Fuel poverty, fenomeno crescente

Versione stampabileInvia a un amico
2012-12-05 fuel poverty action. Photo thanks to Fuel Poverty Action
di Carmine Lorenzo

Si stima che tra i 50 e i 125 milioni di cittadini europei vivano nel rischio di essere colpiti dalla cossidetta fuel poverty, ovvero la precarietà energetica. 

Si dice che un nucleo familiare vive in una condizione di fuel poverty quando non ha le risorse necessarie per pagare le bollette energetiche, quando contrae debiti per saldarle o quando spende più del 10% dei suoi guadagni per riscaldare in maniera adeguata la propria abitazione (cioè per dotarla di un livello accettabile di comfort e salubrità).

Sono tre i fattori principali che contribuiscono alla precarietà energetica: i bassi livelli di reddito, standard inadeguati per il riscaldamento e l’isolamento degli edifici e gli alti costi dell’energia.

La crescita dei costi dell’energia per le utenze domestiche e l’attuale grave crisi economica stanno incrementando rapidamente i rischi di fuel poverty.

Per meglio comprendere e contrastare la precarietà energetica, ha preso avvio nel dicembre 2006 il progetto EPEE, che coinvolge 5 Paesi (Belgio, Francia, Italia, Regno Unito, Spagna).

Il progetto EPEE, co-finanziato dalla Commissione europea nell’ambito del Programma Energia Intelligente per l’Europa, aggiungendosi ai co-finanziamenti in ambito nazionali, ha promosso diverse iniziative, tra cui la produzione di guide europee alle buone pratiche, l’analisi di meccanismi innovativi a contrasto del fenomeno e l’organizzazione di incontri e di momenti di scambio delle esperienze e delle informazioni.

In Italia, la valutazione del fenomeno ha portato a stimare che la percentuale più alta (23%) dei problemi evidenziati corrisponde alle condizioni dell’abitazione (umidità, infiltrazioni, muffa). La variabile, in questo caso, è analizzata in relazione alle caratteristiche dell’edificio piuttosto che a quelle della famiglia che lo occupa. Il 64% degli edifici sono stati infatti costruiti prima ell’emanazione della prima legge inerente la regolazione della climatizzazione invernale in edilizia (1973), ingenerando nel contempo rilevanti differenze qualitative tra le Regioni del Sud e de Centro-Nord. 
Il numero delle famiglie che non possono permettersi economicamente di riscaldare adeguatamente la propria abitazione e delle famiglie che patiscono ritardi nel pagamento delle bollette sostanzialmente si equivalgono. Per queste due variabili, le cause sono direttamente collegate al reddito disponibile delle famiglie stesse. 

L’analisi dei redditi disponibili delle famiglie fornisce risultati piuttosto interessanti. Le famiglie comprese nei primi 3 decili di reddito rappresentano il 57% delle famiglie che non possono permettersi economicamente di riscaldare adeguatamente la propria abitazione. I problemi di umidità/infiltrazioni/muffa colpiscono invece tutti i livelli di reddito (il 57% delle famiglie che vivono questo problema appartengono ai primi 5 decili di reddito). 

Le famiglie proprietarie dell’abitazione in cui vivono rappresentano il 72% delle famiglie italiane, ma la proporzione è minore se si considera l’incidenza rispetto alle famiglie che vivono in condizione di fuel poverty: sono proprietarie dell’abitazione il 51% delle famiglie che si trova in ritardo nel pagamento delle bollette, il 56% delle famiglie che economicamente non può permettersi di riscaldare adeguatamente la propria abitazione ed il 66% delle famiglie che patisce problemi di umidità/infiltrazioni. 
Come confermato dallo studio ISTAT sulle famiglie, sono molte le famiglie a basso reddito che si trovano costrette a ricorrere all’affitto, condizione che si rappresenta come indesiderata anticamera di una reale condizione di fuel poverty. 
Il fatto di vivere in un’abitazione isolata può porsi come fattore aggravante della capacità delle famiglie di sostenere economicamente le spese necessarie al riscaldamento e dei problemi di umidità/infiltrazioni, mentre la stessa condizione potrebbe invece ridurre il rischio di ritardi nel pagamento delle bollette. 
Le famiglie con un solo genitore vivono un elevato rischio di ritardare nel pagamento delle bollette e di trovarsi impossibilitate a sostenere le spese necessarie per riscaldare adeguatamente la propria abitazione. 
Le persone single sembrano vivere maggiori difficoltà nel riscaldare adeguatamente l’ambiente di vita piuttosto che nel garantire il regolare pagamento delle bollette. Ciò potrebbe trovare spiegazione dell’esistenza di un alto numero di pensionati a basso reddito che hanno particolari necessità di riscaldamento. 
Le famiglie che vivono in un’area densamente popolata possono vedere ridursi il proprio rischio di abitare in un edificio in povere condizioni ma potrebbero al contempo avere un rischio più elevato di trovarsi in ritardo nel pagamento delle bollette. 

Le iniziative per rispondere all’emergenza fuel poverty sono ancora isolate in tutt'Europa, pur nella consapevolezza del fenomeno.

Degno di nota appare il recente fondo istituito dal governo scozzese per migliorare l’efficienza energetica di appartamenti o edifici di famiglie in difficoltà con denaro proveniente dal Home Energy Efficiency Programme for Scotland.

Il fondo ammonta a 60 milioni di sterline (circa 72 milioni di euro) di cui la maggior parte sarà a disposizione dei cosiddetti Council (aree amministrative in cui è divisa la Scozia) mentre la parte restante potrà essere utilizzata dalle autorità locali. La cifra sarà disponibile per tutto il biennio 2014-2015.