L'Italia apre a moduli e inverter svizzeri

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di Fabio Pezzuto 

Dal 1º dicembre scorso le maggiorazioni alle tariffe incentivanti riservate agli impianti fotovoltaici che utilizzano moduli e inverter prodotti negli Stati membri dell'UE sono estese agli impianti che utilizzano gli stessi componenti provenienti dalla Svizzera.

L'art. 5, comma 2, del DM 5 luglio 2012 (Quinto conto energia) prevede infatti un regime di sovvenzione speciale per gli impianti con componenti principali realizzati unicamente all'interno di un Paese che risulti membro dell'UE/SEE. 

L'Italia è stato il primo Stato membro ad introdurre il meccanismo dei requisiti di valenza territoriale. In base all'art. 14, comma 1, lettera d), del DM 5 maggio 2011 (Quarto conto energia), la componente incentivante della tariffa è incrementata del 10% per gli impianti il cui costo di investimento, per quanto riguarda i componenti diversi dal lavoro, sia per non meno del 60% riconducibile ad una produzione realizzata all'interno dell'UE.

Tuttavia, la formulazione non sufficientemente precisa di questa norma ha causato polemiche e contraddizioni. Come evidenziato dall'IFI (Industrie Fotovoltaiche Italiane), i suoi effetti benefici sono stati infatti vanificati dalla disposizione particolare che riconosceva il premio anche ai prodotti di provenienza extracomunitaria ma con componenti UE. 

Per non incorrere nuovamente in questo tipo di problemi, nel Quinto conto energia il legislatore ha adottato criteri più precisi e stringenti, che prescindono dalla relazione con il costo di investimento facendo esclusivamente riferimento al luogo in cui vengono effettuati i diversi processi di lavorazione (art. 2, comma 1, lettera v)).

Così, come già accennato, dal 1º dicembre 2012 i moduli e gli inverter prodotti in Svizzera saranno da considerarsi equivalenti a quelli prodotti nell'UE ai fini dell'art. 5, comma 2, del Quinto conto energia.

La parificazione è il risultato dello sforzo congiunto di Confederazione e Cantoni. In particolare, il Dipartimento federale dell'economia, su sollecitazione del Consiglio di Stato, ha denunciato alle autorità italiane il carattere discriminatorio di siffatta pratica alla luce dell'Accordo di libero scambio per prodotti industriali, concluso nel 1972 tra la Svizzera e l'UE.

Anche la Swissolar (Associazione svizzera dei professionisti dell'energia solare) ha lamentato la penalizzazione subita dai fabbricanti svizzeri che, non potendo contare su una vasta domanda interna e non potendo competere in uno dei mercati solari più importanti a livello globale, si sono trovate esposte al rischio di fallimento. È questo il caso, ad esempio, della Pramac di Riazzino, impresa attualmente in liquidazione.

A spianare la strada ai moduli e agli inverter svizzeri è stato però l'incontro, avvenuto il 30 novembre scorso, tra il Consigliere federale Schneider-Amman e il Ministro dello sviluppo economico Corrado Passera.