PHOCS: produrre idrogeno senza inquinare

Versione stampabileInvia a un amico

E’ l’obiettivo del progetto di ricerca triennale coordinato dal Center for Nano Science and Technology, che coinvolge altre sei istituti di ricerca europei e un grande partner industriale

di Francesca Fiore

Produrre idrogeno senza inquinare. E’ questo l’obiettivo del PHOCS, Photogenerated Hydrogen by Organic Catalytic Systems, progetto triennale coordinato dal Center for Nano Science and Technology (CNST) dell’Istituto italiano di tecnologia di Milano e finanziato dal programma Energia dei progetti FET della Commissione Europea. L’obiettivo, sperimentare nuove tecniche per estrarre l’idrogeno, essenziale nei sistemi di stoccaggio dell’energia CCS, sarà realizzato in collaborazione con altri sei istituti di ricerca europei e un partner industriale del settore energetico.

“L’invenzione di un nuovo metodo per la produzione di idrogeno è importante per la creazione e il mantenimento di un’economia verde basata su fonti di energia rinnovabili- ha speigato Guglielmo Lanzani, direttore del Center for Nano Science and Technology e coordinatore del PHOCS- Il nostro progetto vuole dimostrare che è possibile ottenere idrogeno attraverso un nuovo metodo fotocatalico, efficiente ed ecocompatibile, che non utilizzi fonti di energia fossili, né produca anidride carbonica come sottoprodotto”.

Il piano prevede la messa a punto di un dispositivo foto-elettrochimico, costituito da semiconduttori organici e inorganici, che permetta di separare l’idrogeno dall’acqua, in modo efficiente ed economico e senza produrre scarti inquinanti. La cella foto-elettrochimica, che permetterà la separazione dell’idrogeno dall’acqua, è una combinazione di tecnologia fotovoltaica organica e di semiconduttori inorganici d’avanguardia. Il suo design innovativo sarà il frutto della massimizzazione dell’efficienza dei materiali organici fotosensibili, grazie a materiali polimerici nano strutturati, come il materiale costituito da nanoforeste di ossidi.

Fra le aziende e gli istituti che saranno coinvolti nel progetto troviamo l’Istituto ENI Donegani per l’Italia, insieme alle spagnole Universitat Jaume I De Castellon e Fundacion IMDEA Nanociencia, all’Instituto Superior Tecnico (IST) del Portogallo, all’Ecole Polytechnique Federale de Lausanne in Svizzera e alla tedesca Technische Universität München.