Certificazione ambientale vs certificazione energetica

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di Laura Crisci e Paolo D'Agostino

Sono gli edifici all'origine del 40% circa del consumo energetico e del 36% delle emissioni di CO2 nella Ue.

Ma il futuro per il mercato immobiliare si tinge di verde, nel senso che sarà sempre più frequente la certificazione ambientale degli edifici accoppiata a quella energetica. In Italia siamo ancora ai primi passi per quanto riguarda il green building, tuttavia la strada imboccata è quella giusta, come testimonia un numero sempre più elevato d'investitori orientati verso tecnologie a servizio di questo settore.

La certificazione energetica attesta la prestazione o rendimento energetico di un edificio, cioè il fabbisogno annuo di energia necessaria per soddisfare i servizi di climatizzazione invernale ed estiva, riscaldamento dell'acqua per uso domestico, ventilazione e illuminazione secondo utilizzi standard, dipendente dalle caratteristiche di localizzazione, posizione, isolamento termico e dotazione impiantistica dell'edificio stesso. La certificazione energetica reca anche alcune raccomandazioni per migliorare tale rendimento che è espresso da un indicatore fondamentale chiamato “indice di prestazione energetica annua per la climatizzazione invernale” e che consente una classificazione di merito degli edifici. 

La certificazione energetica è stata introdotta dalla direttiva EU 2002/91, con criteri vincolanti per tutti gli Stati membri. Successivamente, la direttiva 2010/31/Ue, abrogando la 2002/91/CE, ha disposto, tra le altre cose, l'istituzione di un quadro metodologico comparativo per calcolare i livelli ottimali in funzione dei costi per i requisiti minimi di prestazione energetica degli edifici e degli elementi edilizi, avvenuta con regolamento della Commissione Europea n. 244 del 16/01/2012. Il 19 aprile sono stati pubblicati sulla G.e. gli orientamenti che accompagnano il regolamento 244/2012.

E’ stata recepita in Italia con i decreti legislativi 192/2005 e 311/2006, ed è stata infine attuata con il Dpr 59/2009 e con il Dm Sviluppo economico 26 giugno 2009 (recante i criteri per il calcolo). Il Decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28 ha poi introdotto alcune modifiche al Decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192 in merito ai contratti di compravendita e locazione e agli annunci commerciali di vendita degli immobili rendendo obbligatorio, dal 1° gennaio 2012, l’indicazione dell’indice di prestazione energetica espresso in kWh/mq sugli annunci di quasiasi tipo e su qualunque media (solo in Emilia Romagna, Umbria e Lombardia va riportata anche la classe energetica).

La certificazione energetica dell'immobile (ACE), valida 10 anni, è dunque obbligatoria. Si consideri indispensabile per gli atti di vendita (dal 2009), gli atti d'affito (dal 2010), nonchè per usufruire della detrazione fiscale del 55%.

Il recepimento della Direttiva 2002/91/CE è avvenuto in Italia in modo disomogeneo. Dal Rapporto 2012 sull’attuazione della certificazione energetica degli edifici in Italia, realizzato dal CTI - Comitato Termotecnico Italiano Energia e Ambiente - emerge che 10 Regioni (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Marche, Molise, Sardegna, Umbria e Veneto) non hanno una legge quadro sulla materia. Solamente 4 Regioni (Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta) possiedono un catasto energetico regionale. Abruzzo, Liguria e Veneto ne prevedono l’attivazione nel 2012. Oltre alle 8 Regioni che hanno già un elenco dei certificatori (Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sicilia, Trento e Valle d’Aosta), solo altre 5 (Abruzzo, Basilicata, Lazio, Umbria e Veneto) prevedono di costituirlo.

Gli Attestati di Certificazione Energetica censiti al 31 dicembre 2011 sono 1.375.023, dei quali 710.000 (51,63%) solo in Lombardia.

Tra gli elementi di maggiore criticità c’è la formazione dei certificatori, la procedura di calcolo, l'autodichiarazione in classe G e le sansioni.

La procedura di calcolo utilizzata per la valutazione degli indicatori energetici non è uguale per tutte le Regioni. Il riferimento in questo campo sono le norme tecniche nazionali del pacchetto UNI/TS 11300, obbligatorie secondo il D.lgs n.115/2008. E' il caso di ricordare che il 10 maggio scorso è stata pubblicata la norma UNI/TS 11300-4 “Prestazioni energetiche degli edifici: utilizzo di energie rinnovabili e altri metodi di generazione per la climatizzazione invernale e la produzione di acqua calda sanitaria” che uniforma e recepisce la direttiva 2010/31/ue.

Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Veneto e la Provincia autonoma di Trento hanno avviato controlli sulla qualità dei certificati emessi. Le attività di controllo da parte delle Regioni, laddove avviate, hanno evidenziato un’elevata percentuale di attestati non conformi.

La certificazione energetica dev'essere effettuata da esperti che dimostrino di essere estranei alla proprietà. Sulla questione dell’autodichiarazione in classe G del proprietario dell’immobile pende una procedura di messa in mora da parte della Commissione Europea, che non consente la possibilità di autodichiarare la classe G. 

Diversamente dalla certificazione energetica, nel nostro paese la certificazione ambientale degli immobili non è obbligatoria, per cui viene effettuata volontariamente dando un valore aggiunto all'edificio che viene certificato.

Attraverso la certificazione ambientale, l'edificio viene classificato in base alle sua sostenibilità ambientale, dalla fase della costruzione fino a quella dello smaltimento degli scarti di demolizione.

La certificazione ambientale degli edifici è legata ad alcune fasi chiave nell'ambito della costruzione di un edificio: la progettazione ecologicamente orientata, che deve tenere conto dei materiali usati per la costruzione, l'impatto ambientale del cantiere, la scelta delle materie prime, che devono essere certificate ed a basso impatto ambientale, il luogo di reperimento delle materie prime, in quanto minori distanze implicano minor inquinamento legato al trasporto dei materiali, lo smaltimento dei materiali, che dev'essere a scarso impatto ambientale e non dannoso per la salute, come verificatosi invece in passato ad esempio con l'amianto, i consumi energetici e di vita utile dell'edificio, aspetto importantissimo perchè legato al risparmio energetico dell'edificio e lo smantellamento dell'edifico, che dev'essere quanto più possibile a basso impatto ambientale e con la minor emissione possibile di polveri nell'atmosfera.

Le certificazioni ambientali attualmente operanti si fondano su uno dei due seguenti criteri:

Soglia minima standard: l'ente certificatore stabilisce i requisiti minimi necessari per accedere alla certificazione ambientale.

Punteggio: l'ente certificatore definisce una serie di fattori verificando i quali si ottiene il punteggio per la redazione della certificazione di compatibilità ambientale.

In Italia esistono vari tipi di certificazione ambientale, tra le più note vi sono LEED Rating system-GBC Italia, Protocollo Italica e CasaClia-KlimaHaus.

CasaClia-KlimaHaus è un sistema di certificazione energetica in vigore solo nella Provincia di Bolzano. Le classi vanno dall'Oro alla F. Per le classi Oro, A e B è possibile aggiungere un "+" nel caso di edifici realizzati con materiali ecologici e che utilizzano fonti rinnovabili.

Nato nel 1998 negli Stati Uniti, LEED (Leadership in Energy and Environmental Design) è un programma di certificazione relativo a tutto il ciclo di vita e dell'ecocompatibilità di edifici commerciali e residenziali, dalla progettazione alla costruzione. si basa sull'attribuzione di "crediti" per ciascun requisito e la loro somma costituisce il livello di certificazione, da Base a Platino.

Protocollo Itaca, approvato nel 2004 dalla conferenza delle Regioni Italiane, valuta la qualità e la sostenibilità ambientale degli edifici residenziali e riguarda sia il consumo delle risorse energetiche sia l'incidenza dei carichi ambientali (emissioni di gas serra, rifiuti solidi e liquidi prodotti). In base alle prestazioni, l'edificio riceve un punteggio che varia da -1 a +5. 

Altre certificazioni ambientali nazionali e internazionali sono di seguito menzionate:

Europa
- Ecolabel - Marchio a "soglia" (in via di definizione)

Austria
- Klima: aktiv - Marchio "a punteggio"

Francia
- Haute Qualité Environmentale (HQE) - Marchio "a soglia"

Germania
- Guideline for Sustainable Buildings - (Non è ancora definito un marchio specifico)

Italia
- Protocollo Itaca - Marchio "a punteggio"
- CasaClima - KlimaHaus - Marchio "a punteggio "
- SB100 - Marchio "a punteggio"
- GBC Italia - Marchio "a punteggio"

Danimarca, Finlandia, Svezia, Norvegia, Islanda
- Nordic Ecolabelling - Marchio "a soglia"

Spagna
- Resolution MAH/1390/2006 (1389/2006) - Marchio "a soglia"

Regno Unito
- BREEAM - Marchio "a punteggio"

Svizzera
- Minergie - ECO / Minergie P-ECO - Marchio "a soglia"

USA
- LEED Rating Systems (GBC) - Marchio "a punteggio"

Australia
- Green Star (Green Building Council Australia) - Marchio "a punteggio"

Giappone
- CASBEE - Marchio "a punteggio"

Costruire un edificio ad alta efficienza energetica e ambientalmente sostenibile costa più del 10% in più, ma i costi vengono recuperati sia dal risparmio energetico, sia dal fatto che il valore dell'immobile è più elevato. 

AllegatoDimensione
attuazione_certificazione_energetica-rapporto_CTI.pdf6.41 MB