Eolico: fuga dall'Italia

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Se qualcuno voleva bloccare lo sviluppo delleolico in Italia, a quanto pare c'è riuscito: i dati di quest'anno sugli investimenti nel settore dell'energia pulita dal vento, anche se ancora parziali, parlano chiaro. Oltre il 70% degli investimeni, infatti, nel 2011 va all'estero contro il 30% del 2010. In pratica in Italia non si fa quasi più eolico.

I dati provengono dal rapporto Irex di Althesys, e fotografano anche il cambiamento degli investitori: se nel 2010 a progettare e realizzare impianti eolici erano aziende che si occupavano solo di rinnovabili (52% del totale), quest'anno saranno i grandi player energetici (58%). Questi ultimi, avendo un paniere produttivo che va dal carbone alle rinnovabili, passando per il nucleare estero, possono permettersi ancora di investire in Italia superando i tanti ostacoli presenti nel nostro paese.

Come la cronica incertezza normativa: mancano ancora molti decreti attuativi nella normativa di riferimento e, dal punto di vista fiscale, l'ipotesi di applicare la Robin Tax anche alle rinnovabili frena gli investimenti. Come ha ammesso persino l'Autorità per l'Energia.

Eppure, spiega Althesys nel suo rapporto Irex, i vantaggi derivanti dall'eolico non mancano: "al 2020 l’energia del vento genererà benefici netti compresi tra 25,9 e 37,3 miliardi di euro al sistema-paese". Dove vanno, allora, gli investimenti che fuggono dall'Italia? Dove le regole sono più chiare e gli incentivi più consistenti, come in Romania, e fuggono dai paesi dove gli investimenti non hanno un futuro chiaro, come la Bulgaria.

 

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