Al via una nuova rivoluzione energetica: la Bolivia punta tutto sul litio

Versione stampabileInvia a un amico
di Miriam Carraretto

La prossima rivoluzione energetica potrebbe partire dall'America latina, e più precisamente dalla Bolivia. Il governo di Evo Morales, primo presidente indigeno della storia, investirà 40 milioni di dollari per l’installazione di un impianto pilota per la produzione di batterie al litio.

Ora che è chiaro che un mondo a petrolio non è più sostenibile, sia per i giacimenti in via di esaurimento (si parla del 2060 come deadline) che per il prezzo, sempre più proibitivo, La Paz sceglie la strada di uno sviluppo che sfrutterà un elemento – il litio, appunto – dalle caratteristiche interessanti. Prime fra tutte: costa poco, ce n'è in abbondanza e ne bastano piccolissime quantità.

Già oggi viene usato per i più comuni apparecchi della vita di tutti i giorni: computer, cellulari, automobili anche (il 5 per cento del prodotto totale). Il suo valore dal 1998 è aumentato del 238 per cento e le riserve, dicono gli esperti, saranno sufficienti per i prossimi mille anni.

L'area del Cono Sud, quella compresa tra Bolivia, Cile e Argentina, dispone della più grande riserva di metallo alcalino al mondo: qui si concentrano più della metà dei 40 milioni di tonnellate di questo metallo morbido presenti sull'intero globo terrestre, tanto da guadagnarsi l'appellativo di “Arabia Saudita del litio”.

La Bolivia presenta il giacimento più grande al mondo, nel Salar de Uyuni, 9 milioni circa di tonnellate, e negli ultimi anni ha investito nel settore già 50 milioni di dollari. Ma è il Cile, principale produttore internazionale assieme all'Australia, ad averlo maggiormente valorizzato grazie all'immensa disponibilità nel Salar de Atacama.

L'impianto pilota sarà costruito a Palca, regione del Salar de Uyuni, sulle ceneri di un vecchio stabilimento di stampo sovietico in disuso dal terremoto del 1986. Qui sorgeranno una fabbrica di batterie e un'altra per la produzione di catodi, alla cui realizzazione parteciperà un consorzio di imprese sudcoreane formato da Kores e Posco.

Il materiale per la struttura è stato acquistato in Cina e arriverà in Bolivia entro la fine di gennaio. La Paz, d'altra parte, deve farsi aiutare perché non è in grado di estrarre litio su larga scala: per questo sta cercando alleanze, oltre che con il governo di Seul, anche con imprese francesi e giapponesi.