Dl 133/2014: Gli investimenti degli Ato

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investimenti idrico
di Felice Lucia

Ai fini dell’analisi del comma 6 dell’art. 7, in materia di investimenti, sembrano necessarie alcune considerazioni più generali. Le prime risultanze del monitoraggio avviato dall’Autorità (339/2013/R/idr) sul fabbisogno di investimenti espresso in passato mostrano un tasso medio di realizzazione degli interventi programmati (peraltro, ritenuti sottostimati dagli operatori del settore) prossimo al 56%. 

A fronte dell’elevato fabbisogno di investimenti richiesto dal settore l’Autorità ha dunque, sin dall’avvio delle proprie funzioni nel comparto idrico, introdotto una regolazione volta in primis a promuovere la realizzazione degli interventi infrastrutturali. Tale regolazione ha portato, con riferimento all’anno 2013, considerando le tariffe approvate, ad un incremento tariffario medio del 3,4%, variazione ritenuta coerente con gli investimenti programmati dagli Enti di governo d’Ambito per la medesima annualità e quantificati, al netto dei contributi a fondo perduto, in 1.282.663.084 euro (ossia 42,3 euro/pro capite), con un incremento del 4,3% rispetto agli interventi pianificati per l’anno precedente (Cfr. “Relazione Annuale sullo stato dei servizi”, anno 2014). Tra gli strumenti previsti dall’Autorità, al fine di promuovere ulteriormente la realizzazione degli investimenti, assume particolare rilevanza la regolazione innovativa e asimmetrica (introdotta con la deliberazione 643/2013/R/idr), caratterizzata dall’individuazione di schemi regolatori alternativi tra loro che consentono di ricorrere a strumenti tariffari differenziati per attuare il piano economico finanziario (PEF) definito dai soggetti competenti, in considerazione da un lato del fabbisogno di investimenti e dall'altro dei costi operativi necessari al raggiungimento di obiettivi specifici. 

Tuttavia, in considerazione dell’ingente fabbisogno finanziario sotteso alla realizzazione dei citati investimenti e della contestuale necessità di contenere le tariffe entro limiti socialmente sostenibili, appare opportuno affiancare alla regolazione ulteriori strumenti di finanziamento delle opere. 

Ciò anche in considerazione del fatto che l’adeguamento all’acquis comunitario in materia di acque, con le conseguenti misure di tutela del patrimonio idrico per garantirne la fruizione anche alle generazioni future, richiede, dunque, un impegno di risorse finanziarie ampiamente superiore a quello negli ultimi anni attivato dal comparto idrico. 

Sono, pertanto, opportune le previsioni del comma 6 dell’art. 7, che istituisce uno specifico Fondo finalizzato alla promozione degli investimenti nel settore idrico, al fine di assicurare l’”adeguamento dell'ordinamento nazionale alla normativa europea in materia di gestione dei servizi idrici”. 

Occorre, tuttavia, osservare che, per far fronte proprio alla medesima necessità di investimenti, codesta Commissione ha recentemente approvato, nell’ambito dell’esame in prima lettura del disegno di legge recante "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali" (AC 2093, c.d ‘Collegato Ambientale’), l’istituzione di un “Fondo di garanzia delle opere idriche” (art. 24), finalizzato proprio a ”rilanciare i necessari programmi di investimento per il mantenimento e lo sviluppo delle infrastrutture idriche, finalizzati a garantire un'adeguata tutela della risorsa idrica e dell'ambiente secondo le prescrizioni dell'Unione europea e contenendo gli oneri gravanti sulle tariffe” (art. 24, comma 1). 

Il fondo previsto nel citato disegno di legge differisce da quello recato nel decreto legge in esame sia per modalità di gestione sia per fonti di finanziamento. A parere di questa Autorità il Fondo previsto dall’AC 2093 si configura come l’avvio di una soluzione a regime per l’ulteriore rilancio degli investimenti nel settore piuttosto che come strumento contingente per “garantire l'adeguamento dell'ordinamento nazionale alla normativa europea in materia di gestione dei servizi idrici”, apparendo pertanto già coerente con il sistema tariffario attualmente in vigore e con la correlata ripartizione di competenze, prevedendo correttamente che le modalità di gestione del fondo e la definizione della componente tariffaria volta alla sua alimentazione siano stabilite dall’Autorità e che la sua concreta gestione sia affidata alla Cassa Conguaglio per il settore elettrico, senza maggiori oneri per la finanza pubblica. Si chiede, pertanto, di valutare la sostituzione del comma 6 dell’art. 7 del DL in esame con l’art. 24 del disegno di legge AC 2093 come modificato da codesta Commissione, eventualmente prevedendo che al citato Fondo di garanzia delle opere idriche siano destinate anche le risorse già stanziate dalla Delibera CIPE n. 60/2012 per interventi nel settore della depurazione delle acque per le quali, alla data del 30 settembre 2014, non risultino essere stati ancora assunti atti giuridicamente vincolanti. In subordine, atteso che vi è una stretta correlazione tra utilizzo del Fondo e determinazione delle tariffe per finanziare interventi specifici, si chiede di prevedere espressamente il coordinamento del Fondo con la regolazione dell’Autorità nella definizione dei criteri, delle modalità e dell’entità delle risorse. 

In generale, l’Autorità rileva che la promozione di investimenti non può avvenire senza una corrispondente esplicita previsione di funzioni di regolazione e controllo. 

Il comma 7 dell’art. 7, tramite la previsione di poteri sostitutivi del Governo, mira ad accelerare la progettazione e realizzazione degli interventi necessari all’adeguamento dei sistemi di collettamento, fognatura e depurazione oggetto di procedura di infrazione o di provvedimento di condanna della Corte di Giustizia Europea. Trattandosi di investimenti il cui costo viene coperto, in tutto o in parte, mediante la tariffa predisposta dagli Enti di governo dell’ambito e approvata dall’Autorità, appare necessario esplicitare che anche gli interventi realizzati tramite l’esercizio dei citati poteri sostitutivi devono essere espressamente previsti nelle pertinenti pianificazioni di ambito.

fonte: Autorità per l'Energia Elettrica, il gas ed il sistema idrico, "MEMORIA 25 SETTEMBRE 2014 467/2014/I"