Nuova tecnica per moltiplicare l’energia fotovoltaica

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Secondo un gruppo di ricerca dell’Università di Stanford, utilizzando materiali polimerici nanostrutturati si possono realizzare celle a film sottile dieci volte più efficienti di quanto finora ritenuto possibile

In un futuro non troppo lontano sarà possibile realizzare celle fotovoltaiche a film sottile in grado di assorbire una quantità di energia dieci o anche dodici volte superiore a quella finora ritenuta possibile. È quanto afferma un gruppo di studiosi dell’Università di Stanford (California) in una ricerca pubblicata nell’ultimo numero della rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.
Allo scopo i ricercatori californiani hanno perfezionato una tecnica per “intrappolare” i fotoni di cui è composta la luce in uno strato di materiali polimerici.
In realtà si tratta di una tecnica già in uso nei laboratori di ricerca e che si ritiene potrà costituire una valida alternativa alle celle fotovoltaiche di silicio.
La vera innovazione del gruppo di Stanford è stata nel passaggio alla scala nanometrica: utilizzare cioè strati di polimeri ultrasottili, con uno spessore dell’ordine dei milionesimi di millimetro. Lavorando su questi ordini di grandezza, gli studiosi si sono accorti che i fotoni potevano essere trattenuti più a lungo, aumentando l’assorbimento dell’energia ben oltre i limiti delle tecniche tradizionali. In pratica, trattenendo i fotoni, la nuova tecnica riesce a “spremere” molta più energia dalla luce.
Secondo il gruppo di ricerca «Il vantaggio ottenuto in questo modo è davvero sorprendente. Superare i limiti imposti dalle tecniche tradizionali apre la porta alla progettazione di celle solari molto più efficienti».
Oltre a una maggiore efficienza, la nuova tecnica promette anche un risparmio economico, poiché non solo i polimeri sono molto più economici del silicio, ma lo spessore minimo delle nuove celle ne richiederà quantità ridotte.