La regione Marche attua le linee guida e individua per prima le aree non idoneee

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Con delibera 13/10 recante "Individuazione delle aree non idonee di cui alle linee guida previste dall’articolo 12 del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387 per l’installazione di impianti fotovoltaici a terra e indirizzi generali tecnico amministrativi. Legge regionale 4 agosto 2010, n. 12", la regione Marche intende velocizzare la costruzione degli impianti fotovoltaici a terra nella aree idonee, affidando ai Comuni l’individuazione cartografia dei siti non adatti.

È vietato installare in aree individuate come non idonee gli impianti fotovoltaici fissati al terreno sia con strutture fisse che con strutture mobili (ad esempio gli impianti “ad inseguimento”, che sono quelli che si spostano “seguendo” il movimento del sole).

Sono esclusi dal divieto:
• gli impianti fotovoltaici collocati sulle superfici esterne degli edifici o su elementi di arredo urbano (ad esempio, i lampioni) (articoli 2 e 5 del Dm 19 febbraio 2007);
• gli impianti fotovoltaici inferiori a 1 MW che si trovano in aree classificate dai regolamenti edilizi comunali come zone produttive "D".

Nell’allegato I alla delibera si trovano indicazioni puntuali.

Le amministrazioni comunali dovranno realizzare la “trasposizione cartografica” entro 60 giorni.

Per le zone dove non è possibile eseguire tale operazione, valgono le indicazioni dell’allegato I.

Nell’allegato II, oltre ad alcune precisazioni sulle modalità per individuare le aree non idonee, si trovano altre indicazioni procedurali che sono diretta attuazione delle linee guida.

Le linee guida nazionali dicono che si devono individuare zone specifiche e delimitate in cui specifiche tipologie di impianti non possono essere realizzati. Tra l’altro il divieto generalizzato nonché le moratorie sono illegittime, come ha ricordato più volte la Corte Costituzionale.

In verità le linee guida nazionali “suggeriscono” alle Regioni (punto 17.2), prima di programmare l’indicazione delle aree non idonee, di attendere il decreto sul cosiddetto “burden sharing”, così che la tutela del paesaggio si armonizzi con le esigenze energetiche della Regione e la quota a suo carico di impianti a fonti rinnovabili.