Il teleriscaldamento in Italia

Versione stampabileInvia a un amico
Teleriscaldamento
di Felice Lucia

Il teleriscaldamento in Italia, benché ancora tecnologia assai poco diffusa (circa 4% di copertura della domanda di calore per riscaldamento), è stato caratterizzato negli anni da un trend di crescita di tutto rispetto.

La figura seguente evidenzia l’andamento storico in termini di volumetria riscaldata, dall’avvio dell’impianto di Brescia (1972) a fine 2012 (ultimo anno censito dall’Annuario AIRU), data alla quale risultano teleriscaldati circa 280 milioni di metri cubi. Di questi, oltre 166 Mm3 (quindi poco meno del 60%) sono stati allacciati dal 2000 ad oggi, a testimonianza di un trend evolutivo in crescita.

Un’analisi di dettaglio del periodo 2000‐2011 mostra, poi, una ulteriore impennata negli ultimi sei anni: dal 2000 al 2005 sono stati allacciati in media 6,4 Mm3/a (crescita media del 6% annuo); dal 2006 al 2012 sono stati allacciati in media 16,6 Mm3/a (crescita media del 9% annuo).

Quanto alla diffusione delle iniziative (numerosità delle reti e delle città ove è presente il servizio), rileviamo che nell’anno 2000 erano in esercizio 53 reti, presenti in 27 città italiane; nel 2012 risultano in esercizio 148 reti in 109 città.

Ugualmente indicativo è il numero di Soggetti economici coinvolti: nel 2000 erano 25 i soggetti titolari di reti di teleriscaldamento e sono ben 68 sul finire del 2012.

 

Il teleriscaldamento in Italia: volumetria teleriscaldata (milioni mc), anni 1972‐2011

Stando ai dati sopra evidenziati, lo sviluppo del teleriscaldamento parrebbe seguire un trend felice e, anche solo confermando il tasso medio di crescita del 2000‐2012 (7,5%), la volumetria riscaldata raggiungerebbe i 500 Mmc nell’orizzonte temporale del 2020 e supererebbe i 1.000 Mmc nel 2030.

Si precisa che il quadro che emerge non è tuttavia completo ed esaustivo (seppure relativo a circa il 97% dell’esistente), riguardando questo solo le reti di cui si ha una precisa conoscenza dei dati impiantistici e gestionali.

Bisogna segnalare, in aggiunta, che innumerevoli reti, per la maggior parte di piccole dimensioni (con alcune eccezioni), tutte alimentate a biomassa, sono in esercizio, ed altre in fase di realizzazione, lungo l’intero arco alpino. Soprattutto in Trentino Alto Adige, ma anche in Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta. La difficoltà di censire tali reti, e di rilevarne i dati impiantistici e di bilancio energetico, impedisce di inserirle organicamente nelle tabelle statistiche. Si stima che, complessivamente, le reti alimentate a biomassa riscaldino una volumetria di circa 5‐6 milioni di metri cubi.

La volumetria totale effettivamente teleriscaldata a fine 2012 si attesta, pertanto, attorno ai 279,4 milioni di metri cubi. Al 31 dicembre del 2012 l’estensione delle reti di riscaldamento urbano in Italia ha raggiunto i 3.161 km di rete primaria. Quanto agli impianti d’utenza, a fine 2012 risultano installate complessivamente 57.492 sottocentrali. L’incremento, rispetto all’anno precedente, è stato di 5.661 unità.

La tipologia impiantistica che vede l’erogazione di calore per riscaldamento e per acqua calda sanitaria è sempre prevalente (oltre il 63% degli impianti; nel 2007 tale tipologia costituiva il 60% delle sottocentrali installate e nel 1997 solo il 50%). Il trend registrato è sintomo evidente del fatto che l’impiantistica delle nuove edificazioni meglio si presta ad essere allacciata a reti di teleriscaldamento. Interessante è l’analisi della distribuzione territoriale degli impianti di teleriscaldamento in Italia, con aggregazione a livello regionale. È ormai consolidata la situazione che  vede le reti concentrate nell’Italia settentrionale e la quasi totalità della volumetria teleriscaldata (circa 272 milioni di m3, pari al 97% della volumetria totale) localizzata in sei regioni: Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Veneto, Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta.

ENEA, "RAPPORTO ANNUALE EFFICIENZA ENERGETICA 2012", dicembre 2013