Puntare sulle "nuove rinnovabili": l'energia oceanica

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E' stata adottata dalla Commissione europea a metà dicembre la Roadmap per l'energia al 2050. Il documento, che traccia le linee guida politiche alle quali dovrebbero attenersi la Commmissione e i singoli stati membri qualora l'Europa avesse (e non ce l'ha) una strategia comune per l'energia, offre una visione sul futuro energetico europeo che apre anche alle cosiddette "nuove rinnovabili".

Cioè a quelle energie ancora poco o nulla sfruttate, e che quindi hanno oggi costi molto alti, ma che potrebbero fornire un buon contributo al mix energetico europeo nel futuro. Tra queste c'è anche l'energia dal moto ondoso che, al momento, è quasi relegata ad un esperimento riservato ai designer più fantasiosi o a progetti pioneristici portati avanti da singoli Comuni e Municipalità, come nel caso del sistema Giant a Venezia.  E, invece, secondo la Commissione europea 

Nel medio termine l'energia oceanica può apportare un importante contributo alla generazione elettrica

Non mancano, tuttavia, i "problemi di gioventù". Sempre nella Roadmap, infatti, si legge chiaramente: 

Per sfruttare l'energia del Mare del Nord e del Mediterraneo sono necessari investimenti significativi in infrastrutture, soprattutto sottomarine

Infrastrutture che, al momento, mancano quasi del tutto come una efficiente rete di collegamento elettrico tra gli impianti di produzione offshore (inclusi quelli eolici) e la terra ferma.

Altre "giovani energie" che secondo l'Unione europea andrebbero sfruttate sono il solare termico a concentrazione e i biocarburanti di seconda e terza generazione. Cioè quelli che non entrano in competizione con l'agricoltura e con l'alimentazione umana e animale. Biocombustibili, quindi, prodotti da colture non alimentari realizzate in terreni marginali o persino dalle alghe dalle quali, come sembra emergere dagli esperimenti di Eni a Gela, si possono ottenere buoni risultati.

Non è un caso che l'Europa spinga i biocombustibili: dal primo gennaio di quest'anno sono entrate in vigore le nuove norme sull'inclusione dei voli aerei nel sistema di Emission Trading e le maggiori compagnie stanno correndo ai ripari proprio puntando sui combustibili ecologici. La Corte di Giustizia europea, invece, ha recentemente emesso una sentenza con la quale fa chiarezza sullo standard tecnico del bioetanolo.

Sul solare termico a concentrazione, invece, sembrerebbe che al momento solo la Spagna stia investendo cifre interessanti dopo che l'Italia si è fatta scappare la grande occasione del progetto Archimede del premio Nobel Carlo Rubbia. 

Ci sono, è vero, enormi progetti su questa tecnologia come il Desertec. Ma si riferiscono alla produzione di energia rinnovabile in Africa, per poi trasportarla in Europa attraverso la Spagna e la Sicilia. E sono progetti in gran parte finanziati dai privati e dai fondi di investimento, non dagli stati membri.

Facendo un rapido paragone tra Europa e Usa in fatto di energia solare termodinamica a concentrazione non si può non citare i 60 milioni di dollari finanziati dal Doe al progetto SunShot.

Il grande compromesso che sta alla base della roadmap europea, però, si intuisce dal giudizio della Commissione sul nucleare:

In qualità di opzione per la decarbonizzazione su larga scala, l'energia nucleare resterà nel mix produttivo della UE. La Commissione continuerà a spingere sulla sicurezza e la salubrità, aiutando gli investimenti negli stati membri che vogliono mantenere l'opzione nucleare nel loro mix energetico. 

 

I massimi standard di salubrità e sicurezza devono essere ulteriormente assicurati in Europa e globalmente, il che può avvenire solo se la leadership tecnologica viene mantenuta all'interno della Ue. Inoltre, in una prospettiva al 2050, sarà più chiaro quale ruolo sarà in grado di giocare la fusione nucleare.