Crisi PV: First Solar e SunPower tagliano la produzione

Versione stampabileInvia a un amico
di Fabio Pezzuto

SunPower e First Solar, due colossi statunitensi del fotovoltaico, hanno annunciato la ristrutturazione di parte delle proprie attività come strategia per affrontare l'attuale crisi del settore. Sono numerose le imprese manifatturiere europee e nordamericane che, a causa della spietata concorrenza cinese e della discontinuità delle politiche pubbliche di sostegno alle rinnovabili, sono state costrette a tagliare la produzione o addirittura a dichiarare bancarotta.

In questo caso la SunPower ha deciso la chiusura di una linea di produzione da 125 MW nelle Filippine, che verrà accorpata con l'altro impianto produttivo da 575 MW nello stesso paese. Per quanto riguarda invece lo stabilimento da 600 MW sito in Malesia, non sono state previste chiusure né interruzioni.

La First Solar, principale produttore mondiale di moduli PV a film sottile al CdTe (Telloruro di Cadmio), è stata costretta a decisioni ancor più drammatiche: lo stabilimento di Francoforte verrà chiuso, mentre a partire dal 1 maggio verrà fermata parte della produzione nel grande impianto di Kulim, Malesia. Circa il 30% della forza lavoro verrà quindi licenziata, ma l'azienda prevede che queste misure permetteranno un risparmio notevole che consentirà di raggiungere nel 2012 un costo medio di produzione pari a 0,70-0,72 dollari per watt, che diminuirà a 0,60-0,64 dollari per watt l'anno seguente.

Il fermo di un terzo della sua capacità di produzione a livello mondiale nel quarto trimestre del 2012 determinerà il licenziamento di 2.000 dipendenti.

Sulla decisione della First Solar ha influito in maniera determinante il taglio agli incentivi per il fotovoltaico stabilito dal governo tedesco lo scorso marzo. A partire dal 1 luglio infatti, gli impianti fotovoltaici di potenza superiore a 10 MW non potranno beneficiare di alcun tipo di sovvenzione. In questo modo verrà limitata l'installazione dei grandi impianti PV a terra, vale a dire il principale mercato per la First Solar, i cui moduli solari a basso prezzo, ma anche a bassa efficienza, risultano efficaci solo su ampi spazi soleggiati.

Per quanto riguarda invece la concorrenza cinese, i sussidi statali per il settore (circa 20 miliardi di euro nel 2011) hanno permesso alle imprese nazionali di conquistare sempre più spazio nei mercati europei e nordamericani, offrendo prodotti a prezzi del 30% inferiori rispetto ai costi di produzione. Questa politica commerciale di dumping è stata portata all'attenzione della Commissione Europea dalla tedesca SolarWorld, che ha agito in maniera analoga negli Stati Uniti, presentando istanza tramite la filiale americana al Dipartimento del Commercio e alla International Trade Commission. Frank Asbeck, CEO di SolarWorld, ritiene che se Bruxelles darà inizio a procedimenti legali contro la concorrenza sleale cinese, l'amministrazione americana seguirà sicuramente l'esempio europeo.