Rinnovabili: l’Europa non attrae più investimenti

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Secondo un articolo del New York Times a causa del taglio dei sussidi molte aziende spostano i loro investimenti nei Paesi in via di sviluppo

di Francesca Fiore

L’Europa non attrae più investimenti in fonti rinnovabili, almeno secondo il New York Times, che riprende le analisi fatte da Bloomberg News. A livello annuo si registra un calo del 20% degli investimenti, cosa che fa registrare la prima regressione decennale per il settore, ed un dato negativo del 29% già dal primo trimestre del 2012. I motivi sarebbero la crisi dei debiti sovrani, con il conseguente taglio degli incentivi che sta avvenendo un po’ in tutta la comunità. Malgrado gli obiettivi 20-20-20 stabiliti dall’Unione Europea, le aziende stanno spostando all’estero le loro risorse, in particolare nei Paesi in via di sviluppo.

Il New York Times prende ad esempio l’italiana Enel Green Power, secondo produttore di energia in Europa che, dopo aver investito oltre due milioni e mezzo di euro in Europa nel 2010, ha annunciato di voler spostare i suoi investimenti sui Paesi in via di sviluppo. Paesi come Brasile e Sud Africa, diversamente da quelli europei, hanno mantenuto o rinnovato incentivi e sussidi, forti della domanda di energia in continua crescita e degli indirizzi “green” dei loro governi.

Prima della crisi, l’Europa si era impegnata con i trattati 20-20-20 e la creazione del primo mercato delle emissioni nocive, il cap-and-trade. Ma dopo il 2008 causa del debito i sussidi all’energia rinnovabili sono stati i primi ad essere tagliati: a partire da Grecia e Spagna, i cui debiti preoccupano non poco l’Ue, passando per paesi più stabili come Germania e Inghilterra. Anche l’Italia ha ridotto i sussidi, limitando le nuove sovvenzioni a 500 milioni di euro per il 2013. Secondo le analisi degli esperti, solo i Paesi Scandinavi sono tuttora in corsa per raggiungere gli obiettivi 20-20-20: in molti altri, come Gran Bretagna e Repubblica Ceca, è improbabili che le quote fissate siano raggiunte.

Il mercato delle rinnovabili deve affrontare la ripresa, seppur timida, che riguarda il mercato delle fonti fossili, i cui prezzi sono scesi durante la crisi finanziaria. Inoltre, la concorrenza di Cina e Paesi asiatici in genere, hanno messo a dura prova le aziende europee come Vestas, che è sull’orlo di licenziare 6700 persone. L’unica fetta del settore che resiste riguarda l’eolico in mare, con i progetti di aziende come Dong Energy e E.On, a largo delle coste di Gran Bretagna e Germania.
“L’andamento degli investimenti -ha spiegato Ben Warren, capo del settore Finanza energetica e ambientale, presso la Ernst & Young di Londra- riflette la mutevolezza delle decisioni dei governi. Se il settore vuole diventare stabile, deve imparare a ad affrontare un nuovo paradigma e non contare più sugli aiuti statali”.