusimano e Laura Crisci

La nuova imposta fa parte delle misure fiscali e dovrà essere approvata dal parlamento per diventare legge.

La Carbon Tax è la nuova opportunità per le fonti rinnovabili. 

La norma contenuta nella bozza del disegno di legge si inserisce nel quadro di rivisitazione del sistema delle accise sui prodotti energetici in funzione del contenuto di carbonio, come prevede anche la proposta di direttiva Ue 13 aprile 2011, COM(2011) 169, sulla tassazione dei prodotti energetici e dell’elettricità. Il governo infatti sta anche cercando di imporre accise sui prodotti energetici basandosi sul loro contenuto di carbonio, in linea con i piani dell'Unione europea.

All’articolo 15 dello schema di legge delega “recante disposizioni per la revisione del sistema fiscale” si prevede «l’introduzione di nuove forme di imposizione per preservare e garantire l’equilibrio fiscale (green taxes) » e la «revisione della disciplina delle accise sui prodotti energetici in funzione del contenuto di carbonio (carbon tax)».

Non è chiaro se le green taxes e la carbon tax saranno sostitutive o aggiuntive l’una dell’altra.

Secondo quanto scritto nella norma, "il gettito riveniente dall'introduzione della carbon tax" verrà destinato "al finanziamento del sistema di incentivazione delle rinnovabili e degli interventi per la tutela dell'ambiente, in particolare alla diffusione delle tecnologie a basso contenuto di carbonio".

La carbon tax escluderebbe solo i settori industriali già obbligati all'acquisto dei permessi di emissione di CO2 dalla direttiva Emission trading, e l'estensione fino al 2020 del credito di imposta del 55% - già applicato all'efficienza energetica nell'edilizia - a tutti gli investimenti mirati alla riduzione dell'intensità di carbonio.

Si spera così di alleggerire la bolletta elettrica che  attraverso la componente “A3” copre i costi delle rinnovabili. Il fotovoltatico e l'eolico gravano sulla spesa pubblica, per questo si è pensato di sopperire alla crisi con la Carbon Tax, ossia tassando le risorse energetiche fossili e inquinanti, rifinanziando e sostenendo le rinnovabili con i fondi provenienti da questa rivoluzione fiscale. 

Lo stesso Presidente del Consiglio Mario Monti ha fatto sapere, anche attraverso il suo entourage, che le rinnovabili gravano sulla spesa pubblica nell'ordine di 200 milioni annui: l'insostenibilità della spesa in questo momento di crisi economica e l'esigenza di dare una spinta decisiva verso le risorse energetiche provenienti dal settore rinnovabili ha indicato u'altra strada percorribile, la Carbon Tax.

«Con l’introduzione di una carbon tax sul carburante, applicando un’accisa al litro tra i 4 e i 24 centesimi, si avrebbe una riduzione delle emissioni legate al trasporto delle famiglie compresa tra 1,1 e 6,1 milioni di tonnellate, un aumento delle entrate tra i 2 e i 10 miliardi di euro e allo stesso tempo una contrazione della domanda di carburante delle famiglie più benestanti, che sarebbero anche quelle più colpite dalla misura». La minore domanda, continua lo studio partito da Palazzo Koch, sede romana della Banca d’Italia, «potrebbe contribuire a contenere il consumo energetico del Paese tra i 200 e i 1000 milioni di euro».

Sta quindi per succedere che il Governo tasserà ancora la benzina, in linea con le previsioni del presidente di Nomisma Energia, Davide Tabarelli, che aveva previsto possibili rincari da 2 a un massimo di 20 centesimi.

Il governo «se utilizza la carbon tax per alimentare altra spesa corrente, anche sotto forma di sussidio alle rinnovabili, non sta facendo altro che aumentare la pressione fiscale» spiega Carlo Stagnaro, esperto di energia dell’Istituto Bruno Leoni.

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