Costruire un orgoglio italiano

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manifestazione quadri FIAT Torino 14 ottobre 1980

Ricominciando da tre

di Laura Crisci

Economia, politica, scienza, innovazione e sostenibilità sono le sfide per giungere a un visione condivisibile dell’Italia di domani.

Tutti d'accordo, ma siamo capaci di sostenerlo con credibilità?    

1. "Ricostruiamo l'Italia"

Uno degli storici settori forti nel Paese sta vivendo una crisi profonda: fra il 2008 e il 2013 l’intera filiera delle costruzioni ha visto contrarsi il proprio mercato del 25%. Il valore prodotto nel 2012 - al netto dei servizi - risulta pari a 359 miliardi di euro: in  discesa rispetto al 2011, quando la produzione realizzata era stata di 382 miliardi, e in profondo rosso rispetto ai 439 miliardi del 2008. Una perdita di quasi 23 miliardi di euro in un anno e di 80 miliardi in 4 anni (Rapporto Federcostruzioni 2013). Ma come poteva andare diversamente se probabilmente l'edilizia ha raggiunto la saturazione dei territori edificabili, invadendo pure quelli per così dire "meno edificabili"? Infatti, ora, è la regione asiatica, in particolare Cina e India, il motore dell'industria delle costruzioni.

Se si vuole guardare al settore solo come costruzione "ex novo" chiaramente stiamo decretando la sua fine; se invece ragionevolmente si capisce che in questa parte del mondo anche l'edilizia (e l'economia da esse generata) cambia e si rinnova, si scopre che c'è ancora molto da fare. 

"Ricostruiamo l'Italia" era il motto del Forum SAIE 2012 che, in seguito all’emergenza sismica che colpì l’Emilia-Romagna e i territori confinanti, decise di dedicare l'edizione dell'Evento alla "rigenerazione" del settore delle costruzioni. Del resto, il terremoto in Emilia-Romagna, e ancor prima quello dell’Aquila del 2009 nonchè le numerose calamità naturali che hanno colpito nel tempo anche altri territori, rendevano indispensabile una svolta radicale nella cultura, nella progettualità e nelle politiche per il settore dell’edilizia. 

Su questo fronte il governo ha introdotto delle misure fiscali (detrazioni del 65% per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2014 e del 50% per le spese sostenute dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2015) agevolative per di adeguamento antisismico su costruzioni che si trovano in zone sismiche ad alta pericolosità (zone 1 e 2), se adibite ad abitazione principale o ad attività produttive.

La misura (strutturale, e quindi senza scadenza temporale) è stata introdotta solo nel giugno 2013 per cui non si hanno statistiche certe in merito. Tuttavia è di qualche giorno fa la notizia che nel comune di Formigine (Modena) nel 2013 il numero di pratiche di edilizia privata presentate agli uffici tecnici è ritornato ai livelli degli anni antecedenti l’inizio della crisi. Vedendo le tipologie di interventi richiesti si capisce che il motore di questa ripresa sono gli Ecobonus per ristrutturazioni, interventi di miglioramento ed adeguamento sismico, risparmio energetico. 

Un punto a favore per l'Italia. Ci si augura che in un futuro molto prossimo questa tipologia di misure (detrazioni fiscali) possa essere estesa anche ad altre tipologie di interventi altrettanto importanti e che riguardano l'adeguamento in materia di dissesto idrogeologico. 

2. "Opere incompiute"

Prima di essere sostituito, Passera, ministro dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture e Trasporti del governo Monti, fu promotore dell'emissione di un decreto sulle infrastrutture, il D.M. 13 marzo 2013, n. 42 disciplinante il "regolamento recante modalità di redazione dell'elenco anagrafe delle opere pubbliche incompiute, di cui all'art. 44bis del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214". In ottemperanza alla legge, sul sito http://www.serviziocontrattipubblici.it/, l'aggiornamento della sezione delle opere incompiute di ambito regionale e delle Provincie autonome è consultabile mediante attivazione dei corrispondenti link.

Questa legge prevede una graduatoria nella quale le opere pubbliche incompiute sono ordinate in ordine di priorità, tenendo conto dello stato d'avanzamento raggiunto nella realizzazione dell'opera e di un possibile utilizzo dell'opera stessa anche con destinazioni d'uso alternative a quella inizialmente prevista. Le graduatorie così predisposte costituiscono uno strumento conoscitivo volto a consentire di individuare in modo razionale ed efficiente le soluzioni ottimali per l'utilizzo delle opere pubbliche incompiute attraverso il completamento ovvero il riutilizzo ridimensionato delle stesse, anche con diversa destinazione rispetto a quella originariamente prevista.

L'anagrafe e la graduatoria appaiono dunque la prima pietra miliare sulla strada della "remediation" di uno "scempio (ambientale) e sciacallaggio (di denaro pubblico)" che ha colpito tutto il territorio da Nord a Sud. Giusto per citarne alcuni: viadotto incompito di San Giacomo dei Capri, a Napoli; la città dello Sport progettata da S. Calatrava alla periferia di Roma; stazione di Matera-La Martella e il ponte ferroviario senza binari sul Bradano; la diga di Blufi sull'Imera in Sicilia; il Villaggio del Fanciullo a Casalecchio di Reno (Bo); il complesso sportivo "Il Castiglione" a Faeto (Fg); lo stadio per il polo ai piedi dell'Etna; il teatro popolare a Sciacca (Ag); la variante ferroviaria a Cannitello (Rc), unica traccia concreta del ponte sullo Stretto; il porto della Concordia a Fiumicino; il pontile ex Sir a Lamezia Terme (CZ); il Palazzo del Cinema "Il Buco"del Lido di Venezia; i piloni del viadotto di Valle San Lorenzo ad Agnone (Isernia); il nuovo ospedale Alba-Bra presso il comune di Verduno in Piemonte; la bretella di collegamento tra il casello autostradale di MN Nord e la zona produttiva di Valdarno; centrale di energia Biotherm; e tanti altri ancora.    

Oltre a costituire ferite profonde per la nostra Bell'Italia, mettono in serio rischio il decoro del Paese agli occhi di chi ci visita, con un turismo "alternativo". Era ora che venisse fuori questa necessità/opportunità.  

Secondo punto a favore dell'Italia. Ci si augura che in un futuro molto prossimo sia dato seguito al Decreto, magari "tra un emendamento e il successivo", con interventi operativi sulle opere individuate. E che questa operazione possa indirettamente influenzare il comparto delle bonifiche delle aree ex industriali abbandonate e della rifunzionalizzazione degli edifici abbandonati. 

3. "Industrializzazione" 

"L'italia sta attraversando una vera deindustrializzazione, sebbene la quota del settore manufatturiero, in termini di valore aggiunto totale nell'economia, resti leggermente al di sopra della media Ue. Quest'evoluzione sembra essere attribuibile sia alla riduzione dell'attività dovuta al rallentamento economico, sia alla chiusura di numerosi impianti in alcuni settori industriali di base (petrolchimica, siderurgia e biocombustibili). Tuttavia i salari reali sono rimasti pressoché stabili, evidenziando l'importanza di colmare il divario di produttività e nel contempo di migliorare l'allineamento dei salari alla produttività. Un ulteriore contributo potrebbe derivare da un alleggerimento del cuneo fiscale sul lavoro" (Commissione europea, rapporto sulla competitività industriale nei paesi membri dell'Ue). 

Non a caso, l'attuale premier E. Letta aveva promesso che la legge di Stabilità e le sue collegate avrebbero incluso tutte le riforme necessarie «con l'obiettivo di aumentare la produttività dell'Italia e far si che» quest'anno si potesse «registrare una crescita». 

Difficile a credersi se si pensa anche solo al caso "Electrolux". Ove l'azione politica non riesce a risolvere lo squilibrio tra costo del lavoro e produttività, le aziende sono costrette a reagire con misure "irricevibili". Che sia giusto o sbagliato, non si può pensare che questo Paese sia capace di attrarre investimenti "reali" e senza investimenti è difficile che ci siano incrementi permanenti di produttività.

A questo punto non si può che accordare un punto "di fiducia" al Piano per la competitività del Paese (Destinazione Italia) che ha l’obiettivo di rafforzare le nostre imprese e attrarre gli investimenti esteri. O almeno ne riconosce l'importanza. Ci si augura che a questo si aggiunga un'azione concreta verso la riduzione del costo aziendale del personale senza tagli agli stipendi.

Pur nella consapevolezza che ancora bisogna completare l’aggiustamento del sistema bancario; semplificare la pubblica amministrazione e accelerare la giustizia amministrativa; tagliare tasse su imprese e lavoro (e possibilmente finanziarle con tagli di spesa); regolarizzare superstipendi  e indennità dei politici; rendere il sistema educativo efficiente e il sistema di ricerca integrato nel sistema globale; nonostante la lentezza del sistema Italia, ricominciamo proprio da qui.

Queste misure richiedono tempo. Ma avere un programma credibile già di per sé può migliorare la fiducia delle imprese. E farle investire subito (Pier Carlo Padoan, capoeconomista e vicedirettore generale dell’Ocse).