L’importanza della filiera di approvvigionamento nelle biomasse

Versione stampabileInvia a un amico
biomassa
di Felice Lucia

La possibilità di accedere a tariffe incentivanti rappresenta solamente uno dei driver degli investimenti nel settore delle biomasse.

Analizzando i rischi connessi alle operazioni di investimento in bioenergie, un recente studio promosso da ABIenergia evidenzia come una delle variabili chiave per la valutazione della sostenibilità economica di un nuovo impianto sia il costo di approvvigionamento della materia prima. Differentemente dalle altre fonti rinnovabili, infatti, le biomasse devono essere autoprodotte o acquistate sul mercato, nazionale o estero. Secondo la rilevazione dell’Energy&Strategy Group i costi di approvvigionamento delle biomasse possono variare da 40 €/ton a 10 €/ton e che questa componente di costo incida, soprattutto nei grandi impianti, per il 60% dei costi operativi. Di conseguenza, la strategia di autoproduzione/approvvigionamento sul mercato della materia prima risulta determinante per la sostenibilità economica del progetto. Le simulazioni presentate nel Rapporto 2013 dell’Energy&Strategy Group mostrano come per impianti di dimensioni elevate (potenza >1 MW) i ricavi di esercizio derivanti dalla vendita dell’energia elettrica al prezzo di borsa non permetterebbero di coprire nemmeno i costi operativi di approvvigionamento rendendo insostenibile questo tipo di impianti, a meno di non massimizzare l’utilizzo di biomasse di scarto e valorizzando anche l’energia termica prodotta (cogenerazione).

Risulta dunque essenziale per la sostenibilità economica degli impianti a biomassa la scelta di approvvigionamento della materia prima. Nel medio periodo (almeno finché sarà confermata l’attuale impostazione del sistema di incentivazione) questo driver può determinare sviluppi del mercato favorendo da un lato i produttori di biomasse di scarto, che potrebbero entrare nel mercato dell’energia, e, dall’altro, gli impianti situati in aree in grado di garantire biomasse in loco. 

fonte: UniCredit, "Rapporto infrastrutture", dicembre 2013