Appalti, obbligo di centrale unica di committenza per comuni non capoluogo

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di Enzo De Lucia

E' entrata in vigore dal 1 luglio la Legge 23 giugno 2014, n. 89 di conversione del decreto legge 66/2014 recante misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale.

All’articolo 9 si prevede il divieto per i Comuni non capoluogo di provincia di acquisire lavori, servizi e forniture in assenza di una centrale unica di committenza, e si stabilisce  che l’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici non rilasci il Codice Identificativo Gara (Cig) ai Comuni non capoluogo di provincia che acquisiscano lavori, servizi e forniture senza che questi si uniscano, costituiscano un accordo consortile, ricorrano ad un soggetto aggregatore o alle Province. L’unica alternativa prevista, laddove possibile, è l’acquisto di beni e servizi attraverso il Mepa e la Consip spa.

I comuni non capoluogo per bandire delle gare dovranno quindi riunirsi in unioni di comuni. In alternativa potranno avvalersi di un consorzio, ricorrere ad uno dei soggetti aggregatori o effettuare la gara telematica tramite una centrale di committenza.

L’Anci (associazione nazionale comuni italiani) esprime forte preoccupazione per il rischio di paralisi dell’attività dei Comuni.

In breve le novità di maggior interesse per il settore edile:

  • i bandi di gara saranno pubblicati solo online a partire dal primo gennaio 2016;
  • l’acquisizione di lavori, beni e servizi avverrà attraverso centrali di committenza dei piccoli Comuni;
  • è prevista la riduzione della spesa pubblica per acquisizione di beni e servizi;
  • è stabilito l’obbligo di fatturazione elettronica e la tracciabilità dei flussi finanziari;
  • sono previste agevolazioni per la cessione dei crediti delle imprese agli istituti finanziari;
  • l’Irap (Imposta regionale sulle attività produttive) viene ridotta dal 3,9% al 3,5% a partire dal 2015; per quest'anno sarà pari a 3,75%.