Prospettive e trend delle rinnovabili nel mondo

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di Carlo Sala

Mentre l’iperattivismo dell’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni al tradizione summit annuale di Davos dimostra che l’Africa è sempre più nevralgica sul fronte dell’energia – oltre q importanti top manager di società energetiche europee e al sottosegretario di Stato per Economia d Energia degli Usa, Scaroni ha avuto incontri con i presidenti di Nigeria e Sudafrica, il primo ministro del Kenya, il vicepremier e ministro della difesa di Israele, il ministro dell'energia del Myanmar – l’Europa rallenta il passo sul fronte delle energie rinnovabili. Che invece sono al centro dell’attenzione nel resto del mondo. La stessa Germania, per un progetto relativo alla produzione di 1000 megawatt da fonti rinnovabili, già dal 2011 ha stretto un accordo con l’Algeria, con la quale già l’anno precedente si era accordata per un progetto energetico nella regione algerina di Mena. Come a conferma di questo trend, uno studio di Ihs, indica in Africa, America Latina, Asia e Medio Oriente (ma anche Europa Orientale) le aree più promettenti per il fotovoltaico, prevedendo che in Cile, Thailandia, Sudafrica, Romania e Brasile nel 2017 ci saranno ben 12 gigawatt di nuova capacità installata, contro gli 1,6 del 2012. Sempre secondo IHS, Africa, Medio Oriente e India, che finora hanno avuto una crescita limitata nelle rinnovabili per via delle ingenti sovvenzioni statali garantite all’energia elettrica dai combustibili fossili, dovrebbero a loro volta mutare i propri orientamenti per via di un crescente fabbisogno energetico.
Ecco un quadro della situazione.

ESTONIA
In Estonia le energie rinnovabili sono arrivate a coprire il 14,9% della domanda totale nel 2012, 2 punti percentuali in più rispetto all’anno precedente e soprattutto più dell’obiettivo dell’11,3% che il Paese si era prefissato per il 2013. Il risultato è frutto soprattutto dell’incremento della produzione di elettricità da biomasse – al +15% su base annua di elettricità da biomasse fa però da contraltare la riduzione dell’utilizzo delle stesse biomasse che il governo di Tallin ha decretato lo scorso settembre, nell’ambito di una strategia volta a ridurre i costi in bolletta degli incentivi all’utilizzo di fonti rinnovabili – e dell’eolico (+23%)
Mentre si discute ancora di una riduzione – tra il 15% e il 20& - dei sussidi alle rinnovabili, l’Estonia ha ultimato l’apertura del proprio mercato dell’elettricità dalla quale si attendono risparmi per il consumatore pari a 300 milioni di euro da qui al 2020.

LITUANIA
Argomentando che l’espansione del settore, soprattutto nello sfruttamento dell’energia solare, stava assumendo ritmi e dimensioni insostenibili, il governo di Vilnius intende adottare una drastica riduzione dei permessi per impianti che ricavino energia da fonti rinnovabili. Già tra il 2011 e il 2012, il ministero dell’Energia ha rilasciato solo 5.300 permessi, respingendo altre 10mila domande, perlopiù per impianti di sfruttamento dell’energia solare fino a 30 kilowatt. Se passeranno le quote fissate dal governo per il Paese – 500 megawatt da pale eoliche, 10 da impianti solari, 141 da impianti idroelettrici, 350 da biomasse – le compagnie impegnate nelle rinnovabili – come hanno comunicato 11 di loro, attraverso la propria associazione – andrebbero incontro a perdite per 193 milioni di euro su investimenti già effettuati.

POLONIA

Gli investimenti nelle rinnovabili continuano a restare bloccate dalle discussioni e dai ritardi nell’adozione di una nuova legge che disciplini il settore. Atteso per quest’anno, il provvedimento normativo sembra essere slittato di almeno un paio d’anni e di conseguenza restano fermi gli investimenti stranieri. Quello per 806 milioni di dollari della finlandese Fortum, per nuovi impianti di produzione nel sud e sud-ovest del Paese, come quello di 1,8 miliardi di euro della francese Edf per l’impianto di Rybnik.
Mentre anche le compagnie Tauron e Pge – quest’ultima controllata dallo Stato – mostrano impazienza per i ritardi in cui si dibatte la legge, e mentre crescono le pressioni per un miglior utilizzo dei fondi messi a disposizione dalla Ue, il regime di sussidi in vigore incentiva il ricorso alle biomasse e alla combustione di legna (e carbone), che mentre riducono il patrimonio boschivo nazionale alimentano la dipendenza energetica polacca dall’estero. Invocando un’azione unitaria di governo e Parlamento, lo stesso ministro dell’Economia Janusz Piechocinski ha dovuto ammettere che il Paese deve scegliere anche su quale energia rinnovabile puntare.

AZERBAIJAN
Il ministero dell’Industria e dell’Energia ha annunciato che investirà 8,9 miliardi di dollari per aumentare fino alla quota del 20% la produzione di energia da fonti rinnovabili entro il 2020. A detta dello stesso ministro, Ramiz Rezaev, già per il 2015 sarà adottata una legislazione che favorisca il settore sul fronte finanziario e delle tariffe.

CENTRO E SUD AMERICA
La rivista americana NPD Solarbuzz prevede che questi Messico, Cile e Brasile registreranno un incremento annuo del 45% nella domanda del fotovoltaico, da qui al 2017, e assumeranno la leadership del settore in America Latina (anche grazie alla diffusione del net-metering e delle linee del Renewable Portfolio Standards). La parte del leone sarà svolta da sistemi fotovoltaici montati a terra, che per il 2017 soddisferanno il 60% della domanda, ma nel riferire questo dato la stessa rivista Usa avverte che gli ostacoli non mancano: dalla rete di distribuzione dell’energia ricavata dal sole ai sussidi messicani, fino al prezzo competitivo del gas peruviano.
Una posizione geografica invidiabile, da questo punto di vista, consente comunque al Messico di produrre mediamente 5 kilowatt ora per metro quadro in ogni angolo del suo territorio, tanto che secondo stime del 2009 lo 0,06% della sua superficie basterebbe a ricavare dal sole tutta l’energia necessaria per soddisfare il fabbisogno elettrico dell’intero Paese. La vicinanza agli Usa, una crescita economica del 3,8% nel 2012 attesa replicarsi anche nell’anno corrente – a dispetto della crisi – lasciano intravedere grandi opportunità che il governo deve ancora precisamente valutare (nel 2011, il Messico ricavava dal sole soltanto l’1% dell’energia utilizzata) e che hanno dato origine all’iniziativa El Futuro Solar che si terrà a Città del Messico il 28 febbraio.
Attualmente dotato di impianti fotovoltaici per 2,4 megawatt di potenza e in procinto di dotarsi di installazioni per altri 2,5 megawatt e sta valutando ulteriori interventi nel settore, tanto da indurre First Solar ad acquisire Solar Chile.
Il Nicaragua punta a soddisfare il 94% del proprio fabbisogno energetico grazie a fonti rinnovabili, entro il 2017. Di fondamentale importanza in quest’ottica è l’impianto idroelettrico di Tumarin, il cui completamento è previsto per il 2016. I 253 megawatt che dovrebbe fornire – dopo un investimento di 1,1 miliardi di dollari – dovrebbero soddisfare il 50% del fabbisogno elettrico nazionale. A completare lo sforzo per fare di quello che un tempo era uno dei Paesi al mondo più legati al petrolio in uno dei più ecologici nel 2014 a San Jacinto-Tizate dovrebbe entrare in funzione un impianto geotermico da 72 megawatt. Gli impianti eolici Amayo I e II sono invece già attivi e producono 63 megawatt.

INDIA
L’impianto idroelettrico da 100 megawatt in costruzione nell’Himachal Pradesh, nella regione settentrionale dell’India, ha attirato l’attenzione d Abu Dhabi National Energy, quotata nella Borsa degli Emirati arabi (e meglio nota come Taqa). Alimentato dal fiume Sorang Khad, l’impianto dovrebbe entrare in funzione quest’anno e soddisfare la domanda, finora largamente disattesa, degli Stati settentrionali sotto la sovranità di New Dehli.

CINA
Secondo il ministero delle Finanze, Pechino nel 2012 ha corrisposto sussidi alle rinnovabili per 1,4 miliardi di dollari, andati perlopiù all’eolico, seguito dalle biomasse e – a distanza – dal solare. Lo stesso ministero rende noto che sono in fase di valutazione, per essere ammessi ai sussidi, altri 496 progetti legati alle energie rinnovabili in 19 Regioni del Paese (di nuovo, a stragrande maggioranza si tratta di progetti legati all’eolico, 62 sono invece quelli legati al sole). Per l’area di Shanghai sono state presentate richieste di sussidi al ministero delle Finanze per 6 progetti eolici e uno solare.

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