L'intermediario e il commerciante di rifiuti

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Riciclaggio rigiuti
di Carmine Lorenzo

L'intermediario di rifiuti

Secondo il disposto dell’art. 183, comma 1, lettera l) del Dlgs 152/2006, come modificato dal Dlgs 205/2010, è la seguente: è intermediario “Qualsiasi impresa che dispone il recupero o lo smaltimento dei rifiuti per conto di terzi, compresi gli intermediari che non prendono materialmente possesso dei rifiuti”.

In ragione di ciò l’intermediario professionista è in grado di conoscere tutte le incombenze giuridiche e tecniche per il corretto trasporto, recupero o smaltimento dei rifiuti gestiti, con destinazione nazionale o estera.

Va anche detto che, nella maggioranza dei casi, tale professionista non opera a 360° su tutte le tipologie di rifiuti bensì si specializza su particolari tipologie sulle quali ha la competenza necessaria per individuarne le migliori modalità di gestione.

Dalla citata definizione si evince che si possono individuare due categorie di intermediari:

-Intermediari che non prendono materialmente possesso dei rifiuti

e, per deduzione,

-Intermediari che prendono materialmente possesso dei rifiuti.

Le due categorie di soggetti sono individuabili, rispettivamente, in:

-Intermediari che non sono detentori dei rifiuti

-Intermediari che sono detentori dei rifiuti.

Questa prima discriminante si rivela essenziale al fine di individuare l’obbligo d’iscrizione alla categoria 8 dell’Albo Gestori Ambientali che è esclusiva per imprese (precisazione data nella definizione di cui all’art 183, c.1, lettera l) del Dlgs 152/2006) che effettuano attività di “Intermediari e commercianti senza detenzione” nonché per individuare e collocare correttamente nell’una o nell’altra categoria, le attività svolte dagli operatori.

Per evitare equivoci, evidenziamo subito che nella definizione di intermediario non si riscontra alcuna possibile associazione alla figura del mediatore, colui che mette in relazione due o più parti per la conclusione di un affare.

Si evidenzia che l’uso del predicato “dispone” individua, nell’attività di intermediazione, la disponibilità della cosa‐rifiuto. In tale frangente la “disponibilità” della cosa‐rifiuto da parte dell’intermediario, si realizza nel momento in cui gli viene affidato l’incarico di “disporre” per lo smaltimento o recupero della cosa‐rifiuto da parte dei soggetti che “si disfano o hanno l’obbligo di disfarsi dei rifiuti” e che dunque, possono necessitare dell’opera di intermediazione per l’avvio a recupero o smaltimento dei propri rifiuti.

Ciò significa che il potere dispositivo è tipica del possesso mentre la detenzione è identificativa della sola disponibilità fisica del rifiuto come indicato dall’art. 1140 CC.

Per quanto fin qui esposto, si evince che l’intermediario (senza detenzione):

  • non può essere il produttore in quanto non può essere intermediario di sé stesso;
  • non può essere il trasportatore in quanto il trasporto del rifiuto include necessariamente la detenzione e perciò l’attività di trasportatore surroga quella dell’intermediario;
  • non può essere l’esecutore del recupero o smaltimento del rifiuto in quanto, anche in questo caso, l’attività implica la detenzione che surroga quella dell’intermediario.

Questo tipo di incarico fiduciario è inquadrabile nella forma contrattuale di “mandato” in ragione del fatto che l’intermediario opera “in nome proprio ma per conto di terzi” (senza rappresentanza) e assume un “comportamento consapevole e volontario”, che produce effetti giuridici (contratti con trasportatori e destinatari); condizioni esclusive di un contratto di “mandato”.

In ragione di ciò il soggetto (produttore o detentore) che incarica l’intermediario, assume la figura giuridica di “mandante” mentre l’intermediario quella del “mandatario” con i relativi obblighi previsti dal codice civile.

Ne consegue che l’intermediario esegue la sua attività “dispositiva del recupero o dello smaltimento”, su incarico del produttore-detentore mediante l’organizzazione del trasferimento del rifiuto dal luogo di produzione al luogo dove il recupero-smaltimento sarà effettuato.

In questa attività, l’intermediario effettua attività organizzativa della condizione di conferimento del rifiuto (analisi chimiche, imballaggio, etichettatura, idoneità trasportatore e mezzi, idoneità del tipo di destinazione e del destinatario, documentazione ecc.) con la fornitura, al mandante, di tutte le informazioni necessarie a che il rifiuto possa essere conferito in conformità delle regole normative e tecniche in vigenza.

L’intermediario, gestendo rapporti commerciali con più impianti di recupero e/o smaltimento, si pone come “conoscitore” di numerose destinazioni per i rifiuti, il che lo rende in grado di trovare soluzione alla necessità del “disfarsi” dei produttori; per molti di questi infatti tale attività risulta particolarmente vantaggiosa in quanto permette, ai produttori di rifiuti, di avere un interlocutore unico relativamente alla produzione di varie tipologie di rifiuti ed alla conseguente necessità del “disfarsi”.

La logica dell’attività di intermediazione è quindi, quella di un rapporto “molti a molti”, cioè molti produttori e molti destinatari; dove i primi riescono a raggiungere, per il tramite dell’intermediario, un impianto idoneo a recuperare o smaltire i propri rifiuti che, diversamente, non sarebbero in grado di conoscere. 

In relazione a quanto fin qui esposto, risulta evidente che l’organizzazione del trasporto è sempre correlata nell’attività di intermediazione, configurando l'attività di “ausiliario del trasporto”, descritta (tabella A, allegato 1 al D.Lgs 103/92) quale attività di: “spedizioniere (commissionario); mediatore”. Pertanto, l’intermediario, quale ausiliario del trasporto ex D.lgs 103/92, dovrebbe prima essere abilitato all’esercizio della professione di “spedizioniere” (cat. 1-4-5) e poi richiedere l’iscrizione alla categoria 8 dell’Albo Gestori per poterla esercitare anche per il trasporto di rifiuti. Ciò perché, se l’iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali, condizione abilitante al trasporto di rifiuti, non può avvenire se l’impresa richiedente non prova di essere in regola con l’iscrizione all’Albo Nazionale Trasportatori ovvero se i mezzi non sono abilitati al trasporto di cose in conto proprio, ne consegue che la regola sequenziale stabilita è che prima si deve essere abilitati all’esercizio del trasporto di cose e poi si può far richiesta di abilitazione al trasporto di rifiuti.

Il commerciante di rifiuti

Secondo l’art. 183, comma 1, lettera i) del Dlgs 152/2006, come modificato dal Dlgs 205/2010 è commerciante “Qualsiasi impresa che agisca in qualità di committente, al fine di acquistare e successivamente vendere rifiuti, compresi i commercianti che non prendono materialmente possesso dei rifiuti”.

Il termine committente individua “Chi commette, cioè ordina ad altri l’esecuzione di un lavoro, di una prestazione, o l’acquisto di una merce per conto proprio” ovvero “nel contratto di commissione, la persona (o l’ente, la ditta, ecc.) che dà mandato al commissionario di acquistare o vendere beni per suo conto”.

Dalle definizioni risulta chiaro che il commerciante-committente, come definito dall’art. 183, c.1-f) del Dlgs152/2006, è solo colui che agisce in prima persona.

Perciò, il commerciante di rifiuti è individuato solo quando è il diretto acquirente e (ri)venditore di rifiuti in nome e conto proprio, indipendentemente dal fatto che abbia o meno il “possesso materiale” di tali rifiuti.

Attenzione va posta solo in riferimento alla figura contrattuale che assume il commerciante di rifiuti in relazione alla “modalità” con cui viene effettuato il trasferimento degli stessi.

Elenchiamo di seguito i casi possibili:

-Solo commercio

Il commerciante, dopo aver acquistato il rifiuto da un produttore di rifiuti, incarica un vettore di ritirarlo e consegnarlo a terzi.

Il commerciante figura come proprietario e possessore del rifiuto acquistato ma non come detentore in quanto l’oggetto della compravendita non perviene mai fisicamente “in sue mani”.

I rapporti giuridici che si possono stabilire sono i seguenti:

  • Compravendita 1 (rapporto sinallagmatico tra commerciante-acquirente e produttore-venditore)
  • Trasporto (rapporto giuridico di trasporto tra commerciante-committente e vettore)
  • Compravendita 2 (rapporto sinallagmatico tra commerciante-venditore e destinatario-acquirente)

Il trasporto si configura in un rapporto esclusivo tra il commerciante-committente ed il vettore che viene incaricato di prelevare il rifiuto dal produttore nonché di trasportarlo ad un destinatario noto ed indicato dal committente-commerciante.

In questo caso il trasporto è effettuato dal vettore che opera “in conto terzi”.

Rientra in questa stessa fattispecie anche il caso in cui uno dei due contratti di compravendita includa la consegna del rifiuto a cura del venditore ovvero il ritiro del rifiuto da parte dell’acquirente.

Tale eventualità esclude, sotto il profilo giuridico-contrattuale, la prestazione di trasporto in quanto viene ricondotta ad attività accessoria e funzionale ad un’attività principale diversa, individuando quindi un trasporto in “conto proprio”.

Il commerciante opera senza il possesso materiale del rifiuto e quindi, l’attività si configura “senza detenzione”; ragion per cui l’abilitazione a questo tipo di attività richiede l’iscrizione del commerciante all’Albo Gestori Ambientali, categoria 8.

-Commercio con trasporto

Il commerciante dopo aver acquistato il rifiuto da un produttore di rifiuti, lo preleva con i propri mezzi per consegnarlo al destinatario-acquirente. Il commerciante, in questo caso, figura sia come proprietario del rifiuto sia come possessore-detentore.

La consegna al destinatario-acquirente può essere immediata ovvero successiva ad uno “stoccaggio provvisorio” del rifiuto in ragione di esigenze di natura economica al fine del raggiungimento di quantità adeguate ad una successiva rivendita più vantaggiosa ovvero ad un trasporto a migliori condizioni economiche.

Questa fase intermedia tra un acquisto ed una successiva rivendita del rifiuto, non rileva al fine giuridico-contrattuale dei rapporti tra le parti, ma solo in quanto diventa una fase tipica della gestione rifiuti e che va quindi considerata al fine delle autorizzazioni e responsabilità connesse.

I rapporti giuridici che si possono creare sono limitati agli aspetti sinallagmatici che includono il trasporto come attività accessoria e funzionale alla prevalente attività di commercio con detenzione (trasporto in conto proprio):

  • Compravendita 1, rapporto sinallagmatico (contratto) tra produttore-venditore e commerciante-acquirente;
  • Compravendita 2, rapporto sinallagmatico (contratto) tra commerciante-venditore e destinatario-acquirente

Il commerciante opera con il possesso materiale del rifiuto e quindi l’attività si configura “con detenzione” e viene surrogata dall’attività di trasporto; ragion per cui l’abilitazione a questo tipo di attività richiede la sola iscrizione del commerciante, quale trasportatore “in conto proprio” all’Albo Gestori Ambientali, categorie 1-4-5 in funzione delle tipologie di rifiuto commerciate.

fonte: Lexambiente

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