Pubblicato in GU il decreto sull'ecobunos

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ecobunos

Le principali novità del decreto legge
Per quanto concerne il nuovo decreto-legge, di seguito le principali novità presenti nella versione finale:

art. 14, Detrazioni fiscali per interventi di efficienza energetica - Le disposizioni di cui all'articolo 1, comma 48, della legge 13 dicembre 2010, n. 220, e successive modificazioni, si applicano nella misura del 65 per cento anche alle spese sostenute dalla data di entrata in vigore del presente decreto al 31 dicembre 2013, con l'esclusione delle spese per gli interventi di sostituzione di impianti di riscaldamento con pompe di calore ad alta efficienza ed impianti geotermici a bassa entalpia nonche' delle spese per la sostituzione di scaldacqua tradizionali con scaldacqua a pompa di calore dedicati alla produzione di acqua calda sanitaria.Quindi proroga al 31 dicembre 2013 e incremento al 65% della detrazione fiscale per i lavori di riqualificazione energetica effettuati a partire dal 31 luglio prossimo Tale detrazione si applica fino al 30 giugno 2014 per interventi relativi a parti comuni degli edifici condominiali di cui agli articoli 1117 e 1117-bis del codice civile o che interessino tutte le unità immobiliari di cui si compone il singolo condominio;
art. 15, Detrazioni fiscali per interventi di ristrutturazione ed efficienza energetica - Nelle more della definizione di misure ed incentivi selettivi di carattere strutturale, finalizzati a favorire la realizzazione di interventi per il miglioramento e la messa in sicurezza degli edifici esistenti, nonche' per l'incremento del rendimento energetico degli stessi, si applicano le disposizioni di cui agli articoli 14 e 16;
art. 16, Proroga delle detrazioni fiscali per interventi di ristrutturazione edilizia e per l'acquisto di mobili - proroga al 31 dicembre anche per il bonus per le ristrutturazioni edilizie, che rimane al 50%, con un tetto massimo di spesa di 96 mila Euro; Ai contribuenti che fruiscono della detrazione di cui sopra e' altresi' riconosciuta una detrazione dall'imposta lorda, fino a concorrenza del suo ammontare, nella misura del 50 per cento delle ulteriori spese documentate per l'acquisto di mobili finalizzati all'arredo dell'immobile oggetto di ristrutturazione. La detrazione di cui al presente comma, da ripartire tra gli aventi diritto in
dieci quote annuali di pari importo, e' calcolata su un ammontare complessivo non superiore a 10.000 euro.

Smaltita la prima gioia per il rinnovo delle detrazioni per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici, prorogati dal Consiglio dei Ministri lo scorso 31 maggio per i singoli interventi al 31 dicembre 2013 e per la riqualificazione complessiva di almeno il 25% della superficie degli edifici fino al 31 dicembre 2014, Uncsaal, analizzando la relazione tecnica e gli allegati al decreto in ingresso al Consiglio dei Ministri, denuncia con forza l’eventuale inutilità di un provvedimento che contiene gravi rischi per il mercato.

Nello specifico, la tabella A dell’allegato 1 all’articolo 14 del decreto, impone:

indicazione di costi unitari massimi al metro quadrato obbligatorietà di installazione di sistemi di termoregolazione o valvole termostatiche all’atto dell’intervento di sostituzione degli infissi limiti di trasmittanza non sostenibili a fronte di un presunto beneficio economico.

L’indicazione di un costo unitario massimo di 400 € al metro quadrato
L’introduzione di un costo unitario massimo oltre a rappresentare una scelta dirigista da parte del governo, crea evidenti problematiche: il costo massimo non tiene infatti conto delle zone climatiche che richiedono serramenti con diverse prestazioni termiche e conseguentemente diversi prezzi. Da un lato nelle zone climatiche “calde” il prezzo massimo potrebbe produrre un rialzo capzioso dei prezzi, dall’altro, nelle zone climatiche fredde il consumatore sarebbe penalizzato non potendo detrarre l’effettivo costo al metro quadro dei serramenti installati.
Peraltro l’introduzione di un costo unitario massimo potrebbe produrre un risultato negativo per l’erario, infatti aziende poco serie potrebbero ricorrere alla pratica dello scorporo del prezzo fra quanto effettivamente pagato dal consumatore e quanto dichiarato.
Va inoltre sottolineato come l’introduzione del costo unitario massimo risulti ancora più incomprensibile in presenza di un tetto massimo di spesa che è stato inutilmente triplicato: da 60.000 a 180.000 euro.

La questione valvole
Il costo iniziale delle valvole termostatiche è più alto delle tradizionali manopole (sui 100 Euro a valvola). Inoltre si rende necessario smontare i radiatori facendo eseguire l’intervento da un idraulico. Ma non solo: bisogna tenere conto che per modificare e togliere le vecchie valvole e installare le nuove è necessario abbassare l’impianto (altrimenti si allaga l’appartamento appena si toglie una valvola). Si può richiedere al condominio di far abbassare l’impianto (temporaneamente, quando si ristruttura un appartamento si fa) ma va considerato che ciò implica costi aggiuntivi per chi deve far eseguire l’abbassamento (alcune amministrazioni fanno pagare anche 200 euro per questo intervento perché ovviamente è necessario che intervenga il gestore dell’impianto).
Inoltre sarebbe comunque necessario far intervenire un idraulico per smontare i radiatori e sostituire un pezzo di tubatura.
Il problema principale determinato dall’installazione di valvole termostatiche risiede nel fatto che all’interno del condominio non può decidere il singolo condomino, bensì è necessario un intervento condiviso dall’unanimità dell’assemblea condominiale. Questo perché è necessario impostare un diverso sistema di lettura dei consumi. A questo scopo infatti alle valvole termostatiche sono associati dei contabilizzatori o ripartitori per ripartire le spese.
Questo aspetto è importante perché un singolo condomino può decidere di cambiare in maniera autonoma le finestre e non può essere condizionato dall’approvazione dell’assemblea condominiale sulle valvole termostatiche.
Va sottolineato come l’abbassamento dell’impianto provochi disagio per gli altri condomini (durante l’abbassamento l’impianto di riscaldamento deve essere disattivato).
Si potrebbe infine anche immaginare che un condomino che cambia le finestre metta anche le valvole senza farle funzionare realmente in attesa che il condominio deliberi (assurdo ma possibile) il cambiamento di modalità di lettura dei consumi.
In estrema sintesi per cambiare le finestre ed usufruire del 65% il consumatore dovrebbe chiamare il serramentista e l’idraulico, ovvero una commedia dell’assurdo.

Come cambia la trasmittanza termica 

Questi limiti di trasmittanza imposti per le chiusure trasparenti sono eccessivamente ed ingiustificatamente severi (per esempio: zona climatica E 1,20 W/mqK – zona climatica F 1.1 W/mqK).
Bisogna tenere presente che i limiti di trasmittanza che erano previsti nella precedente normativa del 55% erano già sufficientemente prestazionali.
L’ulteriore abbassamento dei limiti comporta unicamente un aggravio dei costi per il consumatore senza un reale beneficio tangibile in termini di risparmio energetico complessivo degli edifici o delle unità immobiliari.

Le conclusioni
La filiera industriale italiana dei serramenti alle prese con la più grave crisi dal dopoguerra e le famiglie italiane che stanno vivendo una pesante recessione che induce ad una sensibile riduzione dei propri consumi dovrebbero poter contare su provvedimenti legislativi utili, sostenibili e praticabili.
Il rinnovo del 55% con la precedente normativa avrebbe risposto in pieno a questi bisogni.
L’eventuale impostazione prevista nella relazione tecnica vanificherebbe tutto questo.
Uncsaal, se confermata questa impostazione, inviterà la filiera italiana dei serramenti a puntare commercialmente solo sulle detrazioni del 50% per le ristrutturazioni edili (che godono di una normativa chiara e praticabile) e impiegherà tutte le proprie energie affinché il Parlamento cambi radicalmente la normativa sul 65%.
Assoelettrica e APER hanno appreso con estrema sorpresa come nel Decreto
Legge che prolunga il regime delle detrazioni fiscali per gli interventi di efficienza energetica siano state esplicitamente escluse le pompe di calore elettriche, con la giustificazione che già esiste un meccanismo di sostegno per tali applicazioni corrispondente al cosiddetto Conto Energia Termico.

Purtroppo quest’ultimo regime sta scontando notevoli ritardi applicativi. Viceversa, le detrazioni fiscali vanno nella direzione da tutti auspicata di una maggiore semplificazione burocratica e funzionano!

Al fine di non bloccare lo sviluppo di tale innovativo segmento, sarebbe più corretto mantenere, com’è stato finora, la non cumulabilità dei due regimi e lasciare la scelta al mercato, in funzione delle diverse e possibili configurazioni tecniche.
Assoelettrica e APER auspicano un ripensamento in sede di approvazione parlamentare poiché ritengono che ogni meccanismo che favorisce un utilizzo intelligente dell’energia sia da incoraggiare. La diffusione delle pompe di calore, delle auto elettriche, delle piastre a induzione rappresenta un’opportunità anche per sostenere la ricerca, la produzione industriale e l’occupazione nel nostro Paese, oltre a contribuire, attraverso un minor inquinamento, al miglioramento della qualità dell’aria e dell’ambiente nei centri urbani. Non a caso, la stessa Commissione Europea prevede, nell’Energy Roadmap al 2050, che l’elettricità diventi la forma di energia maggiormente diffusa.