La Cina denuncia al Wto gli incentivi ai pannelli solari europei

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di Carlo Sala

E’ guerra del sole tra Cina e Unione europea: Pechino ricorrerà infatti contro Italia e Grecia all'Organizzazione mondiale del commercio (il Wto diretto da Pascal Lamy, nella foto), per lamentare che questi Paesi erogano aiuti a sostegno dei rispettivi settori del fotovoltaico.
La contestazione cinese prende di mira il bonus tariffario aggiuntivo per il made in Europe, cioè gli incentivi maggiorati che sono riconosciuti a chi installa sistemi fotovoltaici scegliendo i pannelli prodotti da aziende del Vecchio continente. In Italia questo premio aggiuntivo è stato introdotto lo scorso anno nell'ambito del Quarto Conto Energia e confermato quest’anno nel Quinto Conto Energia.
“La Cina ritiene che le misure siano incompatibili con le regole del Wto sul most-favored-nation treatment e costituiscono sussidi a prodotti che sostituiscono le importazioni, banditi dal Wto" si legge nel comunicato del ministero del Commercio di Pechino.
Da tempo il fotovoltaico crea frizioni commerciali che oltre a Cina ed Europa coinvolgono pure gli Usa. Washington infatti contesta a sua volta a Pechino di aver generosamente finanziato i propri produttori nazionali di pannelli fotovoltaici e per questo gli USA hanno introdotto già la primavera scorsa, sulla base dei risultati di un'indagine della Us Chamber of commerce, dazi anti-dumping del 31% sui moduli provenienti dall’altra sponda del Pacifico.
Una volta investito del ricorso cinese, il tribunale arbitrale dovrà attendere 60 giorni. Se entro questa finestra di tempo le diplomazie economiche della Cina da un lato e di Italia e Grecia dall’altra non riusciranno a trovare un accordo, il caso sarà ufficialmente aperto davanti all’organizzazione internazionale, che dovrà stabilire torti e ragioni. Se il Wto dovesse stabilire che i maggiori incentivi ai pannelli made in Europe ostacolano il commercio dei pannelli made in China potrà disporre di eliminare o ridurre quegli stessi incentivi ed eventualmente comminare anche multe ai Paesi che li hanno erogati.