Bioenergie alla ricerca di nuove opportunità

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biomasse
di Enzo de Lucia

Il settore delle “bioenergie”, o biomasse a destinazione energetica, comprende una variegata tipologia di biomasse e contempla differenti destinazioni energetiche.

Per quanto riguarda le fonti, le biomasse si distinguono in biomasse solide, gassose (il “biogas”) e liquide (i “bioliquidi”). La normativa nazionale (D. lgs. 28/2011) definisce «biomassa» la parte biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui di origine biologica provenienti dall’agricoltura, dalla silvicoltura e dalle industrie connesse (pesca e acquacoltura, sfalci e potature), nonché la parte biodegradabile dei rifi uti industriali e urbani. Per «biogas» si intende “il gas prodotto dal processo biochimico di fermentazione anaerobica di biomassa”.

I bioliquidi sono infine costituiti da combustibili liquidi prodotti dalla biomassa per scopi energetici diversi dal trasporto, compresi l’elettricità, il riscaldamento ed il raffreddamento (si tratta prevalentemente di oli vegetali grezzi).

Il settore delle biomasse può avere una diversa finalizzazione energetica: la produzione di energia elettrica, energia termica o energia motrice per il trasporto. Esso rappresenta la quarta fonte nell’ambito delle energie rinnovabili moderne, dopo l’idroelettrico, il fotovoltaico e l’eolico: nel 2012, secondo i dati TERNA, il comparto delle biomasse ha raggiunto una produzione lorda di oltre 12 TWh (il 13,1% dell’energia prodotta da fonte rinnovabile e quasi il 4% di quella complessivamente prodotta a livello nazionale da fonti anche convenzionali). Il settore è risultato tuttavia in decisa crescita negli ultimi anni e il trend positivo è confermato dalle previsioni di breve e medio termine. Nel 2012 l’incremento della produzione di energia elettrica da biomasse è stata pari al 15,3% rispetto al 2011 (contro un aumento dell’11,2% del complesso delle rinnovabili), coprendo il 3,7% del consumo energetico nazionale. Tali livelli produttivi sono stati raggiunti sia attraverso impianti dedicati alla produzione di sola energia elettrica (che producevano nel 2012 il 58,4% del totale delle bioenergie) che attraverso impianti di cogenerazione energia-calore (che producevano il restante 41,6%).

Complessivamente, il 38% dell’energia elettrica prodotta nel 2012 da biomasse deriva dall’utilizzo di biomasse solide, il 37% da biogas e il restante 25% da bioliquidi (categoria rilevata separatamente dalle biomasse a partire dal 2008). È interessante notare che, mentre lo sviluppo delle bioenergie da biomassa solida ha mostrato una dinamica contenuta nel quinquennio 2008-2012, con un aumento cumulato della produzione pari al 10,3%, il settore del biogas ha nello stesso periodo pressoché triplicato la propria capacità produttiva, anche grazie allo sviluppo particolarmente vivace nel comparto della cogenerazione.

A livello europeo, il riferimento principale per lo sfruttamento delle bioenergie è rappresentato da Germania e Regno Unito, dove la quota di energia rinnovabile prodotta a partire da biomasse è stata nel 2011 pari, rispettivamente, al 30,5% e 37,7% (con il 13,1% l’Italia si colloca al terzo posto nel contesto europeo, seguita dalla Svezia con il 12,7% e dall’Austria con l’11,6%). Il mix di fonti utilizzate per la produzione di bioenergia risulta tuttavia diversa nei due top players europei: mentre nel mercato tedesco è il biogas la biomassa più utilizzata per la produzione di energia (51,7% nel 2011), nel caso del Regno Unito sono le biomasse solide a rappresentare la fonte prevalente (con il 55,8% della produzione complessiva di bioenergia).

fonte: UniCredit, "Rapporto infrastrutture", dicembre 2013