Romania: probabili tagli per gli incentivi al fotovoltaico

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L'intenzione del governo di rivedere la normativa sui certificati verdi mette a rischio investimenti e posti di lavoro. 

di Fabio Pezzuto

Cresce la preoccupazione degli operatori di settore sul futuro del fotovoltaico in Romania. Il meccanismo dei certificati verdi (legge 220/2008), che finora ha attratto numerosi investimenti in nuova capacità di generazione, si sta rivelando insostenibile e le autorità rumene stanno valutando l'ipotesi di un suo ridimensionamento.

Come previsto da diversi osservatori, il governo intende ridurre anzitempo sia il numero di CV assegnati per MW, sia il loro valore, che si presume scenderà di oltre il 40% rispetto ai 55 euro attuali. Questa prospettiva ha allarmato la RPIA (Romanian Photovoltaic Industry Association), che si è rivolta direttamente al ministro per l'energia Constantin Nita tramite una lettera aperta firmata dal presidente dell'Associazione Ciprian Glodeanu.

La RPIA esprime nel documento i dubbi e le preoccupazioni circa l'ennesimo emendamento della legge 220/2008. L'Associazione evidenzia infatti che, se nei primi nove mesi del 2012 sono stati effettuati in Romania investimenti esteri per oltre un miliardo di euro (di cui l'80% nel settore delle rinnovabili), quest'anno l'instabilità legislativa sta bloccando ben quattro miliardi di euro in attesa di essere investiti.

La riduzione del supporto pubblico al fotovoltaico, oltre a scoraggiare nuovi investimenti e a mettere a rischio quelli già in corso, avrebbe ricadute negative in termini occupazionali. La RPIE ha calcolato che i tagli determineranno la perdita di oltre 4,000 posti di lavoro direttamente coinvolti nel settore, senza considerare poi l'impatto sulle attività correlate, quali trasporti, costruzioni e filiera produttiva.

Non bisogna dimenticare inoltre che il taglio degli incentivi minerebbe seriamente la capacità della Romania di raggiungere i target europei al 2020 (24% di consumo energetico da rinnovabili), considerato che il Paese non ha rispettato neanche l'obiettivo per il 2012 (12%), fermandosi a quota 7,5%. Oltretutto, benché possa sembrare paradossale, i tagli danneggerebbero anche i consumatori finali, dal momento che nell'ultimo anno il prezzo dell'energia all'ingrosso è diminuito del 20% proprio grazie all'aumento della capacità di generazione da rinnovabili.