Rinnovabili, anche la Giordania adotta gli incentivi

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L'introduzione dei Feed-in-Tariffs potrebbe far aumentare gli obiettivi del Paese in materia di energia pulita. Ma sul nucleare resta il punto interrogativo

di Francesca Fiore

Mentre Europa e Stati Uniti tentano di ridimensionare il sostegno al settore delle rinnovabili, molti Paesi in via di sviluppo stanno mettendo in campo politiche incentivanti. Adesso è la volta della Giordania, che ha annunciato l'introduzione dei Feed-in-Tariffs, in concomitanza con il Second Arab Renewable Energy Congress di Amman.
Non si conoscono ancora i dettagli del nuovo piano energetico, tranne il fatto che sarà in totale controtendenza rispetto al passato. L'annuncio arriva dopo lunghe dispute sul problema del nucleare, su cui verte la preoccupazione degli osservatori internazionali. Sotto la spinta iraniana, infatti, nel 2009 il governo giordano ipotizzò la costruzione di 5 nuove centrali. Al momento però, il Parlamento attuale, ha dato dei segnali contrari: a maggio i vecchi ul nucleare sono stati abbandonati, mentre un contratto pubblico con una società francese per l'estrazione dell'uranio è stato rescisso.

L'obiettivo del governo giordano è rendersi quanto più possibile indipendente dalle fonti fossili. Come Isreaele, la Giordania dipende fortemente dal gas importato dall'estero: con le recenti crisi e il blocco dei gasdotti, il Paese ha vissuto vari blackout energetici.

Il nuovo regime di Feed-in-Tariff, malgrado i dettagli non siano stati svelati, preoccupa non poco gli analisti: il governo giordano, infatti, potrebbe arrivare a sovvenzionare circa la metà del costo dell'energia, creando gravi distorsioni nel mercato. I precendenti obiettivi sulla produzione da rinnovabili erano molto limitati dallo sviluppo del nucleare: il 7% del consumo totale del Paese entro il 2015, il 10% entro il 2020. Adesso gli obiettivi potrebbero aumentare, mentre circola un'indiscrezione sulla possibilità di un bonus del 15% per le produzioni interamente realizzate in Giordania.