Illegittime le leggi regionali che dicono no al nucleare

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di Anna Biasi

Lo dice la Corte Costituzionale con sentenza n. 331 depositata il 17 novembre 2010 che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale delle leggi delle Regioni Campania, Basilicata e Puglia, impugnate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri per violazione della Costituzione, dei principi di sussidiarietà, ragionevolezza e leale collaborazione tra Stato e Regioni, che impedivano sul territorio regionale l’installazione di impianti e depositi nucleari.

Le tre leggi regionali, in particolare, sono state bocciate in riferimento ai depositi di materiali e rifiuti radioattivi, perché violano competenze esclusive dello Stato. Difatti, come cita l’art.117, secondo comma, lettera s), lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materia: tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali. Mentre per quanto riguarda l'installazione di impianti di energia nucleare sarebbe stata lesa la competenza specifica statale in materia di sicurezza dello Stato art.117, secondo comma, lettere d) e ordine pubblico e sicurezza. In particolare, è stata dichiarata dalla Corte l’illegittimità costituzionale

Esse risultano, dunque, in contrasto con l’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. nella parte in cui disciplinano i depositi di materiali e rifiuti radioattivi, e con l’art. 117, terzo comma, Cost., nella parte relativa agli impianti di produzione, fabbricazione, stoccaggio dell’energia nucleare e del combustibile.

La Corte aveva già chiarito in precedenza con sentenza n. 278 del 2010, rigettando i ricorsi con cui 10 Regioni (Toscana, Umbria, Liguria, Puglia, Basilicata, Lazio, Calabria, Marche, Emilia Romagna e Molise) avevano impugnato la Legge delega n.99 del 2009 che fissava i principi generali per il ritorno del nucleare in Italia, a quali titoli di competenza vadano ascritte disposizioni normative concernenti il settore dell’energia nucleare e dei rifiuti radioattivi: il coinvolgimento delle Regioni interessate s’impone con forza immediata e diretta al momento dell’esercizio della delega da parte del Governo. In nessun caso, la Regione potrà utilizzare «la potestà legislativa allo scopo di rendere inapplicabile nel proprio territorio una legge dello Stato che ritenga costituzionalmente illegittima, se non addirittura dannosa o inopportuna, anziché agire in giudizio dinnanzi a questa Corte, ai sensi dell’art. 127 Cost.» (sentenza n. 198 del 2004).

Il lavoro della Corte Costituzionale non è ancora del tutto concluso. Deve ancora esaminare i ricorsi delle regioni, quelle che hanno impugnato il decreto delegato in cui sono indicate le aree che potranno essere scelte dagli operatori per la costruzione delle prossime centrali nucleari.