Rapporto GreenItaly 2012: l'impatto della green economy sull'economia italiana

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di Fabio Pezzuto

Il 5 novembre scorso è stato presentato a Roma il rapporto "GreenItaly 2012", realizzato da Unioncamere e Symbola con il patrocinio dei Ministeri dello Sviluppo Economico e dell'Ambiente. Lo studio offre una panoramica sulla situazione della green economy nel nostro Paese, individuandone punti di forza e prospettive di crescita future.

Il punto di partenza dell'analisi è ancora una volta l'attuale crisi macroeconomica, che tuttavia può assumere una valenza positiva se si pensa ad essa come ad un'opportunità per rendere il nostro sistema produttivo più sostenibile, efficiente e competitivo. Dal rapporto emerge che il nostro Paese, seppur con qualche esitazione iniziale, sta compiendo notevoli passi avanti, non solo nei classici settori "verdi" (rinnovabili, efficienza energetica, ciclo dei rifiuti, ecc.), ma anche nella riconversione di comparti più tradizionali (ceramica, arredamento, concia, carta, agricoltura), grazie alle nuove possibilità offerte dalla green economy.

Infatti, più che come un settore, la green economy va pensata come un nuovo modello di sviluppo economico, che investe tutte le attività produttive e le informa ai valori dell'innovazione, della qualità e della sostenibilità ambientale. I numeri parlano chiaro: quasi un quarto (23,6%) delle imprese industriali e dei servizi ha investito nell'ultimo triennio in tecnologie e prodotti sostenibili, di queste il 37,9% ha introdotto nel 2011 innovazioni di servizio o di prodotto (contro il 18,3% delle altre) e il 37,4% è presente nei mercati esteri (contro il 22,2%). Tutto ciò a testimonianza della correlazione tra economia verde e ricerca, tra valori etici e competitività.

Ma i risultati positivi si estendono anche all'occupazione: il 38,2% delle assunzioni complessive programmate per il 2012 dalle imprese italiane manufatturiere e dei servizi proviene da quelle imprese che hanno investito in tecnologie sostenibili. Di queste ultime, il 20% prevede di assumere il prossimo anno, contro il 12,6% delle imprese non investitrici.

Il rapporto evidenzia inoltre un processo di eco-convergenza a livello territoriale e settoriale. In altri termini, la diffusione del modello di green economy sta interessando progressivamente il territorio e l'economia italiani nel loro insieme, non limitandosi a sporadiche eccezioni. Così, a livello territoriale, tra le prime dieci regioni per numero di imprese verdi si trovano ben sei regioni del Mezzogiorno, e Napoli risulta essere, dopo Milano e Roma, la provincia con la più alta incidenza delle stesse.

Per quanto riguarda invece il livello settoriale, il rapporto mette in rilievo la progressiva diffusione di investimenti verdi in un numero sempre maggiore di segmenti dell'economia nazionale. Se, beninteso, la maggior parte degli investimenti si è concentrata nel settore manufatturiero, e in questo nei comparti direttamente connessi all'utilizzo di energia (prodotti petroliferi, gomma, plastica, elettronica, prodotti chimico-farmaceutici ecc.), tradizionalmente occupati da aziende di grandi dimensioni, si rileva uno sforzo continuo da parte delle PMI di adeguare la propria attività al modello di green economy, spesso in un contesto di filiera integrata e di network produttivo. In questo senso, il contratto di rete rappresenta uno degli strumenti più utilizzati dalle PMI per superare gli ostacoli dettati dalle loro piccole dimensioni (un quinto dei contratti di rete stipulati quest'anno riguarda imprese verdi).