Usa contro dumping cinese

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di Andrea Marchetti

Un gruppo di aziende americane del fotovoltaico ha chiesto aiuto al proprio Governo così da far fronte alla minaccia proveniente dalle aziende cinesi che, forti dei contributi elargiti dal proprio Paese, vendono all’estero i pannelli fotovoltaici con un prezzo assai minore rispetto a quello praticato in Cina: una pratica di commercio sleale meglio conosciuta con il temine di "dumping".
Le aziende, sotto la guida della SolarWorld Industries America Inc., filiale statunitense del gruppo SolarWorld, hanno fatto istanza alle autorità governative americane per chiedere misure di contrasto all'invasione del fotovoltaico a basso costo cinese. L'istanza è suddivisa in quattro parti, ed è stata presentata al Dipartimento del Commercio e alla International Trade Commission degli Stati Uniti con l’obiettivo, come dichiarato da SolarWorld, “di tutelare i posti di lavoro statunitensi". Nell’industria fotovoltaica si calcola che la manodopera incida solo per il 10% sui costi totali di produzione, un costo compensato, tuttavia, dal trasporto, ad esempio ddalla Cina ai mercati esteri. Tuttavia le sovvenzioni dello Stato cinese alle aziende produttrici di fotovoltaico sono tali che queste ultime possono permettersi, all’estero, di praticare prezzi più bassi della concorrenza.
Rispolverate politiche protezioniste, con l’introduzione di dazi all’ingresso per il fotovoltaico estero andrebbe contro i principi dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e, inoltre, sarebbe poco diplomatico. Il Governo degli Stati Uniti potrebbe adottare, dunque, una soluzione simile a quella italiana: un bonus sulle tariffe incentivanti per i proprietari di quegli impianti che abbiano usato pannelli fotovoltaici prodotti in U.S.A.
In Italia, infatti, con il Quarto Conto Energia si prevede un aumento delle tariffe incentivanti del 10% per chi utilizza pannelli fotovoltaici “Made in Ue” anche se le aziende e le associazioni del settore, con un mondo globalizzato come quello attuale, chiedono la definizione di criteri più chiari per stabilire fino a che punto un pannello possa definirsi come fatto in un Paese membro dell’Ue. In ogni caso la provenienza del pannello, per poter usufruire del bonus aggiuntivo, deve essere attesta da un organismo indipendente di certificazione.