I risvolti IVA degli impianti fotovoltaici dei Comuni

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L’immissione in rete – per effetto dello “scambio sul posto” – dell’energia prodotta da un ente pubblico, “soggetto responsabile” di impianti fotovoltaici, collocati in sedi diverse, ma tutti con potenza inferiore ai 20 kw, non è considerata un’operazione commerciale e, quindi, non è rilevante ai fini Iva. L’Agenzia delle Entrate, in risposta ad un quesito di un Comune, ha chiarito, quindi, che non si configura come attività commerciale la gestione di più impianti fotovoltaici, se ciascuno di essi è a servizio di una sede e ha potenza non superiore a 20 kw, anche quando, considerati invece complessivamente, quel limite viene superato.
L’Agenzia fornisce identica risposta anche per lo “scambio a distanza”, che si differenzia da quello “sul posto” perché, nella prima ipotesi, i punti di immissione in rete non coincidono con quelli di consumo dell’energia prodotta. Per risolvere il dubbio sul corretto trattamento fiscale da applicare a questo tipo di gestione, occorre anzitutto suddividere l’energia complessivamente prodotta dagli impianti fotovoltaici di cui l’ente è “soggetto responsabile” per tutti gli edifici serviti. “Laddove da tale ripartizione” chiarisce la risoluzione “risulti che ad ogni sede istituzionale dell’ente è virtualmente associato un impianto di potenza fino a 20 kw, l’ente dovrà considerare la produzione di energia elettrica non commerciale e dunque irrilevante ai fini dell’Iva”. Viceversa, superata tale soglia, si tratterà di cessione e il Comune dovrà rilasciare al Gse regolare fattura in relazione al contributo in conto scambio ricevuto.L’ente, infine, ha il compito di comunicare al Gestore se lo “scambio” è di natura commerciale e di informarlo su eventuali future variazioni.
Agenzia delle Entrate, Risoluzione n. 32/E del 4 aprile 2012