Le infrastrutture energetiche essenziali e la competitività del Paese

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infrastrutture elettriche
di Felice Lucia

Il completamento delle infrastrutture energetiche costituisce un passaggio ineludibile per far recuperare competitività al Paese. L’energia costituisce un input essenziale per la quasi totalità delle attività economiche, ed è noto che l’efficienza e la qualità dei servizi energetici hanno un impatto cruciale sulle prospettive di sviluppo dell’intera economia nazionale. L'Autorità per la Concorrenza ha ripetutamente segnalato che il nostro sistema produttivo è ancora fortemente condizionato dagli oneri e dagli svantaggi legati a una dotazione infrastrutturale complessivamente insufficiente.
In materia, nel corso del 2012, è stato presentato da parte Ministero dello Sviluppo Economico un importante documento contenente una proposta di Strategia Energetica Nazionale al 2020. Si tratta del primo documento strategico sul settore dell’energia dopo l’ultimo Piano Energetico Nazionale del 1988 che, segnando una discontinuità rispetto al passato, si propone di fornire un coerente quadro d’insieme per superare le diffuse criticità del settore.
A seguito dei processi di apertura dei settori dell’energia elettrica e del gas, l’Italia si presenta oggi come un paese connotato da un sistema dell’energia attraversato da forti contraddizioni:
i) un forte eccesso di capacità di generazione termoelettrica a gas di ultima generazione realizzata nell’ultimo decennio;
ii) un quantitativo di capacità installata negli ultimi anni da fonte rinnovabile (in particolare fotovoltaico) secondo in Europa solo alla Germania, che determina un sistema di incentivi sostenuti dal consumatore finale che nel 2012 sono stati pari a 12,5 miliardi di euro;
iii) una rete di trasmissione dell’energia elettrica che necessita anche di forti interventi per integrare capacità convenzionale e capacità rinnovabile;
iv) prezzi del gas naturale e dell’energia elettrica superiori alla media europea.
In una prospettiva concorrenziale, certamente l’obiettivo di riduzione dei prezzi deve considerarsi prioritario rispetto a qualsiasi altro, dal momento che un suo tempestivo conseguimento sarebbe di grande ausilio sia alle imprese nazionali nella loro competizione con le imprese europee sia ai bilanci dei consumatori finali domestici.
Affinché ciò avvenga sono necessarie una serie di iniziative e di investimenti la cui realizzazione è di oggettiva complessità. Tra le azioni indispensabili per superare le criticità esistenti, l’Autorità ritiene prioritario individuare prima e, realizzare poi, le opere che si ritengono fondamentali al fine di garantire la sicurezza e lo sviluppo di una maggiore concorrenza del sistema nazionale dell’energia.
L’attuale quadro normativo appare sufficientemente definito. È previsto, infatti, che: i) il Governo individui, in attuazione di quanto previsto dall’articolo 57-bis, comma 1, del Decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, le infrastrutture energetiche ritenute prioritarie; ii) siano previsti meccanismi di incentivazione economica alla realizzazione delle infrastrutture energetiche prioritarie (ad esempio una percentuale elevata - o totale - di copertura dei costi di investimento a fronte di un accesso regolato).
Al riguardo, come sottolineato dall’Autorità in alcune sue recenti segnalazioni, è fondamentale che l’individuazione delle infrastrutture essenziali - ad esempio i terminali di rigassificazione ritenuti necessari per il perseguimento del progetto di creazione di un mercato all’ingrosso liquido del gas naturale (cosiddetto hub sud europeo) - avvenga i) ad esito di una rigorosa analisi dell’effettivo fabbisogno di nuovi investimenti per il Paese, al fine di evitare che gravi sulle tariffe pagate dai consumatori finali una quantità eccessiva di investimenti; e inoltre, ii) in stretta coerenza con il processo di individuazione delle cosiddette infrastrutture di interesse comune europeo: ciò in particolare al fine di evitare ritardi od ostacoli alla realizzazione di investimenti ritenuti prioritari nel contesto nazionale ma di scarso interesse per altri paesi membri interessati.
Con riferimento invece alla successiva realizzazione delle infrastrutture energetiche, si tratta della fase in cui la complessa governance multilivello esistente nel nostro ordinamento, e di cui si è già detto, esercita i maggiori effetti negativi. In merito, l’Autorità ha auspicato un maggiore impiego dei poteri sostitutivi dello Stato rispetto alle Regioni inadempienti e di opportuna revisione del titolo V della Costituzione. In ogni caso, poi, ha sottolineato l’importanza che, ai fini dell’accelerazione dei suddetti processi, riveste anche la fase di concertazione preventiva con le popolazioni interessate dall’opera rispetto all’avvio del procedimento di autorizzazione.

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