La Nasa presenta il primo Boeing ad idrogeno

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Il Phantom Eye può volare, senza pilota né equipaggio, per quattro giorni consecutivi, toccano quasi i 20 mila metri. Ma dopo la presentazione arrivano le prime critiche: l’idrogeno usato, ricavato dal reforming del gas naturale, è costoso in termini ambientali

di Francesca Fiore

Un boeing senza pilota alimentato completamente dall’idrogeno liquido: è il Phantom Eye, che ha appena completato le prove di rullaggio nella base americana di Edwards, in California. Il Drone, del tipo HALE (High Altitude Long Endurance altitudine o Alta e Long Range), può volare per quattro giorni consecutivi ed è un velivolo Uav,Unmanned Aerial Vehicle: vola cioè senza pilota ed equipaggio. Con un carico massimo di 204 chili, è stato progettato per volare ad altitudini elevate con un massimo di 19.812 metri.
Il nuovo aereo “spia” è stato salutato come una rivoluzione nel campo della ricognizione ad alta quota: la sua autonomia di quattro giorni gli permetterà di svolgere lunghi compiti fin ora preclusi al campo dell’ISR Intelligence, Surveillance and Reconnaissance. Il suo cuore è un sistema di propulsione innovativo sviluppato da Ford, che prevede due motori di 2,3 litri turbocompressi e adattati per l'utilizzo a idrogeno, che forniscono 150 cavalli ciascuno. Con un’apertura alare di quasi 46 metri, Phantom Eye sarà in grado di viaggiare a una velocità di crociera di circa 150 nodi e potrà trasportare carichi fino a poco più di 200 chili.

“Phantom Eye –ha annunciato Darryl Davis, presidente della Boeing Phantom Works- potrebbe aprire un nuovo mercato per la raccolta dei dati e delle comunicazioni". Ma l’annuncio del nuovo modello di drone ha già scatenato delle polemiche: l'idrogeno usato è ricavato, infatti, dal “reforming” del gas naturale, processo meno costoso rispetto a quello classico di ricavare l’idrogeno dall’acqua, ma molto più inquinante.