Capri rischia di restare senza elettricità

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di Andrea Marchetti

I termini sono scaduti con la fine di Novembre ed ora Sippic,  la società che distribuisce l’energia elettrica a Capri, dovrà fare i lavori, imposti dalla Procura di Napoli,  necessari per l’ammodernamento della propria centrale termoelettrica, da tempo nel mirino degli ambientalisti e da quasi due anni sotto sequestro, ma con facoltà di utilizzo, per una serie di problemi legati all’inquinamento ambientale ed all’impatto paesaggistico.  

Già prima dell’estate era scoppiato il “caso Sipicc”: la Procura della Repubblica di Napoli aveva intimato alla società di iniziare entro il 15 Luglio i lavori di ristrutturazione, a pena di revocare la  facoltà d'uso e l'interruzione dell'attività della centrale. A firmare il provvedimento, inviato anche alla Presidenza del Consiglio, ai ministeri all'Ambiente e delle Attività Produttive, al prefetto e alla Protezione Cvile, sono stati il Procuratore della Repubblica di Napoli Giovandomenico Lepore, il Procuratore aggiunto Aldo De Chiara insieme al sostituto Procuratore Federico Bisceglia. I sindaci dell'Isola hanno chiesto l'intervento delle autorità competenti e, tuttavia, sono riusciti a scongiurare il pericolo di chiusura dell’impianto che avrebbe rischiato di far rimanere l’isola senza elettricità nel periodo estivo e maggiormente turistico.

Alla fine di Ottobre, tuttavia, gli agenti del nucleo investigativo di polizia ambientale del comando provinciale di Napoli del Corpo Forestale dello Stato hanno notificato al sindaco di Capri, Ciro Lembo, due nuovi provvedimenti relativi alla centrale. Il primo è firmato dal procuratore capo di Napoli Giovandomenico Lepore, dal procuratore aggiunto Aldo De Chiara, coordinatore del pool ambiente, e dal sostituto procuratore Federico Bisceglia, titolare dell’inchiesta. L’altro, invece, è siglato dal presidente dell’undicesima sezione gip di Napoli Bruno D’Ursoche ha accolto le richieste avanzate dalla Procura: alla Sippic è stato ordinato il versamento di una cauzione di 500mila euro, da depositare in Procura, oltre al termine di 30 giorni entro i quali dovrà provvedere a realizzare tutti i lavori necessari, fino ad oggi non eseguiti, così come indicati dal consiglio dei tecnici della Procura. In caso di inadempienza la somma resterà a disposizione della Procura. E, inoltre, nel caso l’azienda non versasse quanto richiesto in alternativa ai lavori, si procederà al sequestro della centrale ma, stavolta, con il blocco di tutte le attività e con la grave conseguenza di una sospensione della produzione e distribuzione di energia elettrica sull’isola.

Il Provvedimento della Procura era stato accolto con soddisfazione dal locale circolo di Legambiente, che aveva così commentato: “Dopo che la Sippic non è riuscita ad adempiere alla bonifica ed eliminazione di tutte le cause d'inquinamento della centrale termoelettrica di Marina Grande e non ha neppure eseguito i lavori di bonifica del sito inquinato nei tempi previsti, cala finalmente la scure della Procura su una vicenda che si trascina da anni”. Più radicale il commento di Francesco Emilio Borrelli, commissario regionale campano dei Verdi: "La centrale elettrica Sippic di Capri andrebbe espropiata dallo Stato, bonificata, smantellata e sostituita da una fornitura elettrica tramite cavi sottomarini come gia' avviene per l'isola d' Ischia. Non e' credibile che la società che l'ha gestita fino ad oggi, causando gravi danni ambientali al territorio, sia in grado in soli 30 giorni di adeguarla alle normative con l'esecuzione dei lavori necessari a superare i problemi di inquinamento dell'impianto come ha chiesto la Procura di Napoli. Da decenni non ammodernano la struttura, figuriamoci se lo faranno adesso. C'e' un solo modo, secondo noi, per liberare Capri da questo 'colosso dell'inquinamento' e cioè requisirlo e gradualmente e smantellarlo". "Credo sia estremamente difficile che la società che gestisce la centrale elettrica sia in grado di adeguare la struttura a tutte le normative vigenti in soli 30 giorni", aveva spiegato Nicola Pasquino, docente di Misure alla Facoltà di Ingegneria della Federico II, che studiò alcuni aspetti inquinanti dell' impianto nel 2009. "Ho avuto modo di studiarla e di verificarne il grosso impatto ambientale e paesaggistico alcuni anni fa. Non mi risulta che rispetto ad allora ci sono stati grandi miglioramenti, anzi sembra il contrario. inoltre oramai esistono tecnologie molto più avanzate per produrre energia elettrica o fornirla che sono certamente più economiche e meno inquinanti ed invasive della Sippic", conclude Pasquino. Ci auguriamo che la vicenda si concluda positivamente e che gli abitanti di Capri non siano costretti a passare un Natale senza luci.

 

Fonte: 

e-gazette.it