Fondi per 655,5 milioni per le smart cities italiane

Versione stampabileInvia a un amico
di Carlo Sala

Seicentocinquantacinque milioni e mezzo di euro. A tanto ammontano i fondi che il ministero di Istruzione, Università e Ricerca scientifica ha messo a disposizione per tutte le Regioni italiane perché sviluppino progetti per la realizzazione di smart cities. Disponibili per 170 milioni sotto forma di contributo spese e per i restanti 485,5 milioni sotto forma di credito agevolato, le risorse ministeriali previste nell'ambito de "La strategia italiana per un'Agenda Digitale" saranno destinate a progetti in grado di offrire soluzioni innovative ai problemi di mobilità, sicurezza, educazione, risparmio energetico e tutela dell'ambiente nelle nostre città.

Obiettivo condiviso anche dall'Unione europea - che per il 2013 ha portato a 365 milioni il budget per sostenere l'ammodernamento di reti elettriche e trasporti e aumentare l'efficienza energetica degli immobili così da conseguire per il 2020 una riduzione del 40% delle emissioni che alterano il clima -  la realizzazione di smart cities, cioè di città sostenibili quanto a impatto ambientale e consumo di risorse per la soddisfazione dei bisogni (dai trasporti all'energia), è particolarmente difficile per l'Italia. Perché se è vero - come osservato dal MIT (Massachusetts Institute of Technology) di Boston - che in tutto il mondo le città si sono sviluppate sulla base di schemi ottocenteschi, in Italia buona parte delle città presenta caratteristiche storico-artistiche tali da far scattare vincoli di conservazione (lo Stivale ospita il 70% dei beni tutelati dall'Unesco, l'agenzia dell'Onu per il patrimonio storico-artistico).

Pur tra queste strettoie, qualche passo per rendere smart le città italiane si sta compiendo. A Firenze sono stati resi disponibili via web, senza consumo di carta, un centinaio di documenti (come la carta d'identità) per il cui rilascio occorre rivolgersi alla pubblica amministrazione. Genova - la prima città che ha ottenuto dalla Commissione Europea l’approvazione del proprio Sustainable Energy Action Plan, considerato un riferimento a livello europeo - si ha ottenuto finanziamento di 3 progetti per la pianificazione strategica sosteni­bile delle città (Transform), le reti di riscaldamento e raffreddamento (Celsius, progetto coordinato da Goteborg) e l'efficientamento energetico degli edifici (R2Cities). Roma, Venezia, Bologna ed Enna hanno iniziato a introdurre sistemi di illuminazione pubblica intelligente che fa di ogni palo della luce il punto di una rete lan di trasmissione dati e immagini: la rete può essere telegestita, con accensioni e spegnimenti programmabili da remoto e una riduzione dei consumi intorno al 30% e facilità di manutenzione puntuale. Tramite un display i pali della luce possono poi essere impiegati per raccogliere o distribuire informazioni (meteo, eventi, informazioni di protezione civile, qualità dell'aria, controllo del traffico, video sorveglianza), sulla falsariga di quanto a Genova e Milano è già stato fatto alle fermate dei mezzi di trasporto pubblico. Guardando all'estero balza agli occhi quanto il caso di Paredes, nel Nord del Portogallo: si sta sperimentando la gestione di tutti i servizi municipali attraverso un computer e per il 2015 il centro lusitano potrebbe essere il primo al mondo interamente connesso, con 100 milioni di sensori che gestiranno il traffico.

Come è evidente dal caso di Paredes, spazi di manovra per smart cities e green economy non mancano. Certo, le stime dicono che per diventare più smart all'Italia occorrebbero investimenti annui pari al 3% del Pil  da oggi al 2030 - un Paese “più smart” varrebbe fino a 10 punti di Pil all'anno - ma già una misura tutto sommato di impegno limitato come la sostituzione dei vecchi contatori di luce e gas con contatore intelligente (smart meter) consentirebbe una cospicua raccolta dati utile per gestire in maniera più efficiente i consumi energetici.