Approfondimenti sulla parte energia del decreto liberalizzazioni

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di Felice Lucia

L’articolo 22 recepisce la richiesta - contenuta nella segnalazione 5 gennaio 2012 dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato - di modificare l’articolo 1-bis del D.L. n. 105/2010, convertito in legge dalla legge n. 129/2010, che ha istituito il sistema informatico integrato (SII), prevedendo che quest’ultimo ricomprenda anche la gestione delle misure dei consumi, e non solo i flussi informativi relativi al passaggio di un cliente da un venditore ad un altro (switching), al fine di rendere più efficiente la trasmissione dei dati posseduti dal distributore monopolista al venditore attraverso un soggetto aggregatore indipendente.

L’innovazione apportata dall’articolo 22 al SII corregge l’asimmetria informativa oggi esistente tra i distributori e le società di vendita. Il distributore di energia elettrica e gas è il fulcro dei rapporti contrattuali che assicurano l’esecuzione della fornitura ed ha, quindi, la responsabilità di gestire i cambi di fornitore, le nuove attivazioni e le cessazioni. Inoltre, in quanto responsabile del servizio di misura, svolge una funzione essenziale ai fini del corretto rapporto tra venditore e cliente finale, nonché ai fini dell’individuazione degli eventuali sbilanciamenti in prelievo che abbiano richiesto interventi correttivi da parte del gestore della rete di trasporto. L’integrazione del SII, dunque, rende più efficiente lo scambio di informazioni essenziali fra distributore e società di vendita, migliorando la concorrenza nei mercati e il servizio all’utente finale.

Il comma 1, quindi, prevede che il Sistema informatico Integrato, istituito presso l'Acquirente Unico, sia finalizzato anche alla gestione delle informazioni relative ai consumi di energia elettrica e di gas dei clienti finali; pertanto la banca dati di cui al comma 1 del medesimo articolo 1-bis raccoglierà, oltre alle informazioni sui punti di prelievo ed ai dati identificativi dei clienti finali, anche i dati sulle relative misure dei consumi di energia elettrica e di gas. L'Autorità per l'energia elettrica ed il gas - che ai sensi del comma 2 è competente alla irrogazione delle sanzioni per il mancato o incompleto rispetto degli obblighi di comunicazione da parte degli operatori - adegua i propri provvedimenti in materia entro due mesi dall'entrata in vigore della disposizione in commento, in modo da favorire la trasparenza informativa e l'accesso delle società di vendita ai dati gestiti dal Sistema informatico integrato.

Già oggi, ai sensi dell’articolo 35, comma 3, lettera b) del D.Lgs. 93/2011, deve assicurare che le società di distribuzione rendano disponibili i dati di consumo dei clienti alle società di vendita, garantendo qualità e tempestività delle informazioni fornite.

Il comma 3 contiene la clausola di salvaguardia finanziaria.

L’AEEG ha valutato positivamente l’estensione dell’ambito del SII realizzata dall’articolo 22 in esame. L’Autorità ha evidenziato infatti come lo scambio di informazioni e i processi funzionali all’acquisizione e alla gestione dei clienti finali costituiscano un elemento rilevante per l’effettiva apertura dei mercati al dettaglio e l’affermarsi della concorrenza.

La liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica e del gas, che ha comportato un aumento del numero di clienti di piccole dimensioni sul mercato libero e l’ingresso di nuovi operatori sul mercato, unitamente all’elevato numero di imprese di distribuzione attive, sta mettendo a dura prova l’efficacia di procedure e meccanismi organizzativi per la gestione delle attività che comportano lo scambio di informazioni, nonché l’aggiornamento delle relazioni contrattuali tra i diversi operatori.

Tra i processi a più elevata criticità ci sono quello dello switching dei clienti finali e quello della gestione dei dati di misura.

In tale contesto, la realizzazione del SII, basato su una banca dati dei punti di prelievo dell’energia elettrica e di gas naturale e dei dati identificativi dei clienti finali, ha rappresentato non solo un’opportunità per implementare in modo efficiente i processi esistenti, ma anche un’occasione di miglioramento della loro efficienza ed efficacia.

L’estensione dell’ambito del SII ai dati relativi alle misure dei consumi di energia e di gas rappresenta quindi un ulteriore elemento positivo, rafforzando uno strumento di particolare rilevanza. I dati di misura sono infatti un elemento essenziale per le diverse attività della filiera, la cui disponibilità può consentire efficienze nei processi a pieno beneficio dei consumatori finali.

Articolo 22 (Disposizioni per accrescere la trasparenza sui mercati
dell’energia elettrica e del gas)

1. Al fine di promuovere la concorrenza nei mercati dell'energia elettrica e del gas, il Sistema informatico Integrato, istituito presso l'Acquirente Unico ai sensi dell'articolo 1-bis del decreto-legge 8 luglio 2010, n. 105, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 agosto 2010, n. 129, è finalizzato anche alla gestione delle informazioni relative ai consumi di energia elettrica e di gas dei clienti finali e la banca dati di cui al comma 1 del medesimo articolo 1-bis raccoglie, oltre alle informazioni sui punti di prelievo ed ai dati identificativi dei clienti finali, anche i dati sulle relative misure dei consumi di energia elettrica e di gas. L'Autorità per l'energia elettrica ed il gas adegua i propri provvedimenti in materia entro due mesi dall'entrata in vigore della presente disposizione, in modo da favorire la trasparenza informativa e l'accesso delle società di vendita ai dati gestiti dal Sistema informatico integrato.

2. Il mancato o incompleto rispetto degli obblighi di comunicazione di cui al comma 1 da parte degli operatori è sanzionato da parte dell'Autorità per l'energia elettrica ed il Gas secondo le disposizioni di cui all'articolo 45 del decreto legislativo 1o giugno 2011, n. 93.

3. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

L’articolo 23, confermando le procedure di approvazione e valutazione del Piano di sviluppo della rete di trasmissione nazionale (di seguito Piano) previste dall'art. 36, comma 12, del D.Lgs. n. 93 del 2011, dispone che tale Piano venga sottoposto annualmente alla verifica di assoggettabilità a procedura di valutazione ambientale strategica (VAS) prevista dall’art. 12 del D.Lgs. n. 152/2006 e a procedura di VAS ogni tre anni (comma 1).

A tale scopo nel Piano e nel collegato rapporto ambientale dovrà essere evidenziato, con sufficiente livello di dettaglio, l'impatto ambientale complessivo delle nuove opere (comma 2).

Considerato che attualmente occorrono per lo svolgimento della VAS sul Piano dai sei agli otto mesi, esso viene di solito approvato verso la fine dell’anno. Da ciò l’opportunità, dato che il meccanismo si reitera già a partire dal mese di gennaio dell’anno successivo su un Piano sostanzialmente molto simile a quello dell’anno precedente, di prevedere la sottoposizione a VAS del Piano nel primo anno di ciascun triennio, in modo da valutare “l’effetto ambientale cumulato e dare le prescrizioni necessarie”, mentre nei due anni successivi, in cui “il Piano dovrebbe rappresentare più che altro uno stato di avanzamento di quanto programmato e già approvato l’anno precedente”, prevedere l’applicazione solo della verifica di assoggettabilità di cui all’art. 12 del Codice ambientale da concludersi nei previsti 90 giorni. In tal modo, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare potrebbe verificare solo eventuali effetti significativi sull’ambiente eventualmente non considerati nell’esame dell’anno precedente. La relazione sottolinea, inoltre, come tale semplificazione, da applicare a partire dal Piano 2012, farebbe guadagnare circa sei mesi ogni anno sui tempi di avvio delle attività e delle specifiche procedure autorizzative relative ai singoli progetti.

Il Piano decennale di sviluppo della rete di trasmissione nazionale

Si ricorda che, in base a quanto previsto dal D.M. Attività Produttive del 20 aprile 2005 relativo alla concessione a Terna delle attività di trasmissione e dispacciamento dell’energia elettrica e secondo quanto disposto dal citato art. 36, comma 12, del D.Lgs. n. 93/2011, Terna S.p.A. predispone, entro il 31 gennaio di ciascun anno, un Piano decennale di sviluppo della rete di trasmissione nazionale, basato sulla domanda e offerta esistenti e previste. Il Piano individua le infrastrutture di trasmissione da costruire o potenziare nei dieci anni successivi nonché gli investimenti programmati e i nuovi investimenti da realizzare nel triennio successivo e una programmazione temporale dei progetti di investimento. Per quanto concerne la procedura di approvazione del Piano presentato da Terna S.p.A., esso è approvato dal Ministro dello sviluppo economico, acquisito il parere delle Regioni territorialmente interessate, tenuto conto delle valutazioni formulate dall'Autorità per l'energia elettrica ed il gas. Si rammenta, circa il ruolo di Terna Spa, che l'attività di trasmissione e dispacciamento di energia elettrica è riservata allo Stato e svolta in regime di concessione da Terna S.p.A., che opera come gestore del sistema di trasmissione ai sensi dell'art. 1, comma 1, del D.Lgs. n. 79/1999 secondo modalità definite nella convenzione stipulata tra la stessa Terna e il Ministero dello sviluppo economico per la disciplina della stessa concessione. Il Piano risulta soggetto a VAS ai sensi dell’art. 6, comma 2, del D.Lgs. n. 152/2006 (Codice ambientale), ove è previsto che la VAS riguarda i piani e i programmi che possono avere impatti significativi sull'ambiente e sul patrimonio culturale. Attualmente la procedura di VAS è prevista nell'ambito della procedura relativa all’elaborazione del Piano di cui al citato art. 36, comma 12, del D.Lgs. n. 93/2011, rinviando, per quanto concerne i tempi assegnati alle Regioni per l'espressione del loro parere alle disposizioni del Codice ambientale (art. 14), ovvero stabilendo il termine di 60 giorni dal ricevimento del Piano nel caso di mancato avvio della procedura VAS.

Il procedimento di VAS

In estrema sintesi si ricorda che la VAS rappresenta un processo sistematico di valutazione delle conseguenze ambientali di piani e programmi e nasce dall’esigenza che nella loro predisposizione, insieme agli aspetti sociali ed economici, vengano considerati anche gli impatti ambientali. Essa è disciplinata nel Titolo II del Codice (artt. 11-18), riscritto integralmente dal D.lgs. 4/2008e modificato ulteriormente dal D.Lgs. 128/2010. Le disposizioni che disciplinano, invece, la previa verifica di assoggettabilità (cd. screening) sono contenute, per quanto concerne la VAS, nell’art. 12.

La VAS prende avvio contestualmente al processo di formazione del piano o programma: la p.a. incaricata dell’approvazione del piano o programma (autorità procedente) dovrà, infatti, richiedere all’autorità competente in materia di VAS un parere in merito all’assoggettabilità della relativa proposta alla VAS, ai sensi dell’art. 12. L’autorità ambientale competente dovrà emettere il provvedimento di verifica, la cd. verifica di assoggettabilità, assoggettando o escludendo il piano o il programma dalla VAS entro 90 giorni dalla trasmissione degli atti da parte dell’autorità procedente. A seguito dell’esito positivo della verifica si procederà con la vera e propria fase di VAS.

Si fa presente che la verifica di assoggettabilità a VAS ovvero la VAS, relative a modifiche a piani e programmi ovvero a strumenti attuativi di piani o programmi già sottoposti positivamente alla verifica di assoggettabilità o alla VAS, si limita ai soli effetti significativi sull'ambiente che non siano stati precedentemente considerati dagli strumenti normativamente sovraordinati (art. 12, comma 6).

Quanto all'individuazione dell'autorità competente in materia di VAS, occorre ricordare che a seguito delle ultime modifiche apportate al Codice ambientale dal D.Lgs. 4/2008, vige il criterio secondo cui la ripartizione delle competenze ha luogo in ragione della titolarità ad approvare i piani e programmi da valutare (art. 7, commi 1 e 2).

Articolo 23 (Semplificazione delle procedure per l'approvazione del piano di sviluppo della rete di trasmissione nazionale)

1. Fermi restando l'obbligo di predisposizione annuale di un Piano di sviluppo della rete di trasmissione nazionale e le procedure di valutazione, consultazione pubblica ed approvazione previste dall'articolo 36, comma 12, del decreto legislativo 1o giugno 2011, n. 93, il medesimo Piano è sottoposto annualmente alla verifica di assoggettabilità a procedura VAS di cui all'articolo 12 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 ed è comunque sottoposto a procedura VAS ogni tre anni.

2. Ai fini della verifica di assoggettabilità a procedura VAS di cui al comma precedente, il piano di sviluppo della rete e il collegato rapporto ambientale evidenziano, con sufficiente livello di dettaglio, l'impatto ambientale complessivo delle nuove opere.

L’articolo 24 è finalizzato ad accelerare “la valutazione e la possibile autorizzazione dei progetti di disattivazione presentati da almeno dodici mesi; si tratta di cinque progetti, per tre dei quali è già disponibile la valutazione d’impatto ambientale (Trino, Garigliano e Latina)".

Si veda anche il comunicato stampa della Sogin relativo al Piano industriale 2011-2015 all’indirizzo internet www.sogin.it/SiteAssets/uploads/2011/piano industriale 2011-2015 cs.pdf

La relazione illustrativa precisa, inoltre, che "si tratta di attivare investimenti pubblici notevoli, con l’attuazione di procedure di gara che coinvolgono molte imprese qualificate e il relativo indotto … La SOGIN, società pubblica incaricata di tali attività, ha stimato il valore delle sole attività di smantellamento per il periodo 2011-2021 in 1,5 miliardi circa di opere, con una media di circa 120 milioni l’anno. Il deposito nazionale e il Parco valgono circa altri 2 miliardi, con l’attivazione peraltro di occupazione qualificata stabile (e non solo di cantiere)".

Sulla Sogin si veda anche la relazione della Corte dei Conti riferita al risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria della Società gestione impianti nucleari per azioni per l’esercizio 2008 (Doc. XV, n. 202, del maggio 2010, disponibile all’indirizzo internet www.camera.it/_dati/leg16/lavori/documentiparlamentari/indiceetesti/015/...

Si ricorda che la Società Gestione Impianti Nucleari S.p.A. (SOGIN) è stata istituita nel quadro del riassetto del mercato elettrico disposto dal D.Lgs. 79/1999; con la trasformazione dell'ENEL in una holding formata da diverse società indipendenti, le attività nucleari sono state trasferite alla SOGIN, che ha pertanto incorporato le strutture e le competenze precedentemente applicate alla progettazione, alla costruzione e all’esercizio delle centrali elettronucleari italiane, ed ha conseguentemente acquisito le quattro centrali nucleari italiane di Trino, Caorso, Latina e Garigliano di Sessa Aurunca. Poiché con il referendum del 1987 è stata bloccata la possibilità di costruire nuove centrali nucleari, la SOGIN, oltre ad essere impegnata in attività di ricerca, consulenza, assistenza e servizio in campo nucleare, energetico e ambientale, ha avuto come missione lo smantellamento (decommissioning) degli impianti nucleari e la gestione dei rifiuti radioattivi.

A tal fine il comma 1 prevede un termine per il rilascio dei pareri riguardanti i progetti di disattivazione di impianti nucleari, per i quali sia stata richiesta l'autorizzazione di cui all'art. 55 del D.Lgs. 230/1995 da almeno 12 mesi.

Per tali progetti viene previsto che le amministrazioni competenti provvedano al rilascio dei citati pareri entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto, prorogabili di ulteriori 60 giorni su motivata richiesta dell’amministrazione interessata.

Nel corso dell’esame al Senato è stato inserito un periodo che prevede che, al fine del rilascio dei citati pareri, le osservazioni delle amministrazioni previste dalle normative vigenti sono formulate all’ISPRA entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto-legge.

Il comma 2 prevede la convocazione, da parte del Ministero dello sviluppo economico di una conferenza di servizi (da svolgersi secondo le modalità di cui alla L. 241/1990) finalizzata alla conclusione della procedura di valutazione entro i successivi 90 giorni qualora le amministrazioni competenti non rilascino i pareri nel termine prescritto dal comma 1.

Il comma 3 prevede che la Sogin S.p.A. provveda alla segnalazione , entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto, al Ministero dello sviluppo economico e alle amministrazioni competenti, nell’ambito delle attività richieste ai sensi dell’art. 6 della legge 31 dicembre 1962, n.1860 e dell’articolo 148, comma 1-bis, del decreto legislativo 17 marzo 1995, n.230, delle operazioni e degli interventi per i quali risulta prioritaria l’acquisizione delle relative autorizzazioni, in attesa dell’ottenimento dell’autorizzazione alla disattivazione.

Si ricorda in proposito che l’art. 148, comma 1-bis, del D.Lgs. 230/1995 prevede, per gli impianti nucleari per i quali sia stata inoltrata istanza di disattivazione ai sensi dell'art. 55, che in attesa della relativa autorizzazione possano essere autorizzati, ai sensi dell'art. 6 della L. 1860/1962, “particolari operazioni e specifici interventi, ancorché attinenti alla disattivazione, atti a garantire nel modo più efficace la radioprotezione dei lavoratori e della popolazione”.

L’art. 6 della L. 1860/1962 assoggetta l'esercizio (nonché le modifiche) degli “impianti di produzione e utilizzazione dell'energia nucleare a scopi industriali nonché gli impianti per il trattamento e la utilizzazione dei minerali, materie grezze, materie fissili speciali, uranio arricchito e materie radioattive, con esclusione degli impianti comunque destinati alla produzione di energia elettrica”, ad autorizzazione del Ministro per l'industria e prevede, tra l’altro, che il richiedente dimostri di possedere capacità tecnica ed economica adeguata e disciplina le modalità di presentazione del progetto e i contenuti dello stesso.

Viene inoltre previsto che il Ministero dello sviluppo economico provveda (sentito l’ISPRA per le esigenze di sicurezza nucleare e di radioprotezione), entro 30 giorni, a valutare le priorità proposte e a convocare la conferenza di servizi di cui alla L. 241/1990 al fine di concludere la procedura di valutazione entro i successivi 90 giorni.

Si segnala che, nel corso dell’esame al Senato è stato inserito, oltre al parere dell’ISPRA per le esigenze di sicurezza nucleare e di radioprotezione, un termine di 30 giorni per la valutazione delle proposte in aggiunta al termine dei “successivi 90 giorni” previsto dal testo iniziale del decreto-legge per la conclusione della procedura di valutazione.

Lo stesso comma in esame precisa che la disposizione recata è finalizzata a ridurre i tempi e i costi nella realizzazione delle operazioni di smantellamento degli impianti nucleari e a garantire nel modo più efficace la radioprotezione nei siti interessati, ferme restando le specifiche procedure per la realizzazione del Deposito Nazionale e del Parco Tecnologico previste dal D.Lgs. 31/2010.

Si fa notare che le disposizioni recate dai commi 1, 2 e 3 dell'articolo in esame riproducono, nella sostanza, il contenuto dei commi 6-bis e 6-ter dell’art. 20 del D.Lgs. 31/2010 (introdotti dall'art. 19 del D.Lgs. 41/2011), che erano stati abrogati dal D.L. 34/2011 con cui il Governo aveva soppresso le disposizioni per le quali la Corte costituzionale aveva giudicato ammissibile il referendum abrogativo poi tenutosi, con esito positivo, il 12 e 13 giugno 2011.

Ai sensi del comma 4, primo periodo, fatte salve le specifiche procedure previste per la realizzazione del Deposito Nazionale e del Parco Tecnologico richiamate al comma 3, le autorizzazioni alla realizzazione dei progetti di disattivazione rilasciate ai sensi dell’art. 55 del D.Lgs. 230/1995, nonché le autorizzazioni di cui all’art. 6 della L. 1860/1962 e all’art. 148, comma 1-bis, del D.Lgs. 230/1995 (vale a dire le autorizzazioni contemplate nei commi precedenti) rilasciate a partire dalla data di entrata in vigore del decreto:

§ valgono anche quale dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità e urgenza;

§ costituiscono varianti agli strumenti urbanistici;

§ sostituiscono ogni provvedimento amministrativo, autorizzazione, concessione, licenza, nulla osta, atto di assenso e atto amministrativo, comunque denominati, previsti dalle norme vigenti, costituendo titolo all’esecuzione delle opere.

Il secondo periodo del comma in esame, modificato nel corso dell’esame al Senato, disciplina la procedura per il rilascio dell’autorizzazione alla realizzazione o allo smantellamento di opere che comportano modifiche sulle strutture impiantistiche.

Tale procedura prevede il parere obbligatorio e motivato del comune e della regione nel cui territorio ricadono le opere di cui al presente comma, che deve essere fornito entro 60 giorni dalla richiesta da parte del Ministero dello sviluppo economico, fatta salva l’esecuzione della VIA (valutazione d’impatto ambientale) ove prevista.

In assenza del parere nei termini precedentemente indicati, viene prevista (al terzo periodo) l’applicazione della procedura di cui al comma 2 con la convocazione della conferenza di servizi.

Viene altresì previsto (al quarto periodo) che la regione competente possa promuovere eventuali accordi tra il proponente e gli enti locali interessati dagli interventi di cui al presente comma, per individuare misure di compensazione e riequilibrio ambientale senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Il quinto periodo, inserito nel corso dell’esame al Senato, dispone in merito alla necessità o meno di variante urbanistica per i progetti di cui al presente comma che insistono sul sito già interessato dall’impianto. Tale variante:

§ non è necessaria nel caso di progetti compatibili con gli strumenti urbanistici stessi vigenti alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto;

§ negli altri casi, in cui è necessaria, viene previsto che il consiglio comunale competente si pronunci nella prima seduta successiva al rilascio dell'autorizzazione stessa, informandone il Ministero.

Il comma 5 chiarisce il contenuto e la destinazione della componente tariffaria prevista dall’art. 25, comma 3, del D.Lgs. 31/2010 per la realizzazione, da parte della Sogin, del Parco Tecnologico, ed in particolare del Deposito Nazionale e delle strutture tecnologiche di supporto.

Si ricorda, in proposito, che l’art. 25, comma 3, del D.Lgs. 31/2010 dispone che “La Sogin S.p.A. realizza il Parco Tecnologico, ed in particolare il Deposito Nazionale e le strutture tecnologiche di supporto, con i fondi provenienti dalla componente tariffaria che finanzia le attività di competenza”.

La norma in esame chiarisce infatti che:

§ la componente tariffaria citata è quella di cui all’art. 1, comma 1, lett. a), del D.L. 25/2003, vale a dire la c.d. componente A2 della tariffa elettrica determinata periodicamente dall'Autorità per l'energia elettrica e il gas";

La citata lettera a) ha previsto che, a decorrere dal 1° gennaio 2004, tra gli oneri generali del sistema elettrico, figurano i “costi connessi allo smantellamento delle centrali elettronucleari dismesse, alla chiusura del ciclo del combustibile nucleare ed alle attività connesse e conseguenti”. Alla copertura degli oneri “nucleari” si provvede mediante la citata componente A2.

Si ricorda che le risorse finanziarie impiegate da Sogin per l’attuazione dei programmi di bonifica ambientale degli impianti nucleari e di gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi derivano, oltre che dalla citata componente A2, anche dai fondi “smantellamento impianti nucleari” e “trattamento e smaltimento del combustibile nucleare”, accumulati da Enel nel periodo 1962-1999 e trasferiti a Sogin all’atto del conferimento delle attività nucleari (ottobre 1999).

§ le disponibilità correlate a detta componente tariffaria, sono impiegate, per il finanziamento della realizzazione e gestione del Parco Tecnologico (comprendente il Deposito Nazionale e le strutture tecnologiche di supporto), limitatamente alle attività funzionali allo smantellamento delle centrali elettronucleari e degli impianti nucleari dismessi, alla chiusura del ciclo del combustibile nucleare ed alle attività connesse e conseguenti.

Nel corso dell’esame al Senato è stato inserito un inciso secondo cui per le altre attività previste dalla legislazione vigente le citate disponibilità sono impiegate a titolo di acconto e recuperate attraverso le entrate derivanti dal corrispettivo per l’utilizzo delle strutture del Parco Tecnologico, secondo modalità stabilite dal Ministero dello sviluppo economico, su proposta dell’AEEG (Autorità per l’energia elettrica e il gas), a riduzione della tariffa elettrica a carico degli utenti.

L’AEEG sottolinea, in merito alla citata riduzione della tariffa a carico degli utenti, che “tale previsione configura un significativo strumento di “compensazione successiva” in favore dei clienti finali degli oneri nucleari dagli stessi sostenuti”. L’Autorità ricorda, inoltre, che il decreto legislativo n. 31/2010 stabiliva che le tariffe di conferimento al deposito fossero fissate dall’Autorità, ma che detta disposizione è stata abrogata per l’effetto combinato delle modifiche apportate al decreto, nonché dal risultato del referendum popolare del mese di giugno 2011. Secondo l’Autorità è necessario che “i costi, sottostanti la fissazione delle tariffe (di conferimento al Deposito Nazionale) siano soggetti a criteri di efficienza economica”.

Si ricorda, infine, che il comma 3-bis dell’art. 25 del D.Lgs. 31/2010 dispone che “Nell'ambito del Parco Tecnologico, i programmi di ricerca e le azioni di sviluppo condotti da Sogin S.p.A e funzionali alle attività di decommissioning e alla gestione dei rifiuti radioattivi sono finanziati dalla componente tariffaria di cui all'articolo 1, comma 1, lettera a), del decreto-legge 18 febbraio 2003, n. 25”.

Al riguardo, andrebbe valutata l’opportunità di un coordinamento della disposizione in esame con la normativa vigente eventualmente modificando l’art. 25 del D.Lgs. 31/2010.

Il comma 6 sostituisce il comma 104 dell’articolo 1 della L. 239/2004 al fine di aggiornare la disposizione al mutato quadro normativo (sostituendo i riferimenti ai depositi di rifiuti radioattivi previsti dalla legislazione emanata prima del D.Lgs. 31/2010 con il Deposito nazionale previsto dal medesimo decreto) e di modificare le modalità per l’emanazione del decreto volto a definire tempi e modalità tecniche del conferimento dei rifiuti radioattivi al Deposito nazionale. Viene infatti disposto che il previsto decreto interministeriale venga emanato anche avvalendosi dell’organismo per la sicurezza nucleare di cui all’art. 21, comma 15, del D.L. 201/2011.

Si ricorda che i commi 13-15 dell’art. 21 del D.L. 201/2011 hanno previsto, tra l’altro, la soppressione dell’Agenzia per la sicurezza nucleare ed il trasferimento (con apposito decreto interministeriale) delle funzioni e delle risorse finanziarie e strumentali al MSE e al Ministero dell'ambiente. Si ricorda altresì che il comma 20-bis ha disposto, con riguardo all’Agenzia per la sicurezza nucleare, che in via transitoria, le funzioni e i compiti facenti capo all’ente soppresso sono attribuiti all’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), nelle more dell’adozione del decreto interministeriale di cui al comma 15 e della contestuale definizione di un assetto organizzativo rispettoso delle garanzie di indipendenza previste dall’Unione europea.

L’effetto di tale disposizione è quello di prevedere il conferimento dei rifiuti radioattivi solo al Deposito nazionale.

Nel testo previgente il comma 104 disponeva infatti che “i soggetti produttori e detentori di rifiuti radioattivi di cui al comma 100 conferiscono, nel rispetto della normativa nazionale e comunitaria, anche in relazione agli sviluppi della tecnica e alle indicazioni dell'Unione europea, tali rifiuti per la messa in sicurezza e lo stoccaggio al deposito di cui al comma 100 o a quello di cui all'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 14 novembre 2003, n. 314, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 dicembre 2003, n. 368, a seconda della categoria di appartenenza. Con decreto del Ministro delle attività produttive, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, sono definiti i tempi e le modalità tecniche del conferimento”.

Il comma 7 novella l’art. 27, comma 1, del D.Lgs. 31/2010, al fine di prevedere che la proposta di Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee alla localizzazione del Parco Tecnologico venga avanzata dalla Sogin entro 7 mesi dalla definizione dei criteri da parte dell’AIEA e dall’Agenzia per la sicurezza nucleare (ovvero dell’organismo di cui all’art. 21, comma 15, del D.L. 201/2011, v. sopra).

Si ricorda che il testo vigente dispone che “La Sogin S.p.A., tenendo conto dei criteri indicati dall'AIEA e dall'Agenzia, definisce una proposta di Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee alla localizzazione del Parco Tecnologico, proponendone contestualmente un ordine di idoneità sulla base di caratteristiche tecniche e socio-ambientali delle suddette aree, nonché un progetto preliminare per la realizzazione del Parco stesso”.

Attività delle istituzioni dell’Unione europea

La direttiva 2011/70/Euratom, approvata dal Consiglio il 19 luglio 2011, istituisce un quadro comunitario giuridicamente vincolante per la gestione responsabile e sicura dei rifiuti radioattivi nell’UE. La proposta individua come principio generale la responsabilità ultima degli Stati membri per la gestione dei propri residui radioattivi, specificando che essi vanno smaltiti nello Stato membro in cui sono stati prodotti.

La direttiva figura nell’allegato B della progetto di Legge comunitaria 2011 approvato in prima lettura dalla Camera il 2 febbraio 2012 e trasmesso al Senato. Il termine per il recepimento scade il 23 agosto 2013.

Articolo 24 (Accelerazione delle attività di disattivazione e smantellamento dei siti nucleari)

1. I pareri riguardanti i progetti di disattivazione di impianti nucleari, per i quali sia stata richiesta l'autorizzazione di cui all'articolo 55 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230, da almeno dodici mesi, sono rilasciati dalle Amministrazioni competenti entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto. A tal fine, le osservazioni delle Amministrazioni previste dalle normative vigenti sono formulate all'ISPRA entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Su motivata richiesta dell'Amministrazione interessata, il termine di cui al primo periodo può essere prorogato dall'Amministrazione procedente di ulteriori sessanta giorni.

2. Qualora le Amministrazioni competenti non rilascino i pareri entro il termine previsto al comma 1, il Ministero dello sviluppo economico convoca una conferenza di servizi, che si svolge secondo le modalità di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 241, al fine di concludere la procedura di valutazione entro i successivi novanta giorni.

3. Al fine di ridurre i tempi e i costi nella realizzazione delle operazioni di smantellamento degli impianti nucleari e di garantire nel modo più efficace la radioprotezione nei siti interessati, fermo restando le specifiche procedure previste per la realizzazione del Deposito Nazionale e del Parco Tecnologico di cui al decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, la Sogin S.p.A. segnala entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto al Ministero dello sviluppo economico e alle amministrazioni competenti, nell'ambito delle attività richieste ai sensi dell'articolo 6 della legge 31 dicembre 1962, n. 1860, e dell'articolo 148, comma 1-bis, del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230, le operazioni e gli interventi per i quali risulta prioritaria l'acquisizione delle relative autorizzazioni, in attesa dell'ottenimento dell'autorizzazione alla disattivazione. Entro trenta giorni, il Ministero dello sviluppo economico, sentito ISPRA per le esigenze di sicurezza nucleare e di radioprotezione, valuta le priorità proposte e convoca per esse la conferenza dei servizi di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 241, al fine di concludere la procedura di valutazione entro i successivi novanta giorni.

4. Fatte salve le specifiche procedure previste per la realizzazione del Deposito Nazionale e del Parco Tecnologico richiamate al comma 3, l'autorizzazione alla realizzazione dei progetti di disattivazione rilasciata ai sensi dell'articolo 55 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230, nonché le autorizzazioni di cui all'articolo 6 della legge 31 dicembre 1962, n. 1860, e all'articolo 148, comma 1-bis, del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230, rilasciate a partire dalla data di entrata in vigore del presente decreto, valgono anche quale dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità e urgenza, costituiscono varianti agli strumenti urbanistici e sostituiscono ogni provvedimento amministrativo, autorizzazione, concessione, licenza, nulla osta, atto di assenso e atto amministrativo, comunque denominati, previsti dalle norme vigenti, costituendo titolo alla esecuzione delle opere. Per il rilascio dell'autorizzazione alla realizzazione o allo smantellamento di opere che comportano modifiche sulle strutture impiantistiche è fatto obbligo di richiedere il parere motivato del comune e della regione nel cui territorio ricadono le opere di cui al presente comma; tali amministrazioni si pronunciano entro sessanta giorni dalla richiesta da parte del Ministero dello sviluppo economico, fatta salva l'esecuzione della valutazione d'impatto ambientale ove prevista. In caso di mancata pronuncia nel termine indicato al periodo precedente, si applica la procedura di cui al comma 2 con la convocazione della conferenza di servizi. La regione competente può promuovere accordi tra il proponente e gli enti locali interessati dagli interventi di cui al presente comma, per individuare misure di compensazione e riequilibrio ambientale senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. I progetti di cui al presente comma che insistono sul sito già interessato dall'impianto non necessitano di variante agli strumenti urbanistici ove compatibili con gli strumenti urbanistici stessi vigenti alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto; negli altri casi, il consiglio comunale competente si pronuncia nella prima seduta successiva al rilascio dell'autorizzazione stessa, informandone il Ministero dello sviluppo economico.

5. La componente tariffaria di cui all'articolo 25, comma 3, del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, è quella di cui all'articolo 1, comma 1, lettera a), del decreto-legge 18 febbraio 2003, n. 25, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 aprile 2003, n. 83. Le disponibilità correlate a detta componente tariffaria sono impiegate per il finanziamento della realizzazione e gestione del Parco Tecnologico comprendente il Deposito Nazionale e le strutture tecnologiche di supporto, limitatamente alle attività funzionali allo smantellamento delle centrali elettronucleari e degli impianti nucleari dismessi, alla chiusura del ciclo del combustibile nucleare ed alle attività connesse e conseguenti, mentre per le altre attività sono impiegate a titolo di acconto e recuperate attraverso le entrate derivanti dal corrispettivo per l'utilizzo delle strutture del Parco Tecnologico e del Deposito Nazionale, secondo modalità stabilite dal Ministro dello sviluppo economico, su proposta dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas, a riduzione della tariffa elettrica a carico degli utenti.

6. Il comma 104 dell'articolo 1 della legge 23 agosto 2004, n. 239, è sostituito dal seguente:

«104. I soggetti produttori e detentori di rifiuti radioattivi conferiscono, nel rispetto della normativa nazionale e europea, anche in relazione agli sviluppi della tecnica e alle indicazioni dell'Unione europea, per la messa in sicurezza e per lo stoccaggio al Deposito Nazionale di cui all'articolo 2, comma 1, lettera e), del decreto legislativo 15 gennaio 2010, n. 31. I tempi e le modalità tecniche del conferimento sono definiti con decreto del Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, anche avvalendosi dell’organismo per la sicurezza nucleare di cui all'articolo 21, comma 15, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214».

7. All'articolo 27, comma 1, del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, e successive modificazioni, dopo le parole: «Parco Tecnologico» sono inserite le seguenti: «entro sette mesi dalla definizione dei medesimi criteri».

L’articolo 24-bis, introdotto dal Senato, integra l'articolo 21 del decreto-legge n. 201/2011 (che, con il comma 19 ha conferito le funzioni attinenti alla regolazione e al controllo dei servizi idrici, già appartenenti all’Agenzia nazionale per la regolazione e la vigilanza in materia di acqua, all’Autorità per l’energia elettrica e il gas) per far fronte alle aumentate esigenze finanziarie e di personale dell’Autorità stessa.

A tal fine, vengono introdotti due nuovi commi:

§ il comma 19-bis, che prevede un contributo all’AEEG di importo non superiore all'1 per mille dei ricavi dell'ultimo esercizio, a carico dei soggetti esercenti i servizi idrici;

§ il comma 19-ter, che innalza la pianta organica dell’AEEG di quaranta unità.

Articolo 24-bis (Contributo degli esercenti dei servizi idrici a favore dell’AEEG)

1. All'articolo 21 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, dopo il comma 19 sono inseriti i seguenti:

«19-bis. All'onere derivante dal funzionamento dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas, in relazione ai compiti di regolazione e controllo dei servizi idrici di cui al comma 19, si provvede mediante un contributo di importo non superiore all'uno per mille dei ricavi dell'ultimo esercizio versato dai soggetti esercenti i servizi stessi, ai sensi dell'articolo 2, comma 38, lettera b), della legge 14 novembre 1995, n. 481, e successive modificazioni, e dell'articolo 1, comma 68-bis, della legge 23 dicembre 2005, n. 266.

19-ter. In ragione delle nuove competenze attribuite all'Autorità per l'energia elettrica e il gas ai sensi del comma 19, la pianta organica dell'Autorità è incrementata di quaranta posti».

L’articolo 24-ter, introdotto dal Senato, proroga al 30 aprile 2012 il termine previsto dal D.Lgs. 79/1999 (cd. decreto Bersani) per l’adozione degli atti amministrativi per definire i requisiti organizzativi e finanziari minimi, i parametri ed i termini concernenti le procedure per le gare per concessioni idroelettriche.

Il termine attuale, scaduto, è del 31 gennaio 2011. Infatti, l’articolo 12, comma 2, del “decreto Bersani”, come sostituito dal D.L. 78/2010, prevede il termine di sei mesi dal 31 luglio 2010 (giorno in cui è entrata in vigore la legge 122/2010 di conversione in legge del suddetto D.L. 78/2010) per l'adozione, da parte del Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di apposito provvedimento con il quale vengono determinati i requisiti organizzativi e finanziari minimi, i parametri ed i termini concernenti la procedura di gara ad evidenza pubblica per l’assegnazione delle concessione di grande derivazione d'acqua per uso idroelettrico.

Si ricorda che l’articolo 12 del D.Lgs. 79/1999 (c.d. decreto Bersani), di liberalizzazione del settore elettrico - già modificato dalla L. 266/2005 (finanziaria 2006) che ha previsto la gara ad evidenza pubblica quale procedura di assegnazione delle concessioni, ha subito numerose modifiche ad opera del citato D.L. 78/2010, come modificato dalla legge di conversione. Fra l’altro, è stato prorogato di 5 anni le concessioni.

Articolo 24-ter (Gare concessioni idroelettriche)

1. Al comma 2 dell'articolo 12 del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, e successive modificazioni, le parole: «il termine di sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione,» sono sostituite dalle seguenti: «il 30 aprile 2012».

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