Cip 6/92: riaperta la finestra c'è tempo fino al 30 giugno

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A vent'anni dalla sua introduzione, vent'anni di polemiche, il sistema degli incentivi Cip 6/92 alle rinnovabili "assimilate" non è ancora uscito di scena. Il decreto del Ministero dello Sviluppo economico del 9 gennaio scorso proroga il termine ultimo per aderire all'"uscita volontaria" dalle convenzioni Cip 6 portandolo al 30 giugno 2012.

Questo decreto, a sua volta, non fa altro che posticipare la precedente scadenza prevista dal decreto Scajola del 2 dicembre 2009 con il quale si offriva la possibilità ai titolari di impianti incentivati con il Cip 6 di sciogliere le convenzioni in essere con lo svantaggio di perdere una piccola percentuale dell'incentivo totale e il vantaggio di avere il conguaglio immediato in due tranche ravvicinate.

E' utile precisare, però, che non tutti gli impianti Cip 6 rientravano in questa procedura ma solo quelli che trattano idrocarburi, scarti e derivati di processo di raffineria e recuperi di energia.

Scajola, in pratica, voleva chiudere la partita Cip 6 con le raffinerie lasciando aperta quella con gli inceneritori, che non rientrano in questo decreto.

All'epoca aderirono all'offerta con la propria manifestazione di interesse 30 impianti per una potenza complessiva di circa 2.000 MWp, adesso potrebbe aderire qualcun altro.

Interessante vedere quanto incide il Cip 6 sulla bolletta elettrica degli italiani. Gli ultimi dati dell'Autorità per l'Energia e il Gas, riferiti al 2011, parlano di circa 1,3 miliardi di euro per tutte le "assimilate". Non è dato sapere quanto incidano gli impianti oggetto della transazione per chiudere la convenzione.