Italia condannata dalla Ue per le misure sulla certificazione energetica degli immobili

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Normativa
di Carlo Sala

Su ricorso della Commissione europea di Bruxelles, la Corte di Giustizia europea - con la sentenza del 13/06/2013 relativa alla causa C-345/12 - ha condannato l’Italia per aver introdotto una deroga all'obbligo di consegnare l'attestato relativo al rendimento energetico in caso di locazione di un immobile ancora privo dello stesso al momento della firma del contratto e ha definito illegittimo il sistema di autodichiarazione del proprietario per edifici a basso rendimento energetico. In base a 3 rilievi - mancata previsione dell'obbligo di consegna dell'attestato di certificazione energetica anche in caso di locazione di un immobile; possibilità per il proprietario, anziché consegnare l'attestato, di "autodichiarare" il suo immobile nella classe energetica peggiore, la "G (deroga mai prevista dalla direttiva del 2002); mancata comunicazione da parte italiana di avere recepito le norme sulle ispezioni degli impianti di condizionamento - i giudici hanno stabilito che l'Italia non ha recepito correttamente la direttiva 2002/91/Ce sul rendimento energetico nell’edilizia. La direttiva - che tutti gli Stati della Ue dovevano recepire entro il 4 gennaio 2006 - aveva portato l'Italia ad emanare dapprima il decreto legislativo del 19 agosto 2005, n. 192 ("Attuazione della direttiva 2002/91/Ce relativa al rendimento energetico nell'edilizia"), ed in seguito il decreto ministeriale del 26 giugno 2009 sulle "Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici". Anche se la direttiva del 2002 è stata sostituita dalla direttiva 2010/31/Ue, quest'ultima lascia impregiudicato l'obbligo degli Stati di recepire le precedenti norme: il decreto legge n. 63 del 4 giugno 2013 prevede l'obbligo di consegna dell'attestato di certificazione (ora attestato di prestazione) energetica anche per le locazioni; il decreto ministeriale del 22 novembre 2012 ha fatto sparire l'"autodichiarazione in classe G" e le regole sulle ispezioni dei condizionatori sono contenute nello schema di decreto del presidente delle Repubblica approvato dal governo il 15 febbraio 2013, firmato dal capo dello Stato ad aprile ma non ancora pubblicato sulla Gazzetta ufficiale e dunque non ancora in vigore. All'atto pratico, la sentenza comporta per l'Italia (oltre alle spese processuali) l'obbligo di mettersi in regola con le disposizioni normative di cui è stata accertata la trasgressione (sotto la forma della ricezione solo parziale). "La Repubblica italiana, non avendo previsto l'obbligo di consegnare un attestato relativo al rendimento energetico in caso di vendita o di locazione di un immobile, conformemente agli articoli 7 e 10 della direttiva 2002/91/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2002, sul rendimento energetico nell'edilizia, e avendo omesso di notificare alla Commissione europea le misure di recepimento dell'articolo 9 della direttiva 2002/91, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza degli articoli 7, paragrafi 1 e 2, e 10 di detta direttiva, nonché 15, paragrafo 1, della medesima, letti in combinato disposto con l'articolo 29 della direttiva 2010/31/Ue del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 maggio 2010, sulla prestazione energetica nell'edilizia" recita infatti il dispositivo della sentenza.