La creazione di valore nella Smart City

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smart cities
di Dario Rossi

È fondamentale riuscire a capire in che modo l’implementazione di iniziative Smart City incida sui vari ambiti di applicazione e sui modelli di business, quindi come imprese e città possano appropriarsi del valore generato, in particolar modo in un periodo di forte crisi per la finanza pubblica. Spesso, tuttavia, oltre a valutare l’impatto tecnologico, sarebbe opportuno focalizzare l’attenzione su come l’intervento pubblico possa scongiurare efficacemente fallimenti di mercato e su come i vincoli normativi ostacolino lo sviluppo di nuovi investimenti. Una volta definiti questi aspetti, considerando anche che il carattere innovativo delle iniziative rende più difficile il reperimento di risorse finanziarie, è possibile una più puntuale individuazione di strumenti finanziari idonei tra quelli disponibili, di fonte pubblica, privata o compartecipata tra i due attori.

Dall’analisi svolta, si possono identificare una serie di driver del valore economico e sociale che sembrano spingere i principali stakeholder in ambiente urbano, ovvero PA, imprese e cittadini.

Il settore pubblico deve assicurare una maggiore qualità della vita ai cittadini e la crescita economica del territorio. Per raggiungere questi obiettivi, in un contesto di risorse limitate, è però necessario che focalizzi la propria attenzione sulle aree prioritarie di intervento e sulla scelta dello strumento migliore tra quelli a propria disposizione.

Ad esempio, per favorire lo sviluppo di business (es: caso Streetline) è necessario che siano create le condizioni affinché il comparto privato possa usufruire di una infrastruttura di telecomunicazione di base. Anche in quest’ambito, però, è necessaria una pianificazione strategica che individui le aree prioritarie di intervento, tenendo presente che gli obiettivi del settore pubblico riguardano la lotta al digital divide e l’offerta sia di servizi pubblici adeguati, sia di un ambiente business friendly che possa stimolare la crescita.

Tra gli interventi di competenza del settore pubblico si è visto come alcuni siano, grazie all’evoluzione tecnologica, assolutamente sostenibili (es: illuminazione pubblica). Questo permette non solo di formulare piani attendibili di rientro dell’investimento, ma anche di coprire, attraverso i risparmi ottenuti, ulteriori investimenti più intangibili, ma estremamente innovativi (es: sistema di efficientamento del flusso di traffico agganciato all’impianto semaforico). In altri settori come la sanità e l’istruzione le tecnologie sono mature, ma i risultati sono esclusivamente di carattere sociale (istruzione) o difficili da valutare nel breve periodo, anche perché dipendenti da cambiamenti nella gestione dei processi di produzione del servizio (sanità).

La riflessione sulle piattaforme trasversali, inoltre, ha confermato da un lato la bontà dello strumento per superare il problema dei silos dipartimentali, dall’altro la difficoltà nello strutturare piani di business replicabili in ambienti brownfield. Alcuni investimenti nei trasporti (es: centri distributivi urbani per la logistica), invece, possono permettere una riduzione delle esternalità negative generate grazie a prezzi dinamici, con periodi di pay-bak limitati, grazie anche alla presenza di tariffazione diretta sull’utente.

Proprio le esternalità hanno un ruolo centrale nei risultati dell’analisi. Si è visto come il settore pubblico possa intervenire attraverso meccanismi di incentivazione ex-ante o ex-post (es: efficienza energetica negli edifici) per permettere una migliore allocazione del valore generato, ma anche mediante prezzi dinamici (es: parcheggi e logistica urbana). In alcuni casi, per stimolare circoli virtuosi che riducano i costi esterni, il settore pubblico dovrebbe intervenire in primo luogo sul piano normativo (es: passaggio da tassa a tariffa nei rifiuti). L’intervento regolatorio sembra assolutamente indispensabile anche laddove la tecnologia esistente, ma non è permessa l’industrializzazione del settore (es: acqua). Ancora, alcuni ambiti sembrano maturi per superare la stagione degli incentivi fiscali e permettere investimenti sostenibili (es: fotovoltaico).

Un altro aspetto interessante che emerge dall’analisi è relativo all’impatto della tecnologia sui modelli di business di alcuni settori quali Infomobilità e Smart Grid. L’ingresso di nuovi attori nella catena del valore, quasi sempre associato alla presenza di maggiore informazione, porta a ridefinire i modelli di business in modo che tutti gli attori possano recuperare almeno parte del valore generato. La tecnologia può anche portare maggiore efficienza in alcuni settori (es: servizi di welfare) che, pur assumendo un ruolo sempre più centrale, accusano gap strutturali altrimenti difficilmente colmabili. Esistono inoltre ambiti in cui vengono erogati nuovi servizi grazie all’avanzamento tecnologico (es: telemedicina, applicazioni NFC nella cultura), con conseguenti nuovi flussi di ricavi.

Infine, la Smart City dovrebbe favorire un percorso continuo di innovazione che non può prescindere dal coinvolgimento sia dei cittadini sia delle imprese. Nel primo caso vanno alimentati fenomeni di co-creation attraverso Living Lab o iniziative web, mentre nel secondo si può sfruttare la domanda pubblica di beni e servizi in modo intelligente (intelligent customer) attraverso gli strumenti del PPI e del PCP.

fonte: Cassa depositi e prestiti SPA, " SmartCity: progetti di sviluppo e strumenti di finanziamento", settembre 2013