Fotovoltaico a film sottile, la crisi del settore a Intersolar Europe

Versione stampabileInvia a un amico
di Francesca Fiore

Il fotovoltaico europeo è crisi, in particolare per quanto riguarda la tecnologia  dei moduli a film sottile (CIGS). Dopo una serie di fallimenti tedeschi e americani, dovuti al sottocosto generato dalla produzione cinese, i dati di Intersolar Europe 2012 parlano chiaro, con un calo del 16,5% delle presenze rispetto al 2011. Intersolar Europe, la più grande fiera dedicata all’industria dell’energia solare, quest’anno ha visto oltre 300 aziende ritirarsi dall’evento: delle 64 aziende produttrici di celle a film sottile presentatesi nel 2001, quest’anno ne sono rimaste appena 38, con un calo di presenze del 40%.

Il motivo principale della crisi sarebbe la concorrenza cinese, la cui produzione è passata, nel mercato internazionale, dallo zero al 50%, mentre in Germania la produzione è crollata passando da una quota di mercato del 20% ad appena il 6% in pochissimo tempo. Tutto ciò sarebbe conseguenza del taglio degli incentivi in molti paesi europei, in concomitanza con il dumping cinese. I paesi europei hanno infatti offerto incentivi per l’energia prodotta da pannelli di qualsiasi provenienza, mentre la Cina ha elargito sussidi per l’esportazione, creando un mercato sottocosto. Consolidata la sua posizione, il flusso di denaro fra Europa e Cina ha permesso alle aziende di rafforzarsi e monopolizzare il mercato. La situazione era proficua per i produttori di macchinari, che sono riusciti ad esportare in Cina quasi il 90% della produzione. Mentre la Cina costruiva gli impianti, gli ingegneri di tutto il mondo confluivano nelle sue aziende, attratti dagli stipendi che queste possono sostenere. Così, in dieci anni, gli europei si sono trovati prima a rincorrere i prezzi cinesi e l’intero settore si è ritrovato in una evidente e conclamata crisi.

Malgrado ci siano aziende ancora in attivo, alcune di queste hanno comunque boicottato Intersolar, come la First Solar, che ha rallentato la sua produzione di film sottile, concentrandosi su altre tecnologie e dichiarando di voler espandere il suo mercato in India e Africa. Mentre era presente la Cina, con la sua prima produzione di moduli a tellururo di cadmio, molto meno costosi dell’arseniuro di gallio o del silicio amorfo, la Advanced Solar Power di da Wu Xuanzhi, che nel 2008 ha fondato l’azienda, dopo aver trascorso 20 anni negli Stati Uniti e in particolare al National Renewable Energy Laboratory (NREL). Ma la produzione di moduli a tellururo di cadmio potrebbe aumentare: è pronta infatti la Apollo Solar, che sta costruendo impianti nella provincia dello Sichuan.

Intanto in Europa e Stati Uniti, insolvenze e fallimenti delle varie aziende stanno causando un effetto a catena su tutto il settore. La soluzione americana in questo momento sembra essere l’imposizione di limiti all’export cinese, mentre l’Europa si prepara a decidere sul caso di dumping aperto da Eu ProSun. Qualsiasi sia la decisione della Commissione europea, molti rigettano l’idea di misure protezionistiche, compresa la Germania, che fin ora ha ricavato molto dall’importazione in Cina dei macchinari. Oltre a questioni di mancate regolamentazione del mercato internazionale, la questione cruciale sta nel finanziare o meno la propria ricerca e la propria tecnologia. Finché alle aziende del settore converrà l’esportazione di competenze e macchinari nelle società asiatiche, il mercato del fotovoltaico europeo non potrà emergere dall’attuale stato di crisi.