Cosa sono le reti elettriche private

Versione stampabileInvia a un amico
RIU
di Dario Rossi

Il tema delle reti elettriche private è un tema ancora più complesso rispetto a quello dei sistemi semplici di produzione e consumo e ancora non completato proprio per effetto delle criticità che presenta.

Al riguardo, l’articolo 33, comma 1, della legge 99/09 ha definito le Reti Interne d’Utenza (RIU), come le reti elettriche “il cui assetto è conforme a tutte le seguenti condizioni:

a) è una rete esistente alla data di entrata in vigore della presente legge, ovvero è una rete di cui, alla medesima data, siano stati avviati i lavori di realizzazione ovvero siano state ottenute tutte le autorizzazioni previste dalla normativa vigente;

b) connette unità di consumo industriali, ovvero connette unità di consumo industriali e unità di produzione di energia elettrica funzionalmente essenziali per il processo produttivo industriale, purché esse siano ricomprese in aree insistenti sul territorio di non più di tre comuni adiacenti, ovvero di non più di tre province adiacenti nel solo caso in cui le unità di produzione siano alimentate da fonti rinnovabili;

c) è una rete non sottoposta all’obbligo di connessione di terzi, fermo restando il diritto per ciascuno dei soggetti ricompresi nella medesima rete di connettersi, in alternativa alla rete con obbligo di connessione di terzi;

d) è collegata tramite uno o più punti di connessione a una rete con obbligo di connessione di terzi a tensione nominale non inferiore a 120 kV;

e) ha un soggetto responsabile che agisce come unico gestore della medesima rete. Tale soggetto può essere diverso dai soggetti titolari delle unità di consumo o di produzione, ma non può essere titolare di concessioni di trasmissione e dispacciamento o di distribuzione di energia elettrica.”

Dando seguito a tale definizione, l’Autorità ha completato il censimento delle RIU che, pertanto, rappresentano delle realtà ben individuate e consolidate (si veda la deliberazione ARG/elt 52/10 e le sue successive modifiche e integrazioni).

In relazione invece alle reti elettriche private diverse dalle RIU, l’articolo 30, comma 27, della legge 99/09 ha previsto che “Al fine di garantire e migliorare la qualità del servizio elettrico ai clienti finali collegati, attraverso reti private con eventuale produzione interna, al sistema elettrico nazionale di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, il Ministero dello sviluppo economico determina, entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, nuovi criteri per la definizione dei rapporti intercorrenti fra il gestore della rete, le società di distribuzione in concessione, il proprietario delle reti private ed il cliente finale collegato a tali reti. L’Autorità per l’energia elettrica e il gas è incaricata dell’attuazione dei suddetti criteri al fine del contemperamento e della salvaguardia dei diritti acquisiti, anche con riferimento alla necessità di un razionale utilizzo delle risorse esistenti.” In applicazione di tale articolo è stato emanato il decreto ministeriale 10 dicembre 2010.

Tuttavia la legge 99/09 (e, di conseguenza, nemmeno il decreto ministeriale da essa derivato) non riporta nessuna definizione di reti private diverse dalle RIU, né specifica se tali reti possono ancora essere realizzate in presenza di concessioni per l’esercizio delle attività di trasmissione e di distribuzione. Peraltro, a seguito del contenzioso mosso da Enel Distribuzione avverso il decreto ministeriale 10 dicembre 2010, il Tar Lazio, con sentenza n. 6407 del 13 luglio 2012, ha:

- accolto in parte il ricorso dell’Enel Distribuzione annullando l’articolo 2, comma 1, lettera f), e l’articolo 6 del decreto ministeriale 10 dicembre 2010 in quanto essi, definendo una nuova fattispecie (i Sistemi di Auto­Approvvigionamento Energetico – SAAE), finirebbero per ampliare illegittimamente l’area delle configurazioni non rientranti tra le reti elettriche, riducendo al contempo quella delle reti, in assenza di una norma primaria che legittimi tale operazione e, soprattutto, senza che questa trovi adeguata giustificazione nel mandato previsto dall’articolo 30, comma 27, della legge 99/09 basato sulla finalità di innalzare la qualità del servizio elettrico in favore dei clienti finali collegati alla rete nazionale tramite reti private;

- rigettato, invece, le altre contestazioni sollevate da Enel Distribuzione in quanto, a detta del Tar, il decreto non avrebbe introdotto alcuna liberalizzazione delle reti private, nulla disponendo su tale tema, né ciò è consentito dalla normativa primaria. Infatti, sebbene il decreto non vieti espressamente ai gestori delle reti private di connettere terzi, tale divieto è già insito nella normativa primaria ed in particolare nelle prescrizioni del decreto legislativo 79/99 che istituisce il regime concessorio dell’attività di distribuzione. In tale ottica, quindi, il Tar conferma, in coerenza con l’assetto definito dal decreto legislativo 79/99 che l’attività (recte: servizio pubblico) di distribuzione può essere svolta esclusivamente dai soggetti concessionari e, in via eccezionale, da altri soggetti per i quali sussistono delle precise disposizioni in normativa primaria (ad esempio: i gestori di piccole reti isolate e i soggetti autorizzati ad esercire le limitate porzioni della rete di trasmissione non direttamente funzionali alla stessa).

In definitiva, secondo il Tar, l’attività di distribuzione è esercibile esclusivamente dai soggetti concessionari e pertanto le reti private sono da intendersi come una categoria storica, non ampliabile né attraverso un’estensione delle reti esistenti tramite la connessione di nuovi clienti finali, né attraverso la realizzazione di nuove reti private.

Sotto questo aspetto, pertanto, la legge 99/09 nel definire le RIU (articolo 33) e nel prevedere per tutte le reti private che siano salvaguardati i diritti acquisiti e il razionale utilizzo delle risorse esistenti (articolo 30, comma 27) si limita a prendere atto e regolare, razionalizzandola, una situazione di fatto preesistente.

A livello europeo, l’articolo 28 della direttiva 2009/72/CE prevede:

- al comma 1 che “Gli Stati membri possono stabilire che le autorità nazionali di regolamentazione o altre autorità competenti classifichino come sistema di distribuzione chiuso, un sistema che distribuisce energia elettrica all’interno di un sito industriale, commerciale o di servizi condivisi geograficamente limitato e, fatto salvo il paragrafo 4 [cfr. comma 4], non rifornisce clienti civili, se:

a) per specifiche ragioni tecniche o di sicurezza, le operazioni o il processo di produzione degli utenti del sistema in questione sono integrati oppure

b) il sistema distribuisce energia elettrica principalmente al proprietario o al gestore del sistema o alle loro imprese correlate”;

- al comma 4 che “L’uso accidentale da parte di un numero limitato di nuclei familiari assunti dal proprietario del sistema di distribuzione, o legati a quest’ultimo da un vincolo simile, e situati nell’area servita da un sistema di distribuzione chiuso non pregiudica la concessione delle esenzioni di cui al paragrafo 2 [cfr. comma 2].”,

- ai commi 2 e 3, alcune disposizioni finalizzate ad esonerare i gestori dei sistemi di distribuzione chiusi dagli obblighi che costituirebbero un onere amministrativo superfluo a causa della natura particolare del rapporto tra il gestore del sistema di distribuzione e gli utenti del sistema (si veda a tal fine anche il considerato n. 30 della direttiva 2009/72/CE).

Il significato di tali definizioni è poi ulteriormente precisato dalla Commissione Europea con la nota interpretativa del 22 gennaio 2010 in materia di mercati retail. In tale nota, la Commissione evidenzia che i Sistemi di Distribuzione Chiusi (SDC) sono in primo luogo sistemi di distribuzione realizzati all’interno di un sito geograficamente limitato e ciò li distingue dalle più generali Reti Pubbliche. Ciò significa, inoltre, che il gestore del SDC non può connettere autonomamente utenze localizzate all’esterno del sito, come sopra definito. In secondo luogo, i SDC potrebbero essere localizzati in siti industriali, commerciali o di servizi comuni come, a titolo di esempio, gli edifici delle stazioni ferroviarie, gli aeroporti, gli ospedali, i centri commerciali, i campeggi di grandi dimensioni con strutture integrate o gli stabilimenti industriali per via della natura specializzata del loro funzionamento. Gli utenti connessi ai SDC sono clienti industriali, commerciali, soggetti che erogano servizi condivisi o, come previsto dal comma 4, i soli nuclei familiari assunti dal proprietario del sistema di distribuzione, o legati a quest’ultimo da un vincolo simile, oltre che, eventualmente, produttori di energia elettrica. Inoltre, il requisito di cui alla lettera a) è riferito a situazioni in cui vari soggetti condividono una rete di distribuzione che consente l’ottimizzazione dell’approvvigionamento energetico o richiede specifici standard tecnici, di sicurezza o gestionali.

Ad esempio, ciò è comune in siti industriali in cui il calore prodotto da un sistema cogenerativo viene utilizzato, per i rispettivi processi produttivi, dai diversi soggetti ivi presenti; oppure tale requisito si presenta qualora i diversi soggetti presenti necessitano di operare con standard elettrici diversi da quelli comunemente applicati alle reti pubbliche (ad esempio la frequenza di rete).

Nella medesima nota la Commissione Europea precisa, inoltre, che i SDC sono a tutti gli effetti dei sistemi di distribuzione e non costituiscono una nuova e separata categoria di sistemi. Dunque ad essi si applicano gli obblighi generali che si applicano agli altri sistemi di distribuzione. In particolare, anche l’obbligo di garantire l’accesso ai terzi (inteso come obbligo di connessione di terzi e di libero accesso al sistema elettrico) si applica ai gestori dei SDC qualora i predetti terzi siano ubicati all’interno del sito geograficamente limitato su cui insiste il SDC.

Successivamente, il decreto legislativo 93/11 (di recepimento della direttiva 2009/72/CE), all’articolo 38, comma 5, ha previsto che “Ferma restando la disciplina relativa ai sistemi efficienti di utenza di cui all’articolo 2, comma 1, lettera t), del decreto legislativo n. 115 del 2008, i sistemi di distribuzione chiusi sono le reti interne d’utenza così come definite dall’articolo 33 della legge 23 luglio 2009, n. 99 nonché le altre reti elettriche private definite ai sensi dell’articolo 30, comma 27, della legge n. 99 del 2009, cui si applica l’articolo 33, comma 5, della legge 23 luglio 2009, n. 99.”.

Con tale comma il legislatore sembrerebbe aver recepito nell’ordinamento nazionale la categoria dei Sistemi di Distribuzione Chiusi (SDC) introdotta dall’articolo 28 della direttiva 2009/72/CE. Tale recepimento è avvenuto mediante la mera identificazione con tale categoria delle RIU e delle Altre Reti Private in precedenza definite e regolate dalla legge 99/09 Confrontando la definizione di SDC della direttiva 2009/72/CE con la definizione di RIU di cui all’articolo 33, comma 1, della legge 99/09, appare che quest’ultima, salvo quanto previsto dalla lettera c) di tale disposizione (che definisce la RIU come una rete non sottoposta all’obbligo di connessione di terzi), risulti compatibile con quanto previsto dai commi 1 e 4 dell’articolo 28 della predetta direttiva, nonché dalle note interpretative della Commissione Europea. In tal senso le RIU costituiscono un sottoinsieme della più generale definizione di SDC.

Analogamente, considerato che non esiste una definizione di Altre Reti Private, alla luce dell’articolo 38, comma 5, del decreto legislativo 93/11, si ritiene che le Altre Reti Private debbano essere definite come le reti, diverse dalle Reti Pubbliche e dalle RIU che rientrano nella definizione di SDC di cui alla direttiva 2009/72/CE.

La qualificazione delle RIU e delle Altre Reti Private alla stregua di SDC ha due importanti ricadute:

− in primo luogo, i SDC, essendo dei veri e propri sistemi di distribuzione, sono sottoposti all’obbligo di garantire l’accesso ai terzi. Conseguentemente, i gestori delle RIU e delle Altre Reti Private sono soggetti, da un lato, all’obbligo di connessione di terzi in relazione alle unità di produzione e di consumo realizzate all’interno del sito su cui insiste il SDC e, dall’altro, all’obbligo di libero accesso al sistema in relazione agli utenti connessi a tali reti;

− in secondo luogo, poiché l’attività di distribuzione, ai sensi del decreto legislativo 79/99, può essere esercitata esclusivamente in regime di concessione, e poiché nell’ambito del territorio in cui insistono i SDC esistenti è già presente un concessionario dell’attività di distribuzione, eventuali gestori di SDC che non siano le imprese distributrici concessionarie, devono acquisire un titolo valido per lo svolgimento dell’attività di distribuzione nell’ambito geograficamente limitato su cui insiste la rete privata coerente con la disciplina nazionale in materia di concessioni.

Per concludere, se i SDC definiti dalla direttiva 2009/72/CE (di cui le RIU sono il sottoinsieme nettamente prevalente) sono stati effettivamente recepiti in Italia, come apparirebbe ai sensi del decreto legislativo 93/11, occorrerebbe trattarli come sistemi di distribuzione a tutti gli effetti.

Poiché in Italia l’attività di distribuzione è assegnata in concessione, occorrerebbe modificare i decreti di concessione già esistenti per prevedere nuove concessioni ai soggetti che gestiscono tali sistemi, oppure sub­concessioni nell’ambito delle concessioni già esistenti.

fonte: Autorità per l'energia elettrica il gas ed il sistema idrico, DOCUMENTO PER LA CONSULTAZIONE 384/2014/R/EEL

Commenti

TRAINING

 

Ya that's great to have blog like this it may clear the many thought from this 

Qlikview Training | Teradata Training | PlSQL Training | Informatica MDM Training | AWS Training | Pega Training

Thanks.

Nice work.

Thanks for sharing. info titan review | info titan bonus | info titan download