Linee guida rinnovabili (ex art.12 D.Lgs. 387/2003): urge aggiornamento

Versione stampabileInvia a un amico

In poche settimane il giudice della legge e la giustizia amministrativa hanno stoppato alcuni tentativi delle regioni di eccedere le proprie competenze in materia di energia. Ciò che colpisce è come nella maggior parte dei casi si sia trattato di misure restrittive della libertà di esercire l’attività di produzione dell’energia elettrica da fonti rinnovabili. Mentre la legislazione statale, confermando gli orientamenti della Comunità europea, esprime un favor verso lo sviluppo del settore delle rinnovabili, anche attraverso misure incentivanti a carico dei contribuenti e degli utenti, le amministrazioni regionali si sono dimostrate propense piuttosto a dispiegare molteplici strumenti limitativi dell’iniziativa privata in questo campo. Fanno eccezioni le sole disposizioni della legge della regione Puglia 31/08 e della legge 42/08 della regione Calabria, dichiarate incostituzionali rispettivamente con sentenza 119/2010 e con sentenza 124/2010 della corte costituzionale anche nelle parti in cui consentivano l’installazione previa Denuncia di Inizio Attività in luogo dell’ordinaria autorizzazione in circostanze e per tipologie di impianti per i quali è, invece, previsto dalla legge statale (art. 12, d.lgs. 387/03) il normale procedimento unico. Da ultimo, lo scorso 12 marzo la giunta della regione Sardegna approvava tre delibere volte, da un lato, a intimare le capitanerie di porto ad opporsi ad ogni richiesta di autorizzazione per la realizzazione di impianti eolici off-shore e, dall’altro, a costituire con legge da approvarsi in consiglio regionale una società a capitale interamente pubblico cui affidare in regime di quasi monopolio la produzione di energia da fonti rinnovabili. In Sicilia, altra regione a statuto speciale,con riguardo al decreto del Presidente della Regione 9 marzo 2009, provvedimento con il quale è stata emanata la delibera di Giunta Regionale n. 1 del 3 febbraio 2009, di approvazione del Piano energetico ambientale regionale è stato giudicato illegittimo dal Tar della regione Sicilia poiché è intriso dello stesso spirito autarchico rinvenibile nelle delibere della giunta sarda laddove prevede da un lato l’obbligatorietà della sede legale nel territorio regionale per poter ottenere l’autorizzazione alla costruzione di un impianto di energia da fonti rinnovabili, dall’altro la priorità nel rilascio delle autorizzazioni “ai progetti che garantiscono la filiera industriale completa all’interno del territorio regionale”. La disposizione, di natura regolamentare, è stata dichiarata in aperto contrasto con la libertà di stabilimento sancita dal diritto comunitario. Dopo la bocciatura delle leggi di Calabria, Puglia, Molise e Basilicata ora è arrivato il turno della Valle d'Aosta e non mancherà a breve il pronunciamento, che non potrà essere che similare, per quanto riguarda le leggi della Campania, della Toscana e delle Marche e per alcuni aspetti ancora della Basilicata della Puglia e del Molise.Gli aspetti contestati riguardano sempre tre punti nodali delle leggi regionali ovvero le competenze, le procedure in termini di autorizzazioni e semplificazioni e le deleghe a chi spetta rilasciare queste autorizzazioni. E su questi temi dovrà a breve pronunciarsi anche sul ricorso presentato nei confronti della legge regionale Toscana 71/2009 che modifica la legge 39 del 2005 e che inserisce, appunto, nuove competenze alla regione e agli enti locali e semplifica in alcuni casi le procedure di autorizzazione.
Tutti temi che dovrebbero essere oggetto delle linee guida nazionali su cui lo Stato è latitante da ormai sette anni e che dovrebbero permettere alle regioni di esercitare la propria autonomia con leggi adeguate. Ovvero quella cornice necessaria a dotare il paese di norme e regole omogenee, coerenti entro le quali delineare le strategie per permettere al paese di raggiungere gli obiettivi che gli spettano in ambito europeo di ricorso alle energie rinnovabili in un quadro di sussidiarietà così come dettano anche le recenti modifiche della costituzione. E dare al tempo stesso alle imprese che vogliono lavorare nel solco della legittimità la possibilità di farlo in maniera certa e non sperequativa come sta invece accadendo, situazione che ha inoltre fornito il fianco al verificarsi - anche in questo settore- delle distorsioni che già si sono conosciute in altri campi economici, pratica cui è avvezza, purtroppo, il nostro paese.
Solo con la semplificazione e la contestualità dei momenti autorizzativi si può garantire il pieno utilizzo degli impianti e rendere quanto più possibile profittevoli gli investimenti nel settore delle rinnovabili.
L’estensione dei casi soggetti sola DIA è ora per altro prevista dal disegno di legge Comunitaria 2009 all’esame del Parlamento, nel quadro della prossima attuazione della direttiva sulle rinnovabili (direttiva 28/2009/CE), da recepire entro il 5 dicembre 2010; l’assoggettabilità a DIA degli impianti fino a 1 MW alimentati da fonti rinnovabili
E’ poi è in sede di conversione del decreto legge 40/10 la possibilità di autorizzare con una semplice comunicazione straordinaria gli impianti fotovoltaici e solari termici per gli edifici.
Inoltre è passata una modifica alla legge 99/09 sugli impianti di cogenerazione , infatti il recente Dlgs 56/2010 ha introdotto la possibilità di presentare la DIA anche per impianti di cogenerazione "di potenza termica nominale inferiore a 3 MW.
Ecco le contraddizioni:

  • Le Linee guida, previste dal Dlgs 387/2003, sono state dettate in attuazione della direttiva rinnovabili del 2001 (direttiva 2001/77/Ce), scritta quindi in uno scenario profondamente diverso da quello attuale.
  • Nel frattempo, la legge comunitaria 2009 autorizza il Governo a recepire la nuova direttiva rinnovabili, quella del 2009, che è naturalmente aggiornata ai nuovi obiettivi, alle nuove tecnologie e alle nuove esigenze in materia di fonti rinnovabili. E che oltretutto elimina la vecchia direttiva del 2001. Tra le novità del futuro nuovo decreto attuativo della direttiva del 2009 ce n'è una importantissima: l'Autorizzazione unica ci vorrà solo per impianti (tutti gli impianti, a prescindere dalla fonte) sopra 1 MW di potenza elettrica. Una soglia ben diversa da quelle attuali, come sanno tutti coloro che si accingono a imbarcarsi nelle procedure autorizzative.
  • Per gli impianti di cogenerazione non si è recepito il Dlgs 56/2010, per la semplificazione degli impianti fino a 3 MW.
  • Nulla si è scritto sugli impianti a biomassa quando trattano scarti che hanno un codice CER.
  • Non sono state scritte norme per il corretto inserimento degli impianti fotovoltaici a terra.
  • Non si è recepito la modifica del decreto incentivi per gli impianti a servizio di edifici.

Alla luce di questo nuovo scenario è visto che le linee guida sono all’odg per l’approvazione in Conferenza Unificata il 27 maggio prossimo urge un aggiornamento in tempi rapidissimi, poiché queste nasceranno già vecchie, basate su una normativa obsoleta e bisognose di urgenti aggiornamenti nonostante siano appena nate.