Adeguamento della normativa in materia di certificazione energetica

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Recepimento della direttiva 2009/31/CE e al conseguente adeguamento delle normative nazionali

Il MISE ha avviato la stesura, in collaborazione con un Gruppo di lavoro a cui partecipano C.T.I., ENEA e R.S.E., dello schema di d.p.r. che integra nella metodologia di valutazione della prestazione dell’edificio, oltre a riscaldamento e produzione di acqua calda sanitaria, anche il raffrescamento estivo e l’illuminazione. A questo d.p.r. dovrà seguire l’adeguamento del decreto ministeriale 26 giugno 2009 (linee guida sulla certificazione energetica). Questi provvedimenti dovranno essere impostati avendo come riferimento anche la nuova direttiva 2010/31/CE.
Sulla base di precedenti esperienze positive, il MISE invita le Regioni a

predisporre i predetti schemi di provvedimenti e che, a seguire, affronterà il recepimento della nuova direttiva, a valle della delega conferita al Governo attraverso la legge comunitaria.
Nel corso dell’esposizione, viene introdotto il concetto di verifica dei requisiti mediante il confronto con un edificio di riferimento. Tale edificio di riferimento è identico a quello in progetto, con uguali geometrie, superfici, orientamento e caratteristiche degli elementi costruttivi, dei componenti e degli impianti con requisiti prestazionali predeterminati, individuati per zona climatica e con riferimento alla destinazione d’uso.
Il Ministero sottolinea l’opportunità, in sede di recepimento, di riordinare la normativa sul rendimento energetico in edilizia in un testo unico anche attraverso la revisione ed integrazione delle disposizioni contenute nel d.p.r. 412/1993, nel d.p.r. 59/09 e nel d.m. recante Linee Guida Nazionali sulla certificazione energetica degli edifici.
E’ rimarcato come l’aggiornamento del quadro normativo debba tenere conto anche della necessità di prevedere verifiche periodiche sugli impianti di raffrescamento estivo. L’assenza di disposizioni in tal senso ha, infatti, determinato l’avvio di una procedura di infrazione comunitaria.

E’ altresì evidenziata la necessità che l’attestato di prestazione energetica sia maggiormente orientato ad evidenziare le potenzialità di risparmio energetico e di spesa, affinché non si configuri come un mero obbligo ma sia effettivamente utile per i cittadini nel contesto del mercato immobiliare.

I contenuti dell’attestato devono riguardare senz’altro la prestazione energetica e la quota di utilizzo di fonti rinnovabili mentre è in fase di valutazione se mantenere una classificazione nazionale o delegare totalmente tale aspetto alle singole Regioni. A proposito degli attestati, la Regione Lombardia considera necessario che siano effettuati controlli sulla veridicità degli stessi.
Vengono riepilogate le criticità che hanno condotto all’avvio delle procedure di infrazione, con particolare riguardo alle disposizioni che hanno fatto venire meno l’obbligo di allegazione dell’attestato di certificazione energetica ai contratti di compravendita di immobili e a quelle che prevedono l’autodichiarazione sulla qualità energetica dell’edificio (d.m. 26 giugno 2009).
Visto quanto disposto dall’articolo 5 del d.m. 26 giugno 2009, il MISE preannuncia la richiesta di nomina di rappresentanti regionali al fine di addivenire alla costituzione del Tavolo di confronto e coordinamento previsto dall’articolo 5 del d.m. 26 giugno 2009 (linee guida nazionali) con la partecipazione del MIT, del MATTM, delle Province, dei Comuni e con il supporto di altri soggetti quali CNR, ENEA, CTI, CNCU.

Viene inoltre segnalato che la Commissione, in attuazione della direttiva, sta predisponendo la metodologia di calcolo comparativa, a cui l’Italia ha fornito un contributo, per valutare l’equivalenza dei requisiti prestazionali fissati dagli stati membri. Alla base di questa metodologia è posta l’ottimizzazione economica dei costi di costruzione, esercizio e manutenzione degli edifici.
 

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DPR_21_maggio_2010_P.doc81.5 KB