Le città più intelligenti scelgono la mobilità sostenibile

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di Mara Martini

Le città italiane intelligenti puntano soprattutto sulla mobilità sostenibile. È questo il dato che emerge dall’indagine “Città e Infrastrutture per la Crescita” pubblicata lo scorso novembre per Cittalia – Anci Ricerche e Siemens Italia.

Prendendo in esame 54 capoluoghi italiani con popolazione superiore ai 90.000 abitanti, lo studio ha analizzato il livello delle prestazioni offerte nel 2011 da ogni città, in base ai seguenti parametri: verde urbano, gestione del ciclo dell’acqua, gestione dei rifiuti, patrimonio immobiliare e qualità dell’abitare, gestione dell’energia, mobilità, logistica e offerta di servizi sanitari. E ha messo in luce che nella mobilità urbana i Comuni investono complessivamente 10,7 miliardi di euro per triennio. Se si considera che la spesa totale per i Piani Triennali delle città esaminate ammonta a 37,7 miliardi – cioè una cifra pari al 2,39 % del Pil italiano dell’epoca – si capisce la crucialità dell’argomento. Il settore della sostenibilità economica, ambientale e sociale dei grandi centri abitati può rivelarsi infatti una risorsa proficua ( non solo a livello locale) per produrre crescita, un sentiero ancora poco battuto su cui incamminarsi con fiducia per provare ad uscire dalla crisi. ‘Il rapporto “Città e Infrastrutture per la Crescita”’ – sostiene Graziano Delrio, presidente dell’Anci – ‘fornisce utili indicazioni sulle prospettive di investimento in campi decisivi per il futuro delle nostre città, tra cui il miglioramento della mobilità e la riqualificazione urbana. Solo investendo sull’innovazione si produce crescita e si offrono al Paese nuove strade per uscire da un momento di crisi che, tra paradossi e resistenze, offre alle città anche inedite soluzioni per rilanciare lo sviluppo di un intero sistema - Paese migliorando al contempo la qualità della vita di tutti i cittadini’.

Tornando agli indicatori della classifica, la mobilità urbana è seguita dalla sostenibilità degli edifici e dalla gestione dell’acqua. Altri settori rilevanti sono poi: “valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico”, per cui sono stati preventivati interventi per una spesa totale di 2,4 miliardi di euro, e “riqualificazione urbana” con 2,1 miliardi. Lo studio è rappresentativo di 17 Regioni su 20 – Valle D’Aosta, Molise e Basilicata non hanno comuni con popolazione maggiore di 90.000 abitanti.

In base ai parametri di riferimento, i capoluoghi esaminati sono stati suddivisi in sei diverse fasce di merito, cosiddetti cluster ( Ambiente urbano, Patrimonio immobiliare e qualità dell’abitare, Mobilità, Energia e Sanità), all’interno di ciascuno dei quali spicca una “città modello”. Reggio Emilia lo è per l’Ambiente urbano; Lecce è premiata come “città dell’energia”, per la buona gestione del PEC ( Piano Energetico Comunale) e per l’attenzione allo sviluppo delle fonti rinnovabili; Venezia arriva prima nel settore della mobilità e della qualità dell’abitare; Cagliari si distingue come città del benessere con le sue eccellenze ospedaliere; mentre Trento risulta la città del buon abitare. Vanno altresì menzionate, nel settore sanità, Catania, Bari e Napoli, che con una varia offerta di strutture nosocomiali sembrano smentire il trend generalmente negativo del Meridione. Ancora, un’altra sorpresa positiva è il posizionamento di alcune città del Mezzogiorno ( fra cui: Andria, Foggia, Lecce e Barletta) in termini di qualità dell’ambiente urbano; settore nel quale si distinguono anche Firenze e Prato, che hanno adottato il Piano del Verde Urbano. Mentre, per quanto riguarda la mobilità sostenibile, è il centro-nord a dominare la classifica, con Venezia, Torino e Milano in testa, e Firenze ben piazzata.