Incentivi GSE: sulla responsabilità risarcitoria della P.A.

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Se l'amministrazione perde tempo, il rischio è qualcosa di più che perdere l'incentivo

Le leggi cambiano, velocemente, con esse cambiano i criteri per accedere agli incentivi previsti per le fonti energetiche non convenzionali.

Alle imprese del settore energetico-produttivo è pertanto richiesta una estrema flessibilità in fatto di programmi, prevedendo investimenti "dubbi", dato che non è possibile prevedere oltre il breve termine, con spese crescenti ma incerte (business plan della validità di qualche mese), con tutte le conseguenze del caso.

Non cambia però la P.A., che se non inerte può impiegare degli anni ad autorizzare (o negare) un investimento produttivo.  E quando si arriva alla fine, se si raggiunge l'autorizzazione, sperando che la tecnologia scelta per i propri impianti non sia oramai superata (circostanza che può farvi ripartire da capo con una necessaria modifica sostanziale del progetto), potrebbe essere cambiato il regime incentivante e potreste essere oramai fuori da questo.

Nessuna legge vi potrà riportare indietro nel tempo per poter accedere a quel regime, neanche in sede giurisprudenziale in base all'inerzia della PA.

Lo afferma la sentenza 1015/2012 del Consiglio di Stato che ammette come unico risarcimento l'inclusione negli effetti del ritardo dei procedimenti collegati a quello imputato.

Il danno da ritardo può, infatti, certamente comprendere anche gli effetti che il ritardo produce sull’esito di procedimenti collegati a quello in cui è maturato.

Il ristoro economico dell'impresa (comunque giusto) però non potrà mai compensare il nostro paese della mancata applicazione di nuove tecnologie  e il mancato impiego di personale.