Rapporto Speciale del World Energy Outlook 2013: il settore energetico è fondamentale nella lotta al cambiamento climatico

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world energy outlook 2013
di Felice Lucia

Il mondo si sta allontanando dall’obiettivo concordato dai governi di limitare l’aumento della temperatura media globale nel lungo termine entro i 2 gradi Celsius (°C). Le emissioni mondiali di gas ad effetto serra sono in rapida crescita e, a maggio 2013, i livelli di concentrazione del diossido di carbonio (CO2) in atmosfera hanno superato la soglia delle 400 parti per milione per la prima volta da diverse centinaia di millenni. Secondo la maggior parte degli studi scientifici in materia, il cambiamento climatico è già in corso e dovremmo aspettarci il verificarsi di eventi climatici estremi (come tempeste, inondazioni e ondate di calore) con maggiore frequenza ed intensità, così come l’aumento delle temperature su scala globale e l’innalzamento del livello dei mari. Considerando le politiche già implementate, o quelle attualmente perseguite, risulta più probabile che l’aumento della temperatura media mondiale nel lungo termine sia compreso tra i 3,6 °C e i 5,3 °C (rispetto ai livelli pre‐industriali) con gran parte di questo incremento concentrato nel secolo in corso. Anche se l’azione intrapresa a livello globale non è ancora sufficiente a contenere l’aumento della temperatura entro i 2° C, questo obiettivo rimane tuttora tecnicamente raggiungibile pur essendo estremamente difficile. Per tenere aperta la porta dei 2° C, è necessario intraprendere un’azione forte prima del 2020, data entro la quale entrerà in vigore un nuovo accordo internazionale sul clima. L’energia si pone al centro di questa sfida: il settore energetico conta per circa i due terzi delle emissioni di gas ad effetto serra, poiché oltre l’80% del consumo mondiale di energia viene soddisfatto da fonti fossili.
Nonostante i risultati positivi conseguiti in alcuni paesi, nel 2012 il livello mondiale delle emissioni di CO2 legate all’energia è aumentato dell’1,4% raggiungendo il record storico di 31,6 gigatonnellate (Gt). I paesi non‐OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) contano oggi per il 60% delle emissioni globali, in aumento rispetto al 45% del 2000. Nel 2012, è stata la Cina a fornire il maggior contributo all’incremento delle emissioni mondiali di CO2; tuttavia, la crescita delle emissioni cinesi è stata una delle più basse registrate nell’ultimo decennio, principalmente grazie alla diffusione delle energie rinnovabili e ad un significativo miglioramento dell’intensità energetica della sua economia. Negli Stati Uniti, l’aumento dell’utilizzo del gas naturale nella generazione elettrica a discapito del carbone ha contribuito a ridurre le emissioni di 200 milioni di tonnellate (Mt), riportandole al livello registrato a metà degli anni novanta. Tuttavia, questi incoraggianti trend che hanno interessato Cina e Stati Uniti potrebbero invertirsi. In Europa, nonostante il maggior consumo di carbone, le emissioni sono diminuite di 50 Mt come conseguenza della recessione economica, della crescita delle rinnovabili e dei limiti al livello di emissioni imposti ai settori industriale ed elettrico. In Giappone, le emissioni sono aumentate di 70 Mt, in quanto gli sforzi profusi per migliorare l’efficienza energetica non hanno pienamente controbilanciato l’incremento dell’uso di fonti fossili necessario per compensare il minor ricorso al nucleare. Anche tenendo conto delle politiche attualmente perseguite, all’orizzonte 2020 le emissioni mondiali di gas ad effetto serra legate all’energia sono attese superare di 4 Gt di CO2 equivalente (CO2–eq) la soglia coerente con l’obiettivo dei 2°C, il che evidenzia la portata della sfida che dovrà essere affrontata entro la fine del decennio in corso.