Scontro a Roma Tiburtina tra comitati di quartiere e multinazionale Basf per inceneritore di catalizzatori

Versione stampabileInvia a un amico
 di Ignazio Cusimano

Scontro tra comitati di quartiere e la multinazionale Basf per la presenza dell'inceneritore catalizzatori a Roma zona Tiburtina.

Sin dal 1956 è presente uno stabilimento di produzione catalizzatori a Roma-est, zona industriale. Dal 2006 lo stabilimento è di proprietà della Basf che lo ha acquisito per la propria divisione catalizzatori. I catalizzatori, utilissimi al fine di ridurre l'emissione di gas dannosi dalle autovetture, oltre ad essere fondamentali per determinare migliorie energetiche, al termine della loro attività - esausti - necessitano di ricliclo: in via Salone la Basf attua questo riciclo di catalizzatori e di recupero metalli attraverso un inceneritore. L'attività di questo inceneritore 24 ore su 24 permette di bruciare 4 tonnellate di catalizzatori al giorno. 

Il problema nasce dagli odori che esala l'inceneritore, i quali causano le proteste, ormai da tempo, degli abitanti della zona: la qualità dell'aria è l'oggetto della contesa tra la Basf e i comitati di quartiere proliferati proprio per opporsi al problema, è stato infatti attivato uno “Studio di monitoraggio dei cittadini sulla qualità dell’aria”. Questo studio ha permesso ai comitati di presentare un documento alle autorità: l'89% degli intervistati - in una zona circostante l'inceneritore di 400m - ha riferito di risentire del cattivo odore; il limite massimo di inquinanti al suolo è di 9-10 volte superiore nella zona.

Pronta la risposta della multinazionale Basf - rilasciata agli intervistatori di greenbiz.it - che, specie in seguito alla richiesta di delocalizzazione dell'inceneritore da parte dei comitati, afferma: "lo studio di monitoraggio non è uno studio scientifico ed è composto per la maggior parte da congetture prive di alcun elemento probatorio e scientifico in quanto i modelli di indagine devono essere concordati, utilizzati ed interpretati da esperti riconosciuti. Molte delle sue congetture sono in netto contrasto con quanto emerge dai monitoraggi ambientali effettuati dalla BASF e consegnati alle istituzioni competenti".

La questione resta aperta: la Basf, oltre ad avere la certezza di tenere conto dell'impatto ambientale dello stabilimento e della salute dei lavoratori, come più volte verificato dalle autorità - con controlli spesso a sorpresa -, ha ottenuto i permessi per altri 6 anni da parte della Provincia di Roma. I cittadini riuniti in comitati promettono ulteriori battaglie in merito.