Oltre 268 Milioni di euro per il mercato delle aste della CO2

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CO2
di Felice Lucia

Nel corso del primo e del secondo trimestre 2013, nell’ambito del Sistema europeo per lo scambio di diritti di emissione (EU ETS), il GSE ha messo all’asta sulla Piattaforma d’Asta Comune transitoria (t‐CAP), per conto dell’Italia, oltre 46 milioni di quote EUA valevoli per il periodo 2013‐2020. Esse hanno generato proventi per circa 191,6 milioni di euro, pari all’11,66% del totale ricavato dagli Stati membri (circa 1,64 miliardi di euro).
Tali proventi si aggiungono a quelli maturati nel 2012, pari a circa 76,5 milioni di euro, per un totale complessivo al 30 giugno 2013 di oltre 268 milioni di euro.
La t‐CAP, sulla quale l’Italia ha messo all’asta le quote e gestita transitoriamente dalla tedesca EEX, è una delle tre piattaforme attualmente operative nel sistema. È utilizzata al momento da 23 Stati membri e mette all’asta oltre il 66% delle quote europee. Le altre due piattaforme, organizzate a livello nazionale da Germania e Regno Unito, sono gestite rispettivamente da EEX e ICE. Queste ultime pesano rispettivamente per il 22% e il 12% delle quote da mettere all’asta. Cipro, che aderisce alla piattaforma comune, ha concluso le aste delle proprie quote per il 2013. La Polonia è ancora in attesa di poter attivare una propria piattaforma nazionale e non ha completato per ora l’accreditamento presso la t‐CAP.
Si è accentuata la tendenza dei prezzi a decrescere ma, mentre nel 2012 era stata costante, nei primi mesi del 2013 i prezzi sono stati altalenanti (compresi tra 2 e 6 euro).
L’attuale surplus di quote sul mercato rispetto alla domanda permane la principale causa strutturale del basso livello dei prezzi. Il cap europeo 2008‐2012, calcolato prima dell’inizio della crisi economico-finanziaria e non adeguabile alle mutate condizioni macroeconomiche, è risultato molto superiore alle emissioni verificate nello stesso periodo. Alcuni analisti ritengono inoltre che anche le sovrapposizioni del sistema con altri meccanismi regolatori legati alle rinnovabili e all’efficienza energetica abbiano giocato un ruolo determinante. In particolare, gli schemi di incentivo messi in atto da diversi paesi europei per raggiungere gli obiettivi in materia di rinnovabili avrebbero contribuito a ridurre le emissioni in proporzioni inattese nel settore elettrico e nei settori energivori coperti dall’EU ETS. Ciò avrebbe ulteriormente concorso a portare il surplus di quote agli attuali livelli, stimati tra 1,5 e 2,4 miliardi al 2020, anche per via della trasferibilità delle quote 2008‐2012 ai successivi periodi di obbligo.
Le variazioni di prezzo sono apparse fortemente condizionate dalle oscillazioni di fiducia del mercato sulla capacità delle istituzioni europee di riformare l’EU ETS. I principali picchi di ribasso hanno coinciso con i riscontri negativi del Parlamento europeo rispetto alla proposta di backloading (ritiro temporaneo di 900 milioni di quote di emissione per gli anni 2013‐2015); i momenti di ripresa sono stati contestuali alle aspettative positive sul percorso regolatorio.
Nel complesso, si è confermato un prezzo indicativo delle quote generato da aste e mercato secondario molto al di sotto delle attese di Stati membri e Commissione.
Il tema del corretto sviluppo e di un adeguato livello di concorrenza nel settore dei servizi specializzati del mercato del carbonio risulta di particolare significato anche perché la struttura del mercato sta cambiando rapidamente e non solo in Europa. A valle della designazione delle piattaforme d’asta, per esempio, diversi mercati regolamentati e piattaforme di scambio basati nell’UE hanno cessato l’attività sul mercato del carbonio o hanno perso gran parte della loro liquidità. Per contro, nuove piazze di mercato si stanno sviluppando fuori dell’Unione, in collegamento anche con nuovi meccanismi di emissions trading istituiti nel nord America, in Asia e in Oceania. Questi ultimi potrebbero modificare sostanzialmente gli scenari futuri e il contesto in cui l’ETS europeo e le aste primarie si inseriscono. Per un approfondimento di queste tematiche si rimanda al prossimo rapporto trimestrale aste (la cui pubblicazione è prevista per ottobre 2013).
Anche per questi motivi, il mercato del carbonio e le aste continuano in generale a suscitare l’interesse di molti soggetti italiani. È in aumento la richiesta di informazione multidimensionale, che riguarda le aste per sé e il loro funzionamento, ma anche la loro interazione con altri mercati del carbonio e con aspetti diversi della regolazione nazionale ed europea in materia energetica. Permane l’attesa per la definizione della legislazione nazionale necessaria ad autorizzare la partecipazione alle aste di trader e intermediari finanziari italiani. Suscitano inoltre interesse le prospettive del dibattito europeo sulla revisione del Pacchetto clima‐energia post 2020, specie in relazione al ruolo che l’EU ETS potrà acquisire. Infine, nel corso del primo e secondo trimestre 2013 si è intensificato l’interesse per informazioni di dettaglio sui proventi maturati dall’Italia; ciò anche in considerazione del loro vincolo di utilizzo per il rimborso dei cosiddetti “crediti nuovi entranti”, ovvero i rimborsi dovuti agli impianti entrati in esercizio del periodo 2008‐2012 che non hanno ricevuto le quote spettanti a titolo gratuito a causa dell’esaurimento della riserva nazionale.

Andamento dei prezzi EUA sul mercato primario e secondario (novembre 2012 ‐ giugno 2013)

fonte: GSE, Andamento delle aste di quote di emissione italiane -Sistema europeo per lo scambio di quote di emissione di gas ad effetto serra (EU ETS),  RAPPORTO I e II SEMESTRE 2013