Rinnovabili, la legge "taglia" gli installatori per la qualifica di responsabile tecnico

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Probabili ricorsi giudiziari

di Carlo Sala

Incertezza e polemiche sul titolo di responsabile tecnico per l'installazione di impianti per l'utilizzo di fonti di energia rinnovabile (fotovoltaico, solare termico, geotermia, teleriscaldamento, biomasse). Fino ad oggi la materia era regolata soltanto dal decreto n. 37 del Ministero dello Sviluppo economico, emesso il 22 gennaio 2008, e prevedeva (articolo 4) che tale titolo fosse riconosciuto a chi possa vantare, in alternativa:

a) diploma di laurea in materia tecnica specifica conseguito presso una università statale o legalmente riconosciuta;
b) diploma o qualifica conseguita al termine di scuola secondaria del secondo ciclo con specializzazione relativa (...) presso un istituto statale o legalmente riconosciuto, seguiti da un periodo di inserimento, di almeno due anni continuativi, alle dirette dipendenze di una impresa del settore (...);
c) titolo o attestato conseguito ai sensi della legislazione vigente in materia di formazione professionale, previo un periodo di inserimento, di almeno quattro anni consecutivi, alle dirette dipendenze di una impresa del settore (...);
d) prestazione lavorativa svolta, alle dirette dipendenze di una impresa abilitata nel ramo di attività cui si riferisce la prestazione dell'operaio installatore per un periodo non inferiore a tre anni, escluso quello computato ai fini dell'apprendistato e quello svolto come operaio qualificato, in qualità di operaio installatore con qualifica di specializzato nelle attività di installazione, di trasformazione, di ampliamento e di manutenzione degli impianti (...).

In attuazione della direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili, ora però alle regole appena esposte si affiancano quelle dettate dal decreto legislativo n. 28 emesso dal governo il 3 marzo 2011 e in vigore a partire dall'1 agosto. Secondo l'articolo 15 di questo provvedimento, il titolo di responsabile tecnico, e dunque l'abilitazione a svolgere l'attività di installazione, continua a essere riconosciuto a diplomati e laureati mentre chi l'abbia maturato dopo aver svolto attività di formazione manterrà la qualifica solo a condizione di frequentare un corso teorico-pratico disciplinato dallo stesso decreto legislativo (articolo 15 e allegato 4 per la normativa di dettaglio sui corsi) e demandato alle Regioni e alle Provincie autonome di Trento e Bolzano.

Il vero nodo della nuova disciplina riguarda però chi oggi ha la qualifica di responsabile tecnico per aver conseguito il titolo semplicemente lavorando per aziende di installazione, secondo quanto prevede la lettera d) dell'articolo 4 del decreto 37/08. Per quest'ultimo caso, infatti, il decreto legislativo 28/2011 non prevede né il riconoscimento automatico del titolo, né la possibilità di mantenerlo dopo aver frequentato i corsi di formazione gestiti da Regioni e Province autonome. Chi oggi ha la qualifica di responsabile tecnico per l'attività svolta presso aziende di installazione dall'1 agosto cesserà di avere quel titolo e di conseguenza non potrà più svolgere attività di installazione.

Si tratta di un problema anche per le circa 80mila imprese che in Italia si occupano di installazione di impianti, che ha suscitato proteste e polemiche. A fronte di una nota congiunta dell’Unione Installazione Impianti e del Dipartimento Competitività e Ambiente della CNA inviata alla Direzione Generale per l’energia nucleare, le energie rinnovabili e l’efficienza energetica del Ministero dello Sviluppo Economico, per chiedere un parere ufficiale, la risposta è stata tuttavia una conferma dell'impossibilità per gli operatori in questione di mantenere il proprio titolo. Questa la risposta del Ministero: "Effettivamente l’attuale formulazione dell’art. 15 esclude la possibilità che per gli impianti oggetto della disciplina di cui al D.lgs in questione possa essere data applicazione – ai fini abilitativi - a quanto previsto dall’art. 4, comma 1, lettera d)”.  

In attesa che la nuova disciplina entri in vigore, dall'1 agosto, per ora operatori, aziende e associazioni di categoria interessate non sembrano avere ulteriori spazi di manovra. Un volta in vigore le norme, appare invece molto verosimile che scatteranno i ricorsi in sede giudiziaria. "Se fosse confermata, tale previsione sarebbe una vera e propria assurdità giuridica e, oltre ai probabili, ma evidenti, profili di incostituzionalità, lederebbe chiaramente anche il principio di libera concorrenza” ha commentato Carmine Battipaglia, Presidente Nazionale CNA Installazione Impianti.