Dichiarazione programmatiche del nuovo Ministro dell'Ambiente sulla Green Economy

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Dichiarazione programmatiche

Le energie rinnovabili hanno conosciuto negli ultimi anni un grande sviluppo, forse troppo accelerato e talvolta distorto. Il sistema degli incentivi avrebbe avuto bisogno di una revisione e di un coordinamento strategico che sono mancati. Ora non possiamo permetterci di fermare un settore strategico per il futuro come sta già purtroppo accadendo, con il rischio di perdere ulteriori posti di lavoro. La filiera italiana delle rinnovabili vanta esperienze di punta, come ad esempio il solare termodinamico, e vi è bisogno di ulteriore stimolo e supporto alle imprese in grado di competere sui difficili mercati internazionali. D’altro canto, il rafforzamento della capacità di autoproduzione deve essere sorretto dallo sviluppo di una rete di distribuzione intelligente, perché solo così sarà possibile il perseguimento di una vera autonomia energetica.
In tal senso un grande ruolo lo può svolgere la ricerca: c’è un universo parallelo, molto avanzato e internazionalmente riconosciuto nel nostro Paese che contribuisce attraverso il ruolo delle Università (Scuola Normale Superiore, IIT, Sant. Anna, Politecnici) del CNR dell’Enea a definire nuove opportunità di valorizzazione della produzione e della conservazione di energie rinnovabili e della distribuzione più equa ed intelligente nel Paese.
Però ci vuole un quadro di regole certe, senza appesantimenti burocratici. Bisogna magari superare le difficoltà applicative del sistema dei registri che il precedente governo ha previsto nei decreti sulle rinnovabili elettriche e sul fotovoltaico (V conto energia).
Dobbiamo poi saper costruire le condizioni per rendere possibile e anzi avvicinare lo sviluppo delle rinnovabili senza incentivi, uno scenario realistico in tempi brevi a patto che si provveda con la semplificazione necessaria, dando un quadro di regole uniformi nel territorio nazionale e stabile nel tempo e sostenendo misure come i seu (sistemi efficienti di utenza) e promuovendo i sistemi di accumulo, come già la Germania sta facendo dall'inizio del mese di maggio.
La riduzione del costo dell’energia, poi, rimane un grande obbiettivo strategico, anche come fattore di competitività per le imprese. E occorre rafforzare la capacità di analisi dei fattori che ne determinano l’incidenza, a partire dal peso che ancora hanno i combustibili fossili. Una domanda è ineludibile: qual è l’effetto di sommare produzione, in eccesso, da centrali convenzionali e produzione da rinnovabili crescenti? Su questo, occorre aprire un grande dibattito pubblico sulle forme di energia che preferiamo utilizzare, se riteniamo più conveniente proseguire con i combustibili fossili - con il loro portato disastroso sui cambiamenti climatici - o se riteniamo sia giunto il momento di compiere quelle scelte coraggiose che guardino al futuro. Non è che manchino i modelli, i buoni esempi. Un grande paese industriale come la Germania, con l’apparato produttivo più forte d’Europa, punta a raggiungere nel 2050 il soddisfacimento del 100% del fabbisogno energetico dalle fonti rinnovabili. E questo vuol dire dotarsi di regole certe e durature nel tempo, e di una programmazione di interventi e investimenti in grado – e non è certo un argomento secondario – di attivare una dinamica occupazionale che secondo le stime ha già creato, in quel paese, oltre 360 mila posti di lavoro.
Con la prospettiva non più rinviabile dell’efficientamento energetico può ripartire un settore tradizionale come è quello dell’edilizia, sostanzialmente fermo, al quale affidare il compito straordinario di trasformare quanto già costruito.
Agli edifici si deve il 40% dei consumi di energia nell’Unione europea e i nostri brillano per inefficienza. Ci vuole però anche qui una politica certa.
Lo strumento semplice ed efficace dello sgravio del 55% (che scade il 30 giugno 2013) per ristrutturazioni a finalità ambientali non può essere messo in discussione ogni anno, ma deve essere reso permanente ed esteso all’adeguamento alle norme antisismiche, come chiesto in molte occasioni anche dal Parlamento.