Dopo Fukushima, il Giappone punta su sole e vento

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di Carlo Sala

Spinto dal disastro di Fukushima nel 2011 a rinunciare all’energia atomica (la chiusura definitiva è stata fissata al 2030, ma già oggi sono fermi 52 impianti su 54), da cui ricavava circa un quinto della propria produzione energetica, il Giappone punta sull’energia pulita. Secondo le stime di CLSA Asia-Pacific Markets, potrebbe disporre di 7,6 GW di energia eolica entro il 2016 – il potenziale dell’energia eolica che si può ricavare con impianti a terra è di 380 GW, quello che può arrivare da impianti off-shore, in mare, di 1.600 GW - e di 17,3 GW di energia solare, già entro il 2014. In totale, dunque, per il 2016 le energie pulite potrebbero fornire 24,9 GW.
Fino a poco tempo fa, la tariffa per l’energia eolica in Giappone era la più costosa al mondo, ma l’introduzione, a luglio, di un regime tariffario particolarmente conveniente per i prossimi 3 anni potrebbe portare il paese asiatico a superare la Germania nella produzione di energia pulita. Il passaggio dall’energia nucleare a quella pulita dovrebbe comportare anche benefici per l’economia nipponica, sull’orlo della recessione. Secondo l’agenzia Reuter, le nuove tariffe per l’energia eolica hanno già attratto investimenti per 2 milardi di dollari e secondo il ministero dell’Economia di Tokyo già nel primo mese della nuova tariffa 33.700 aziende e privati hanno avviato progetti per produrre 567 MW di potenza attraverso fonti di energia rinnovabile. La compagnia di telefonia mobile Softbank vuole realizzare entro il 2015 10 parchi solari per un totale di 182,2 MW e un parco eolico da 48 MW; l’azienda di produzione dell’acciaio JFE ha istituito un centro di ricerca solare a Yokohama, il Solar Techno Park, da cui punta ad ottenere una potenza da 40 a 60 KW per ora.